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I fanghi ….. un’emergenza? | Maria Grazia Bonfante e Ferruccio Rizzi (Vescovato)

Quando un inceneritore si accende, non si spegne più. Se ci sono meno rifiuti, si mettono i fanghi.Eppure gli inceneritori consumano più energia di quella che producono. Una follia di questi tempi.

| Scritto da Redazione
 I fanghi ….. un’emergenza? | Maria Grazia Bonfante e Ferruccio Rizzi (Vescovato)

 I fanghi ….. un’emergenza? | Maria Grazia Bonfante e Ferruccio Rizzi

Quando un inceneritore si accende, non si spegne più. Se ci sono meno rifiuti, si mettono i fanghi.

Troppo conveniente tenerlo acceso per chi ne ha la proprietà grazie agli incentivi pubblici (pagati dai cittadini) per i quali siamo in infrazione europea, troppo oneroso spegnerlo perché serve aver accantonato i fondi per il suo decommissioning e per la bonifica dei luoghi. Così anche se i rifiuti indifferenziati saranno sempre meno perché i cittadini li differenziano e hanno capito che, per pagare meno, conta che vengano recuperati il più possibile, si prova con i fanghi di depurazione civile.

Eppure gli inceneritori consumano più energia di quella che producono. Una follia di questi tempi.

In un primo momento, lo scorso anno, negli incontri territoriali, Padania Acque aveva fatto presente ai Sindaci che nella nostra provincia non c’era emergenza smaltimento fanghi della depurazione civile,  perché era operativo, da tempo, un contratto con uno smaltitore privato. Successivamente, alla presentazione del bilancio, aveva comunicato un aumento dei costi di smaltimento perché i prezzi erano passati dai 90 euro/ton agli oltre 200 euro/ton, poichè lo smaltimento era divenuto un’emergenza generalizzata. La gestione dei fanghi di depurazione è una delle voci più onerose del servizio idrico integrato,  con conseguente incidenza sulla tariffa dell’acqua a carico del cittadino.

Ora lo smaltimento dei fanghi da depurazione costituisce un problema da risolvere, ma viene da domandarsi perché è un’emergenza, se per trent’anni non lo è stato e i fanghi erano in quantità maggiore? Per trent’anni si è scelto di distribuirli sui terreni senza tener conto che lo stile di vita delle persone e di produzione dei beni avevano modificato anche i componenti dei fanghi che arrivano in fognatura e che i depuratori non avevano gli accorgimenti necessari per fermare tutte le tipologie di inquinanti. I fanghi sono diventati un’emergenza quando si è dovuto prendere atto che non potevano più essere smaltiti nei terreni per motivi sanitari e ambientali. L’emergenza smaltimento fanghi si unisce ad un’altra emergenza, quella della desertificazione dei suoli sempre più poveri di carbonio. La sostanza organica, componente dei fanghi, potrebbe essere un aiuto alla fertilità dei suoli. Inoltre l’Italia non essendo un paese ricco di materie prime, le deve importare. Il fosforo è una delle materie prime che ci servono e in natura ce n’è sempre meno. Il fosforo è contenuto nei fanghi, ma, oggi, non lo recuperiamo.

I problemi non possono essere affrontati quando ormai c’è una situazione di emergenza perché, in questo modo, si finisce per decidere per la soluzione più conveniente economicamente. Ma per chi? Noi suggeriamo di cercare la soluzione dei problemi analizzando i processi partendo dall’inizio e non dalla fine. Ad esempio riguardo al processo di produzione dei fanghi occorre chiedersi  prima di tutto quali componenti entrano in fognatura? Non si tratta solo di deiezioni umane, ma anche di residui contenenti medicinali, di residui di detersivi, scarichi di oli e grassi vegetali e animali, di sostanze non pericolose smaltite da piccole aziende che, singolarmente, rispettano certamente i limiti di legge, ma non c’è una valutazione degli impatti dell’insieme degli elementi inquinanti cumulati nel tempo. Se i componenti fossero tracciati prima di arrivare al depuratore si potrebbe ridurre il costo di smaltimento per gli utenti finali, cittadini e piccole aziende, perché separando le diverse matrici si potrebbero individuare, di conseguenza, le diverse destinazioni. La gestione dei fanghi deve privilegiare, in ottica di economia circolare, il recupero di materia al recupero di energia.

Smaltire i fanghi di depurazione nell’inceneritore di Cremona, come propongono A2A e Padania Acque non risolve il problema, ne crea altri. Per un’alternativa i Comuni dovrebbero affrontare le complessità dei problemi, non delegare la ricerca della soluzione, senza poi averne il controllo e la responsabilità della scelta di fronte ai cittadini. I Comuni della provincia di Cremona e quindi i Sindaci che sono autorità sanitarie locali per qualsiasi decisione dovrebbero partire da due dati oggettivi: la situazione dell’aria e i profili di salute della popolazione. Entrambi non devono peggiorare, ma semmai migliorare.

Ci sentiamo di formulare alcune proposte per una seria riflessione. I fanghi rientrano nella politica territoriale dei rifiuti, tanto più che è in scadenza la revisione del Piano Regionale approvato nel 2014, proposte che rivolgiamo a Padania Acque, gestore del sevizio idrico integrato, che all’interno di WaterAlliance può promuovere, trovando le sinergie, per aumentare la capacità innovativa che genera valore nell’ambito di una gestione della risorsa idrica moderna ed efficiente.

Chiediamo che:

l’assemblea dei sindaci esprima l’indirizzo politico alla società pubblica Padania Acque di ricercare la partnership con ENEA per finanziare un progetto per un sistema sperimentale di trattamento dei fanghi di depurazione civile senza combustione anche con separazione del fosforo,

si introduca come metodo di lavoro la decostruzione del processo per capire le componenti immesse in fognatura e da dove provengono, perché non si può più prescindere dal valutare gli impatti cumulativi degli inquinanti, pur singolarmente a norma di legge, che escono dal processo di depurazione delle acque. Impatti cumulativi che costano in termini economici, di salute e di carico ambientale. Può diventare conveniente, da ogni punto di vista, separare all’origine le matrici per capirne le destinazioni, osservando la gerarchia della Direttiva Europea sui rifiuti che parte dalla prevenzione, riduzione, riuso, riciclo, smaltimento. Per gli utenti (cittadini e piccole aziende) si possono ridurre i costi totali di smaltimento e può ritornare materia organica idonea ad essere smaltita nei terreni.

Maria Grazia Bonfante – Salviamo il paesaggio cremonese, cremasco e casalasco

Ferruccio Rizzi – Attac Italia                                                                                                                      

Vescovato lì, 14 gennaio 2020

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