Tra classica e progressive, al crocevia fra sacro e profano: l’eclettica performance di Cecilia Chailly & Gnu Quartet ha inaugurato ieri sera il festival Acque Dotte all’insegna della contaminazione dei linguaggi musicali. La celebre arpista e il rampante quartetto hanno incrociato le armi dando il la a un inedito featuring in chiave crossover che ha scatenato gli applausi entusiasti della platea raccolta nel cortile di Palazzo Trecchi. Prima il set solista di Chailly, con la magia della sua arpa a distillare suggestioni liquide in una sequenza di brani autografi pescati all’interno di una produzione poliedrica; quindi il live dello Gnu Quartet, con gli archi a dialogare con il flauto all’inseguimento di un’idea di musica totale che è al contempo jazz e rock, blues e pop. Infine, Chailly si è unita all’ensemble per combinare la forza evocativa della sua arpa con il sound incendiario degli Gnu: le composizioni dell’arpista acquistano una forza trascinante e si arricchiscono di sfumature cangianti. «Era ora! Basta con quest’arpa solitaria», ha scherzato Chailly, sotto gli sguardi complici dei suoi nuovi compagni di palco, che hanno ricambiato così: «Cecilia ha aperto la strada verso un nuovo modo di intendere la musica classica. E il suo contributo ai nostri brani è semplicemente incredibile!». Poi via, a capofitto, nell’ultima manciata di interpretazioni: fra armonie frastagliate e inafferrabili è spuntata pure una versione del Dies Irae quasi esoterica, con Chailly alla voce, a dimenarsi fra sonagli e corde percosse in veste sciamanica. Lunghi applausi, un bis e di nuovo ovazione. Il prossimo appuntamento con Acque Dotte sarà il 4 luglio (stavolta a Salò) con gli Aksak Project; si tornerà a Cremona il 12 luglio con il concerto per piano solo di Michael Nyman.
Festival ‘Acque Dotte’, debutto crossover a Cremona, ieri sera a Palazzo Trecchi
Pubblico conquistato dalla performance di Cecilia Chailly & Gnu Quartet

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