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Il ‘Don Pasquale’ di Donizetti a Cremona, giovedì e sabato al Teatro Ponchielli

La regia è di Andrea Cigni. Biglietti ancora disponibili

| Scritto da Redazione
Il ‘Don Pasquale’ di Donizetti a Cremona, giovedì e sabato al Teatro Ponchielli

Dopo il successo di critica e di pubblico riscosso in Francia e nella fortunatissima tournée in alcuni dei teatri di OperaLombardia, il Don Pasquale di Gaetano Donizetti, con la frizzante e briosa regia di Andrea Cigni, approda al Teatro Ponchielli di Cremona giovedi 19 novembre, alle ore 20:30 (in replica sabato 21, alle ore 20:30). La direzione d’orchestra è affidata a Christopher Franklin. La biglietteria del teatro è aperta dal lunedi al sabato dalle 10:30 alle 13:30 e dalle 16:30 alle 19:30 (tel. 0372 022001 e 0372 022002). Questi i prezzi dei biglietti: platea/palchi € 55, galleria € 35, loggione € 20 (in vendita dal 19 settembre). I biglietti si possono acquistare anche online su www.vivaticket.it.

Come già per L’elisir d’amore, anche per la composizione di Don Pasquale, l’altro capolavoro comico di Donizetti, l’autore bergamasco necessitò di un tempo di stesura assai breve: nel primo caso, a Donizetti erano occorsi circa quindici giorni; per Don Pasquale gliene bastarono addirittura solo undici. La scelta del soggetto (caratterizzato da alcuni topoi tipici dell’opera buffa di ascendenza settecentesca) pare sia dipesa dalla lettura del tutto casuale di un precedente libretto di Angelo Anelli: incaricato dal Théâtre-Italien di Parigi di comporre un’opera buffa, Donizetti non ebbe esitazioni e decise di musicare la vicenda del vecchio burbero che, per fare un dispetto al giovane nipote, innamorato a suo dire della donna sbagliata, prende moglie e rimane alla fine gabbato. Il libretto definitivo non soddisfò appieno il suo autore, Giovanni Ruffini, che ritirò la firma dal lavoro, non realizzando forse che il testo era assolutamente ben riuscito e che nelle mani di Donizetti sarebbe diventato il capolavoro di teatralità e comicità che tutti conoscono. Certamente il librettista fu infastidito anche dalle continue intromissioni (per altro abituali) del compositore, che volle inserire a tutti i costi almeno un momento dalla forte connotazione lirica e melodrammatica: a differenza degli altri personaggi, tutti in qualche modo riconducibili ai tipi del teatro buffo, il ruolo di Ernesto (ovvero il tenore) è quello maggiormente vicino alla sensibilità romantica e affine a certi personaggi di opere non contrassegnate dal lieto fine. Qui per fortuna le travagliate vicende di Ernesto vengono risolte dalla furbizia di Malatesta e dalla sagacia di Norina, per approdare al proverbiale «E vissero tutti felici e contenti».

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