Venerdì, 05 marzo 2021 - ore 11.17

I nuovi milanesi al gay pride

| Scritto da Redazione
I nuovi milanesi al gay pride

Tanti stranieri hanno sfilato per le vie di Milano durante il gay pride. L'allarme dell'Arcigay: "Spesso sono più discriminati all'interno delle loro comunità che dagli italiani" I nuovi milanesi al gay pride. Da piazza Lima al Castello Sforzesco in cinquecentomila (secondo gli organizzatori) hanno sfilato il 25 giugno scorso per rivendicare in libertà la propria omosessualità. Molti gli stranieri e i nuovi italiani. C’è chi ritiene che il gay pride sia un’ennesima ghettizzazione: “Non è una ghettizzazione in quanto momento di festa” ci dice una ragazza dall’alto dei sui trampoli “però a volte gay e lesbiche tendono a ghettizzarsi, è vero. Odio quest’atteggiamento perché fino a quando non ci si fa vedere, conoscere semplicemente in quanto persone… la gente ha paura di quello che non conosce”.


Naturalmente la maggior parte di chi sfila non crede che il gay pride sia un ghetto. “Il gay pride è la prima occasione per chi sta cercando di diventare se stesso, per avvicinarsi con allegria alla sua verità. Al di là dei significati politici, il gaypride serve ai giovanissimi e anche ai non giovani, per avvicinarsi alla forza di dirsi come si è, in santa pace e con il sorriso”. Ci risponde così Alessando Cecchi Paone, celebre giornalista televisivo, anche lui alla sfilata milanese.


Da quando, nel 2004, si è dichiarato prima bisessuale e poi “allo stato attuale omosessuale” è diventato un faro per chi si sente discriminato per la propria omosessualità. E’ difficile fermarlo alla sfilata, come fosse una rockstar: decine di persone lo tirano da una parte all’altra per farsi immortalare in una fotografia con lui. La sfilata è gioiosa come sempre, i carri un po’ meno glamour del solito.


Due ragazzi brasiliani, che di mestiere fanno i truccatori per una casa di cosmetici, accettano di farsi intervistare.
Secondo voi Milano è una città aperta agli omosessuali? E’ facile essere di origine straniera per un gay in Italia?
“Generalmente no. Oggi, va bene: questa parata dimostrerebbe che non ci sono problemi con gli omosessuali italiani e stranieri, ma durante tutti gli altri giorni non è così. Non ci sono molti ritrovi per omosessuali. E gli stranieri gay, in particolare, non sono ben visti a Milano, che invece dovrebbe essere la città più libera al mondo. E’ la città della moda, ha tutto per essere apertissima e invece non lo è”.


Ci sono città europee più accoglienti di Milano?
“Ho vissuto a Madrid – dice uno di loro – e non c’è paragone. Lì non veniamo assolutamente discriminati”.


Avete votato per le amministrative?
“Non possiamo ancora votare, stiamo aspettando di regolarizzarci”.


Pensate che con la nuova amministrazione di Pisapia qualcosa cambierà anche per voi?
“Non credo, per noi sarà lo stesso” dice uno dei due.
“Io credo invece che Pisapia farà bene e sarà meglio anche per noi, stranieri e omosessuali”, dice l’altro. 


Di parere diverso è un transessuale di origine africana...
“Nonostante Berlusconi, Milano è una città libera, è la capitale della moda, aperta agli stranieri omosessuali, che nel mio ambiente sono tanti. Io lavoro nella moda, tutti i miei capi sono gay e quindi Milano è gay e anche straniera.


Cambierà qualcosa con Pisapia?
“Sicuramente ci sarà più apertura nella quotidianità. Anche in settori diversi dal design e dalla moda, in cui il monopolio è gay”.


Due ragazze, una straniera e una italiana, mi dicono che Milano nel loro vissuto, è una città assolutamente aperta: “Milano è una città apertissima, il pregiudizio non esiste più. Possiamo fare quello che vogliamo e andiamo in giro insieme tranquillle e fiere. I pregiudizi sono ancora pesanti in tutto il mondo ma a Milano si vedono meno”.


Un milanese nigeriano vestito con abiti etnici mi racconta di non aver subito discriminazioni all’ombra della Madonnina: “Vivo tranquillamente in questa città dove sono felice di essere nero e gay”.


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