Giovedì, 19 maggio 2022 - ore 16.34

L’Eco Salvare l'Arena Giardino di Cremona per salvare una risorsa di vita comunitaria

Fatto: alcuni giorni addietro abbiamo registrato l’ennesimo sfregio al decoro di una città che si sta amaramente assuefando all’ineluttabile sconfitta del tentativo, semmai ci fosse stato, nelle intenzioni della sua, latu senso, classe dirigente, di resistere sul terreno della salvaguardia dell’ordine pubblico, della sicurezza, della coesione comunitaria.

| Scritto da Redazione
L’Eco Salvare l'Arena Giardino di Cremona per salvare una risorsa di vita comunitaria

Il buonismo-permissivismo, figlio della lettura “politicamente corretta” di una tolleranza (che è altra cosa dall’irresponsabilità/incapacità) contigua e funzionale a nefasti approcci politici, ha, nell’ultimo quarto di secolo, inoculato e sviluppato i germi di una infezione, i cui esiti stanno presentando un conto preoccupante.

L’Eco del Popolo ha da tempo posto sotto il riflettore la questione, ormai giunta ai livelli di guardia, della vivibilità.

Una giunta di volonterosi ha fatto il proprio esordio ponendo in cima al proprio progetto la questione della “rigenerazione”; un ammiccante concetto polivalente ed onnicomprensivo, molto utile alle intenzioni di chi vuol fare bella figura con le chiacchiere.

Se bastassero le buone intenzione, che accreditiamo, e le chiacchiere, che certamente non mancano, ci troveremmo in un contesto da favola.

Per il momento quattro mani di vernice (fatte porre da creativi, sicuramente bocciati all’esame della disciplina dei materiali) per pedonalizzare (giustissimamente!) Corso Garibaldi, il ricorso ad arredi volonterosi ed un po’ ridicoli per testimoniare un pretenzioso senso dell’arredo urbano e, soprattutto, tanti annunci (anche se il Sindaco, esordito come massimo apostolo della predicazione, sembra appartenere a quella curva che, alla debacle subita dalla propria porta, non canta più).

Il saldo da sei meno meno del lato attivo è travolto da una valutazione sconfortante sul lato passivo. Proprio perché il fatto è manifesto a tutti, (ad eccezione dei non vedenti (a beneficio dei quali la governance cittadina, che ha aperto a Spazio Comune un centro d’ascolto per non udenti, dovrebbe inaugurarne uno che descriva lo squallore cittadino) il livello di guardia del degrado (intollerabile per una città, che, oltretutto, nutre velleità di attrazione del turismo colto) è reso manifesto, quasi sublimato, dalla testimonianza graffitara.

Eh sì, da tale punto di vista, Cremona non si fa mancare niente! Dal filone vagamente stalker e ritorsivo (tipo “Chicca troia” che ha campeggiato per decenni di fronte all’ingresso secondario del plesso Bissolati) all’assertivo e militante “10, 100, 1000 nichilismi” che si è sostituito al murale con dedica alla non meglio identificata Chicca).

Insomma, i muri della città, dalla periferia al centro (location comunque elettiva) fanno da “tela” per tutti gli intenzionati a trasmettere narrazioni: di mobilitazione del ribellismo eversivo, dello scontento sociale, del vandalismo, apparentemente fine a se stesso ma, se si guarda bene, veicolo della testimonianza che il degrado del decoro è sempre interfacciato al decadimento della qualità della vita, della sicurezza delle cose e delle vite, della fruizioni dei presidi culturali comunitari.

Dopo le 22, praticamente, coprifuoco per le persone per bene (specie per le donne) intenzionate a fare due passi, prendere una boccata d’aria, frequentare qualche evento.

La città di sera e di notte va in sospensione, diventa zona franca: la gente per bene, che di giorno (specie gli anziani) deve barricarsi in casa per difendersi dagli assalti dei truffatori, di notte è tenuta al coprifuoco; mentre i malintenzionati (spacciatori, puttane, indotto malavitoso dei due fenomeni precitati, delinquenti veri e propri, semplici “scoppiati” confluiti dal contado nella certezza che Cremona è accogliente)  sguazzano.

Accogliente sia nell’accezione della permissività di qualsiasi smodatezza sia in quella proprio tecnica propugnata dalle anime belle, per le quali l’afflato verso gli afflitti deve essere inteso senza limite alcuno. Proponiamo uno slogan: venite a Cremona, ville lumiere in cui tutto è possibile (vedi il contesto di Piazza Lodi diventato un comprensorio aperto, come lo furono le città fuori controllo).

