Mercoledì, 08 aprile 2020 - ore 17.10

Italiani all’estero La Riforma Costituzionale li valorizza. Ecco perché voto SI di Marco Fedi

Nell’intervista del collega Senatore Micheloni sul referendum confermativo si dice che la democrazia corre il rischio di essere soffocata.

| Scritto da Redazione
Italiani all’estero La Riforma Costituzionale li valorizza. Ecco perché voto SI di Marco Fedi Italiani all’estero La Riforma Costituzionale li valorizza. Ecco perché voto SI di Marco Fedi

Nella riforma, invece, la sovranità popolare non diminuisce ma aumenta, per una serie di ragioni. Le iniziative popolari, ad esempio, avranno una "certezza" di esame parlamentare e il quorum per i referendum, tipica espressione di volontà popolare diretta, sarà più facile da raggiungere. Si riconosce, inoltre, il referendum propositivo o di indirizzo, altro strumento importante di democrazia.

L’attività parlamentare sarebbe condizionata e “compressa”.

Il Parlamento non viene "compresso”, ma avrà date certe, meno decreti piovuti dall’alto e maggiore capacità di intervento. Basti guardare alle tante proposte di legge votate alla Camera e ferme al Senato, prima fra tutte la riforma della cittadinanza.

Il potere sarebbe concentrato in poche mani.

La concentrazione di potere nelle mani di pochi è tema da legge elettorale, che non è materia specifica della consultazione referendaria. In ogni caso, la cosa è facilmente confutabile anche con l'attuale assetto. Con il “combinato disposto” di riforma costituzionale e riforma elettorale avremo più stabilità e garanzia di governo. Gli elettori, come in tutte le democrazie rispettabili, anziché assistere alle estenuanti mediazioni tra partiti e coalizioni, hanno la possibilità di sciogliere i nodi e di decidere direttamente con il loro voto.

La riforma sarebbe un finto superamento del bicameralismo paritario.

La riforma costituzionale, che anche il Senatore Micheloni, come me, ha votato tre volte, prevede la fine del bicameralismo paritario affidando alla Camera il rapporto fiduciario con il Governo. La Camera è protagonista del procedimento legislativo, salvo limitati casi in cui la funzione legislativa è concorrente. Si punta al miglioramento del processo legislativo riducendo anche il numero di decreti. Si prevede la modifica del Titolo V restituendo centralità allo Stato su materie fondamentali ed introducendo fabbisogni e costi standard. Si modificano le funzioni del Senato, rendendolo Camera delle Regioni, e si procede ad una sua sostanziale riduzione, risparmiando anche risorse importanti.

Inoltre, come benefici aggiunti, si cambiano il sistema di nomina dei giudici della Corte Costituzionale e il quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica, rendendoli più garantisti. Si modifica, come si è detto, il quorum per i referendum. Si rafforza la parità di genere. Si limitano i decreti legge governativi. Si eliminano le Province e il CNEL.

I cittadini eletti all’estero ci perderebbero per l’eliminazione dei sei senatori e per una diminuzione della loro sfera di cittadinanza.

Micheloni fa finta di dimenticare la storia della circoscrizione Estero. Essa è nata, dopo tante tensioni e con grande difficoltà, per dare “effettività” al diritto di voto dei cittadini residenti all'estero (art. 48 della Costituzione). Nessuno poi può ignorare che prima i famosi “saggi” e poi il Ministro per le riforme del precedente governo ne avevano auspicato l’abolizione, un auspicio oggi riproposto dalla Lega Nord, alleata con le altre forze del NO. Diversi senatori, poi, per gli eletti all’estero avevano proposto un semplice “ruolo di tribuna” solo al Senato, una specie di gabbia dei pappagalli.

La conservazione degli eletti nella circoscrizione Estero al Senato, inoltre, si scontra con la territorialità del nuovo Senato e con la conseguente impossibilità di configurare la stessa circoscrizione come una finta regione grande quanto il mondo.

Per quanto riguarda il premio di maggioranza, i cittadini all’estero, eleggendo 12 deputati nella Camera dove nasce il Governo, non possono pesare anche nell'attribuzione del premio di maggioranza perché equivarrebbe a pesare due volte. In ogni caso, questo tema non attiene alla riforma costituzionale ma alla riforma elettorale, sulla quale è in corso un confronto serio per la sua modifica.

Non è possibile far coincidere la tesi della circoscrizione Estero con quella della territorialità. Sono alternative. La riforma, dunque, contiene una scelta coerente con la nostra storia: mantenere la circoscrizione Estero nella Camera che vota il Governo e le leggi fondamentali dello Stato e assume gli indirizzi strategici del Paese. In questo modo, come vuole la stessa Costituzione, si dà “effettività” al diritto di voto dei cittadini italiani all’estero, elemento essenziale della loro piena cittadinanza.

On. Marco Fedi (Pd)

www.marcofedi.it yesdownunder.com 

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