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GLI ULTIMI GIORNI DEI NOSTRI PADRI di Joël Dicker |Recensione Miriam Ballerini

Questo romanzo è uscito la prima volta nel 2010 quale libro d'esordio di Dicker, diventato famoso per “La verità sul caso Herry Quebert”.

| Scritto da Redazione
GLI ULTIMI GIORNI DEI NOSTRI PADRI di Joël Dicker |Recensione Miriam Ballerini

GLI ULTIMI GIORNI DEI NOSTRI PADRI di Joël Dicker |Recensione Miriam Ballerini

Questo romanzo è uscito la prima volta nel 2010 quale libro d'esordio di Dicker, diventato famoso per  “La verità sul caso Herry Quebert”.

Troviamo fatti storici, quali la creazione del SOE e le vere relazioni tra la Resistenza e l'Inghilterra di Churchill.

Protagonista è Paul-Emile, un giovane che lascia il padre a Parigi, per andare a unirsi alla Resistenza.

Là, alla scuola durissima che lo preparerà per affrontare la guerra e i tedeschi, incontrerà altri giovani come lui, tutti pronti per essere preparati ad azioni di sabotaggio e intelligence tra le linee nemiche.

I personaggi presentati sono tanti, eppure il lettore riesce a non confonderli, a tenerli ben presente, ognuno con la propria particolarità.

Tutti loro sanno che non dovranno avere più contatti con la famiglia d'origine, destinati a vivere nell'ombra per una causa più grande.

Dicker narra delle loro vicissitudini, intessendo abilmente quanto quello che vivono insieme li unisca, li faccia diventare sempre più amici.

Le azioni di guerra li portano l'uno lontano dagli altri, ma quando si rincontrano dalle pagine emerge tutto l'affetto che provano.

Pal è colui al quale manca terribilmente il padre, lasciato a Parigi, ignaro di quanto lui sia andato a fare. Nel tempo escogita uno stratagemma per fargli avere delle cartoline, così che il genitore sappia che lui c'è e sta bene. Il loro legame è descritto in modo così forte, così incisivo che non può fare a meno di pungere anche il cuore di chi legge. “ Strinse la sacca nel modo in cui avrebbe voluto essere stretto dal padre”.

All'interno ci sono scene strazianti, come il suicidio di uno di loro: “Nel fango giaceva Grenouille, circondato dai suoi fiori e schiantato dalla sua stessa vita”. Oppure l'uccisione di Georges, una povera volpe “ Non è giusto uccidere gli animali. Uccidere gli animali è come uccidere i bambini”.

La scrittura dell'autore è onesta, sincera: vengono descritte situazioni dove si nota come la guerra trasformi gli uomini, tanto che anche i buoni a volte diventano           cattivi e viceversa.

Il personaggio che più ho amato è Gros, un bonaccione sensibile e sfortunato che, ubriaco, dichiara: “La amo d'amore”. Lui che riesce anche a innamorarsi delle prostitute, degli animali, dei figli non suoi.

La guerra c'è e la si sente, ma, in realtà, non viene citato nulla di quanto stia accadendo, se non le azioni dei nostri sabotatori che fanno di tutto per fermare Hitler e il suo esercito.

Qui si parla soprattutto di Uomini, proprio con la U maiuscola, così come ne scrive sempre l'autore, rimarcando le loro azioni, i loro sentimenti, i loro destini.

Più volte ho pianto, leggendo.

Vorrei chiudere con questa frase, perché ancora sia da monito ai nostri giorni: “I demoni sarebbero tornati, lo sapevano. Perché gli uomini dimenticano facilmente. Per ricordare avrebbero innalzato monumenti e statue: avrebbero affidato la propria memoria a mille pietre. Le pietre non dimenticano mai, ma nessuno le ascolta. Sì, i demoni sarebbero tornati. Ma, da qualche parte, sarebbero sempre rimasti degli Uomini”.

 

© Miriam Ballerini

fonte: Editoria 2021: i libri per l’inverno consigliati da Oubliette Magazine - OUBLIETTE MAGAZINE

GLI ULTIMI GIORNI DEI NOSTRI PADRI – Lo facciamo perché gli Uomini restino Uomini -

di Joël Dicker

© 2021 Giunti Editore S.p.A./Bompiani

ISBN 978-88-301-0565-2  Pag. 462 € 4,95

 

 

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