Di tutto ciò si possono incolpare tutte le giunte creative dell’ultimo quarto di secolo (compresa quella transeunte influenzata dalla partecipazione dei nostalgici del quando c’era lui). Ma la formula, si fa per dire, vincente è costituita dal combinato disposto di sottovalutazioni, di sgangherate interpretazioni, di organiche inadeguatezze dei poteri. Di quelli locali e di quelli di emanazione statale.

Dell’apice di performance abbiamo già detto in occasione della cronaca delle prodezze del caso Emilio.

Da anni ( e si capisce che non ci riferiamo ai livelli medio-bassi della piramide preposta) la sicurezza e l’ordine pubblico sono rimaste, ripetiamo, una terra di nessuno. Siamo una città tranquillissima; meglio contenere che affrontare a muso duro (che comporta rischi); mancano le vetture ed i carburanti; non ci sono uomini; i grandi numeri delle violazioni sono ormai fuori controllo.

Già! E adesso?

Bella domanda. La mano, con l’arrivo di un nuovo e giovane Questore, attivo e capace di motivare un organico sotto-dimensionato ma molto impegnato e volonteroso, si vede che è cambiata. Dei Carabinieri e delle altre forze impegnate nella sicurezza e nell’ordine pubblico si sa. Come pure delle attenzioni rivolte in sede governativa dal sottosegretario Luciano Pizzetti. Ma tutto questo basta nei confronti di un così abbondantemente superato livello di guardia?

Tante parole, suscettibili di essere censurate come sproloquio, hanno lo scopo di interpretare il senso del (apparentemente) raid vandalico, perpetrato, stavolta, ai danni dell'Arena Giardino.

L’arena è presidio della cultura di governo locale protesa a difendere nel tempo la  testimonianza dell’archeologia industriale, espressione dell’etica lavoristica.

Qui, dove le giunte Zanoni e Zaffanella compirono un’operazione di riconversione a fruizione comunitaria, v’era una preesistenza caratterizzata da un lavoro manuale semi-schiavistico.

Farne un parco pubblico, di cui una parte significativa destinata a spettacoli, fu manifestazione di una visione di vita comunitaria.

Finché colò il grasso delle politiche panem et circenses, sciaguratamente incardinate dal filone Recitarcantando e per alcuni versi continuate in automatico dalla gestione del Teatro Municipale, e finché durò il feeling, tutto bene madama la marchesa.

Ma il feeling è finito da tempo (per insondabili motivi, non escluso qualche scapricciamento da parte di qualche volubile politico) e, soprattutto, le risorse non ci sono più.

Si spende prevalentemente per il Ponchielli. Fortunatamente, come e più di Sant’Omobono c’è, con il MdV ed il suo indotto, S. Giovanni (Arvedi). Poi qualche spicciolo. Alcuni di questi, poco più che simbolici, ben spesi.

Come la convenzione con la Società Filodrammatica che, con la dedizione del presidente Mantovani e la fattiva collaborazione dei due entusiasti gestori, ha salvato dalla chiusura l’unica sala cinematografica rimasta in centro.

D’estate ci sarebbe (stata?) anche l’Arena.

Già, ma oltre i conti da salvare (compito affidato in esclusiva ad un Giorgio Brugnoli incredibilmente votato all’impossibile), ci sarebbe da salvare la struttura ed, in progressione, la sua sicurezza.

Perché sia ben chiaro, se non affronti anche questo aspetto, gli 8.000 chiesti ed eventualmente spesi per il ripristino, sono letteralmente buttati.

Infatti, in America chiamano il fenomeno del vetro rotto la dinamica per cui, se non ripari tempestivamente la conseguenza di un sasso vandalico contro un vetro, puoi giurare che, tempo qualche giorno, i vetri di quel blocco urbanistico verranno progressivamente distrutti.

Gigi Torresani, inesauribile testimone di buone cause, ha ieri dichiarato: "I recenti fatti dell'Arena Giardino hanno determinato in un vasto strato dell'opinione pubblica sentimenti di ribellione, di consapevolezza e di vicinanza verso una struttura che rappresenta un patrimonio culturale importante per la nostra città. Lo sfregio operato dai soliti imbecilli è uno sfregio a tutti i cittadini che si riconoscono nei valori della cultura e della condivisione. In modo semplice e spontaneo è una occasione per condividere e manifestare con la propria presenza la volontà di risolvere problemi risolvibili e avviare il cambiamento auspicato, per un'area che ormai si trova in pieno centro e che deve essere rivitalizzata il prima possibile".

Ovviamente, facciamo nostre, anche per coerenza con le premesse di questo articolo, le parole del promotore del presidio-testimonianza indetto per venerdì 4 febbraio alle ore 17 presso l’Arena Giardino.

L’Eco del Popolo ci sarà per esprimere solidarietà al gestore Brugnoli. Ma per esprimere nell’occasione il ragionamento più ampio sulla vivibilità che abbiamo sviluppato qui.

E.V. 

 

 

 

 

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