Mercoledì, 02 dicembre 2020 - ore 23.23

Il punto di Rosario Amico Roxas. Il mondo in fiamme

L’approfondimento di Rosario Amico Roxas parte ovviamente dai fatti di Bruxelles

| Scritto da Redazione
Il punto di Rosario Amico Roxas. Il mondo in fiamme

Ascoltare le ultimissime gesta, attribuite al radicalismo dell’ISIS, dalla parte di chi è umanamente coinvolto, cambia visuale e offre più spazio alla riflessione. I fatti ultimissimi di Bruxelles, nella loro prevedibilità, ci offrono una spaccato nel quale affoga la speranza, sostituita da legittima preoccupazione. Ho mio figlio a Bruxelles, funzionario presso la Commissione Europea, nel momento in cui scrivo rinchiuso, insieme a tutti i colleghi, nei loro uffici, con perentorio ordine di non uscire e rimanere al loro posto in attesa di nuove disposizioni.

Cosa sta accadendo in questo già tanto martoriato pianeta? Viene da dire che nulla è cambiato, si stanno ripetendo fatti e misfatti ai quali non ci siamo ancora abituati. Chi c’è dietro questa fantomatica organizzazione che sta tenendo l’intero pianeta sotto il giogo del terrore? Non vengono colpite le nazioni o i governi, l’obiettivo è la gente comune, quella che va a lavorare e si ritrova a dover prendere un aereo o la metropolitana. La strage è dietro l’angolo con il suo carico di morti e feriti che stimolano la paura che diventa terrore quando si tocca con mano l’impossibilità di neutralizzare gli eventi e impedire il ripetersi degli attentati. La domanda diventa assillante: chi c’è dietro questa fantomatica organizzazione del terrore? Bisognerebbe saper rispondere, individuando a chi giova.

Gli ultimi eventi bellici hanno un minimo comune multiplo: il petrolio. Per mettere insieme un’organizzazione così ben armata, così priva di ogni scrupolo, occorrono fondi senza limiti, con l’attesa di un ritorno sia come denaro che come potere. Cerco nella memoria il conforto dei fatti per non lanciare ipotesi fantasiose, così nella memoria mi torna in mente l’uccisione di Enrico Mattei. Le compagnie petrolifere statunitensi, anche allora, di fatto detenevano un monopolio di fornitura sull’Europa occidentale. Mattei non amava sottostare a limiti imposti e dunque non se ne imponeva egli medesimo, studiò a fondo i comportamenti commerciali delle principali compagnie del settore e decise che in fondo non gli mancava nulla per gettarsi nella competizione sul mercato dell’approvvigionamento. Egli cercò quindi di far entrare l’Agip nel Consorzio per l’Iran, il cartello delle sette principali compagnie petrolifere del tempo. Entrando nel Consorzio per l’Iran, l’Agip avrebbe ottenuto quell’accesso diretto alla materia prima che le mancava, ma la richiesta di Mattei fu respinta. Se le concorrenti si erano riunite in un cartello, che Mattei battezzò sette sorelle, l’Eni poteva ben muoversi da indipendente, cercando nuovi accordi e nuove alleanze commerciali per svincolare l’Italia dal ricatto commerciale straniero. Mattei cercò allora il rapporto diretto con lo Scià di Persia ottenendo una concessione a condizioni particolarmente favorevoli per l’Iran, ma attirandosi in tal modo l’inimicizia del cartello delle sette sorelle. Altre porte trovò pregiudizialmente sbarrate, finché ebbe notizia di essere oggetto di una campagna di discredito ordita a sua insaputa da parte delle sette sorelle e decise di ponderare meglio e più accuratamente la sua azione. Fu tutto inutile: lo Scià di Persia perse il trono del pavone e Mattei perse la vita; allora venne indicata nella mafia siciliana la manovalanza che avrebbe organizzato l’attentato. Successivamente accadde il sequestro dell’on. Aldo Moro, stavolta attribuito alle BR, con una azione degna delle più organizzate missioni paramilitari, e non certo da parte di un gruppetto di brigatisti della domenica.

La guerra in Iraq la volle il Presidente George W. Bush, che riuscì anche a coinvolgere il governo italiano, allora, malauguratamente, in mano a Berlusconi. Vennero a galla le menzogne che furono imbastite, a cominciare con i severi dubbi intorno all’attacco alle due torri: è noto che i “poteri forti” negli Stati Uniti controllano la Casa Bianca e il Pentagono, con la forza del loro potere economico che, insieme, fa più del 50% del PIL americano; si tratta delle lobby del petrolio (con le sette sorelle) e quello della produzione ed esportazione di armi (gestito direttamente dal Pentagono). Non per nulla adesso si candida alla presidenza statunitense il repubblicano Donald Trump, un terrorista in abiti civili.

Rosario Amico Roxas

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