Giovedì, 14 novembre 2019 - ore 19.49

Il NO di Giancarlo Corada mi delude moltissimo di Stefano Campagnolo (Cremona)

Sono rimasto un po’ deluso, ma non sorpreso dalla presa di posizione di Giancarlo. Con l’immutato affetto e la stima che ho nei suoi confronti, dissento totalmente dalla sua presa di posizione, che ritengo essere frutto di un atteggiamento a suo modo emblematico.

| Scritto da Redazione
Il NO di Giancarlo Corada mi delude moltissimo di Stefano Campagnolo (Cremona)

È l’atteggiamento proprio del ‘professore’, che giudica in modo astratto e che lo accomuna a molti dei Costituzionalisti che si sono espressi in merito, almeno di quelli in buona fede. Sembra non comprendere che questa, che non è certamente la migliore riforma in assoluto, è la migliore possibile nell’hic et nunc di un’Italia tripolare che non vede sedere in parlamento i galantuomini che seppero superare, sulla spinta del disastro che avevano alle spalle, le piccole convenienze di parte e statuire una Costituzione che, per la Prima parte dei principi fondamentali (che, lo ricordo, non viene toccata), è davvero una delle più significative al mondo.

Sono meravigliato invece che la principale argomentazione riguardi la non abolizione del Senato: se fosse stato abolito tout court oggi probabilmente ci sarebbero gli stessi detrattori che ne lamenterebbero la soppressione. La verità è che non si può fingere che il Paese non abbia una struttura federalista ed è quindi essenziale che esista un organo in cui le autonomie locali siano adeguatamente rappresentate, e sorprende che un amministratore di lungo corso come Giancarlo non abbia compreso questa innovazione che, nella comunicazione delle ragioni del Si, rischia di venire oscurata dalla retorica del ‘taglio’ dei costi della politica. La nuova Costituzione non vedrà solo un procedimento legislativo più snello, ma anche un nuovo rapporto fra Stato e Regioni, con il contestuale ritorno alla competenza statale di molte materie. Non vedo poi quale complicato percorso legislativo sia necessario per applicare immediatamente la riforma, a partire dalle indennità dei consiglieri regionali, da subito pressoché dimezzate rispetto ad ora, e al loro ruolo, niente affatto dopolavoristico come si lascia intendere.

Corada sbaglia infine affermando che la vittoria del SI o del NO sia indifferente: il No produrrebbe un rinvio sine die per qualsiasi modificazione costituzionale, un sistema elettorale abnorme, la sopravvivenza di un simulacro delle Province, una gravissima turbolenza politica dall’esito incerto con la caduta del governo che più ha prodotto in innovazione negli ultimi trent’anni.

Viceversa la vittoria del Si sarebbe la dimostrazione che si può riformare anche in una situazione non emergenziale, che il Paese ha la forza di rinnovarsi senza essere costretto a farlo.

Infine, non può non far riflettere, e invito Giancarlo a farlo ancora, la natura delle forze politiche a sostegno del No: populiste e reazionarie in massimo grado, mentre le personalità provenienti dalla sinistra nello stesso schieramento sembrano afflitte da una grave forma di ‘benaltrismo’, una delle ‘malattie infantili’ che ha maggiormente nuociuto nella storia di questa parte politica.

Stefano Campagnolo (Cremona) 

Fonte: FB

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