Martedì, 22 settembre 2020 - ore 15.59

GOVERNO APRIPISTA IN EUROPA ?AUSTRIA: VERDI AL GOVERNO CON KURZ – DI FRANCESCO BASCONE

L’alleanza fra il popolare Sebastian Kurz (Övp) e il verde Werner Kogler, prevedibile già all’indomani del successo elettorale di entrambi a fine settembre, era considerata da molti con scetticismo

| Scritto da Redazione
GOVERNO APRIPISTA IN EUROPA ?AUSTRIA: VERDI AL GOVERNO CON KURZ – DI FRANCESCO BASCONE

GOVERNO APRIPISTA IN EUROPA ?AUSTRIA: VERDI AL GOVERNO CON KURZ – DI FRANCESCO BASCONE

ROMA\ aise\ - “Mentre il Conte-bis fa acqua e rischia di affondare, a Vienna sta per essere varato il Kurz-bis. Entrambi gli esecutivi rappresentano una svolta a sinistra, dovuta al pentimento del partito di maggioranza relativa dopo un’esperienza di governo negativa con la destra radicale. Ma la nave turchese-verde esce, a differenza della nostra improvvisata scialuppa giallo-rossa, da un cantiere in cui si è lavorato intensamente per tre mesi”. Così scrive Francesco Bascone – già Ambasciatore a Belgrado, Nicosia e Vienna/Osce – in questo approfondimento per l’Istituto Affari Internazionali. Ne riportiamo di seguito la versione integrale.

“L’alleanza fra il popolare Sebastian Kurz (Övp) e il verde Werner Kogler, prevedibile già all’indomani del successo elettorale di entrambi a fine settembre, era considerata da molti con scetticismo, viste le notevoli divaricazioni programmatiche e ricordando il fallimento dell’analogo tentativo fatto nel 2001 da Wolfgang Schüssel e da Alexander van der Bellen (dal 2016 presidente della Repubblica).

Socialisti e Fpö all’opposizione

Quella che ha condotto all’inedita alleanza di governo era però una scelta obbligata. I due perdenti delle elezioni anticipate dello scorso settembre sono in crisi e hanno bisogno di una cura di opposizione. Nei sondaggi, il partito socialista (Spö), che ancora nel 2017 aveva la maggioranza relativa, conta ora meno della metà dei consensi dei popolari; e la leadership di Pamela Rendi-Wagner è sempre più contestata. La destra radicale dell’Fpö è stata duramente colpito dalla débacle di Ibiza – lo scandalo che ha messo a nudo quella che l’allora leadership del partito riteneva la trattativa con oligarchi russi per ottenere sovvenzioni in cambio di favori, nda – ma lo zoccolo duro resiste, e si riconosce più nel falco Herbert Kickl che nella semi-colomba Norbert Höfer, formalmente il nuovo leader dopo il passo indietro dell’ex vicecancelliere Heinz-Christian Strache.

I due rivali hanno deciso di comune accordo l’espulsione di Strache (fino al 13 dicembre solo sospeso), motivandola non tanto con il danno di immagine causato dalle indegne proposte fatte due anni e mezzo fa (prima di andare al governo) alla finta oligarca russa incontrata a Ibiza, quanto con le “spese pazze” sue e della giovane moglie; la quale – goccia che ha fatto traboccare il vaso – non ha rinunciato al seggio in Parlamento ottenuto certo non per meriti personali, ed è passata al gruppo misto.

Strache, malgrado questi scandali e altri che stanno emergendo (fra cui la vendita di un seggio parlamentare, pagato da un oligarca ucraino), ha ancora molti sostenitori e continua a parlare di un come-back: in vista di una candidatura alle regionali di Vienna di quest’anno ha fondato un nuovo partito, la Daö. L’aveva già fatto il suo predecessore, Jörg Haider, con scarso successo; anche per l’ipotetico partito di Strache i sondaggi pronosticano per ora un modesto 4%, poco sopra la soglia di sbarramento. Intanto le indagini in corso sulla trappola in cui era caduto a Ibiza accreditano la tesi della cospirazione criminale piuttosto che politica; e lui sta capitalizzando sul ruolo di vittima, prima di ricattatori (se non di servizi segreti) e poi degli ingrati compagni di partito. La scissione fa scivolare l’Fpö al quarto posto, addirittura dietro i Verdi.

Svolta ambientalista per i popolari

Il negoziato con i Verdi ha richiesto tre mesi, poco più di quello di due anni fa con i nazionalisti di Strache (con i quali però le divergenze sulle policies erano minori). È stato articolato in una commissione centrale, presieduta dai due leader Kurz e Kogler, sei commissioni tematiche e 33 sotto-gruppi di lavoro, a illustrazione dell’importanza che in Austria, come in Germania, viene attribuita all’elaborazione di un programma comune dettagliato, ai fini del buon funzionamento della coalizione. Quella col partito nazionalista era naufragata non per dissensi sull’attuazione del programma ma per un “cigno nero” quale fu lo scandalo di Ibiza, e per la decisione di Kurz di non tollerare più le compromissioni dell’Fpö con nostalgici del nazismo.

Sin dall’inizio era chiaro che il principale do ut des sarebbe stato imperniato – in conformità con gli orientamenti dell’elettorato – su un passo indietro dei Verdi in materia di accoglienza agli immigrati e di nuove imposte per finanziare spese sociali, in cambio di un passo avanti dei popolari in materia di ambientalismo; ma entro i limiti consentiti dall’esigenza di salvaguardare la competitività, quella delle imprese e quella del Paese come destinatario di investimenti diretti. Kurz ha infatti in varie occasioni indicato questa finalità (la sostenibilità economica di politiche di sostenibilità ambientale) al primo posto fra le sue priorità; al secondo posto una politica dell’immigrazione rigorosa (dunque non possiamo illuderci su aperture di Vienna alla distribuzione dei migranti nell’Unione europea), e al terzo la lotta al riscaldamento globale.

Dati questi distinguo, la svolta verde di Kurz sarà moderata, non certo radicale. Ha però finito per accettare un complicato compromesso sulla per lui indigesta carbon tax. Un risultato significativo ottenuto dai Verdi è poi la titolarità di un ministero dell’Ambiente non ridotto a indirizzare deboli raccomandazioni a dicasteri più potenti, bensì con competenza per trasporti, infrastrutture ed energia. A dirigerlo sarà Leonore Gewessler, attivista nella campagna contro il riscaldamento globale e numero due del partito. Ai Verdi vanno anche gli Affari sociali (con la Sanità) e la Giustizia. Kogler sarà vice-cancelliere.

Kurz ha tenuto a mantenere il controllo su Finanze (affidate al suo fidato Gernot Bluemel,) ed Economia (Margarete Schramboeck). Tornano alla Övp anche Interni (Karl Nehammer, segretario generale del partito), Difesa (Klaudia Tanner, che viene da una federazione regionale degli agricoltori) e Esteri (rimane il diplomatico Alexander Schallenberg,), dicasteri che Kurz si era pentito di aver lasciato all’Fpö due anni fa. All’Integrazione (leggi: migranti) ha voluto la 34enne Susanne Raab, già sua collaboratrice e considerata garante della linea rigorista, e agli Affari europei l’euro-deputata ed ex-giudice Karoline Edtstadler, 38 anni; entrambe sono incardinate nella Cancelleria.

L’accordo deve ancora essere approvato, sabato 4 gennaio, dall’Assemblea dei Verdi; il governo – composto per metà da donne – potrà perciò insediarsi davanti al presidente van der Bellen martedì 7 gennaio.

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