Lunedì, 28 novembre 2022 - ore 15.55

Lamorgese al Corriere della sera: “case e aiuti ai profughi”

| Scritto da Redazione
Lamorgese al Corriere della sera: “case e aiuti ai profughi”

“Quello che sta succedendo al popolo ucraino in queste ore dimostra che la scelta di non voltarsi dall'altra parte è stata giusta. Avremo contraccolpi negativi, ma andiamo avanti e saremo in grado di gestire una crisi umanitaria senza precedenti”. Così il ministro dell’interno Luciana Lamorgese nell’intervista rilasciata a Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della sera”.

Ne riportiamo di seguito la versione integrale.

D. L'emergenza potrebbe durare a lungo. Siamo pronti?

R. Stiamo compiendo uno sforzo straordinario per soccorrere un popolo travolto da una guerra. Fino a ieri sera erano arrivate quasi 28 mila persone, perlopiù donne e bambini ospitati momentaneamente in casa di parenti e amici residenti in Italia. Sono stati messi in campo tutti gli strumenti ordinari dell'accoglienza di cui dispone il Viminale che fanno perno sui prefetti e sui Comuni e che, grazie all'immediato potenziamento deciso dal governo, possono contare ora su 8 mila nuovi posti.

D. E dopo che cosa succede?

R. Ho chiesto di censire gli immobili confiscati alla criminalità organizzata che potrebbero essere immediatamente destinati ai profughi: tra appartamenti e strutture alberghiere, sono già stati individuati 283 beni gestiti dall'Agenzia che potranno essere utilizzati dopo le necessarie verifiche di idoneità affidate ai prefetti, e abbiamo avviato il censimento dei beni confiscati assegnati ai Comuni e non ancora destinati.

D. Moltissimi italiani vogliono far parte della rete di assistenza. Come devono fare?

R. Stiamo mettendo a punto una piattaforma informatica nella quale, viste le tante iniziative diffuse sul territorio, far confluire le offerte di disponibilità di privati e associazioni del Terzo settore per l'accoglienza dei profughi.

D. Agevolerete i ricongiungimenti familiari?

R. Siamo impegnati per tutelare l'unità dei nuclei familiari, le persone più fragili e i tanti minori in arrivo. Stiamo garantendo ai profughi una rete di protezione che prevede anche alcuni servizi essenziali quali l'assistenza sanitaria, l'accesso a scuola per i bambini e i ragazzi, la mediazione linguistica e culturale. Per gli adulti è prevista anche la possibilità di lavorare regolarmente.

D. La maggior parte degli ucraini non è vaccinata, come si potrà scongiurare il rischio legato al Covid?

R. La polizia di frontiera sta distribuendo ai profughi un vademecum predisposto dal Viminale e dalla Protezione civile, tradotto in ucraino e in inglese, con tutte le indicazioni. Sono previsti un tampone entro le prime 48 ore dall'ingresso nel nostro Paese da ripetersi prima dell'accesso nelle strutture di accoglienza, l'autosorveglianza sanitaria per cinque giorni, l'obbligo dell'uso della mascherina dove è prescritto e altre misure di sanità pubblica. Inoltre ho invitato i prefetti ad avviare azioni, d'intesa con le Autorità sanitarie regionali, volte a favorire l'adesione da parte dei cittadini ucraini alle campagne vaccinali anti Covid-19 e per far completare i cicli vaccinali per l'infanzia.

D. Lei crede davvero che questa volta l'Unione Europea si muoverà in accordo?

R. La scorsa settimana, al Consiglio europeo Affari Interni, abbiamo approvato all'unanimità l'applicazione di una direttiva del 2001, mai utilizzata finora, per il riconoscimento della protezione temporanea dei profughi costretti ad abbandonare l'Ucraina a causa della guerra. Si è trattato di un voto senza precedenti che ricompatta l'Europa e riafferma i valori fondanti dell'Unione, come la solidarietà e l'accoglienza, rispetto ai quali l'Italia, seppur talora isolata assieme altri Paesi mediterranei, non si è mai sottratta.

D. L'Italia è nella lista dei Paesi ostili alla Russia. Quanto rischiamo?

R. Abbiamo ribadito in tutte le sedi la volontà di intensificare ogni sforzo diplomatico per far cessare l'uso delle armi, e insieme ad altri Paesi abbiamo reagito davanti a una gravissima violazione del diritto internazionale da parte della Russia e abbiamo offerto il nostro aiuto al popolo ucraino e al suo presidente Zelensky. Non ci siamo voltati dall'altra parte. E se ora ci ritroviamo tutti insieme, Svizzera compresa, nella lista dei "Paesi ostili", vuol dire che c'è un fronte comune compatto contro questa aggressione e che le sanzioni condivise stanno producendo effetti molto pesanti per la Russia. Siamo tutti consapevoli dei contraccolpi negativi che queste misure generano anche per le imprese e le famiglie italiane ma, come ha detto il presidente Draghi in Parlamento, siamo stati obbligati a compiere scelte fino a pochi mesi fa impensabili.

D. L'aumento dei prezzi però preoccupa gli italiani e molti lavoratori minacciano scioperi e proteste.

R. A fine febbraio, proprio dopo i primi aumenti dei prezzi dei carburanti, abbiamo assistito alla mobilitazione del settore dell'autotrasporto con i Tir che hanno rallentato la circolazione sulle autostrade e ai varchi di alcuni porti. In quell'occasione siamo riusciti a scongiurare blocchi perché siamo intervenuti insieme ai ministri dell'Economia e delle Infrastrutture, i prefetti hanno svolto un'attività di ascolto e di mediazione e, bisogna dirlo, le associazioni di categoria hanno mostrato grande senso di responsabilità.

D. E adesso?

R. Siamo consapevoli che la guerra in Ucraina continua a determinare pesanti ripercussioni economiche sulle filiere produttive e sui cittadini e quindi il ministero dell'Interno continuerà come sempre a farsi garante del diritto di manifestare che, però, deve essere contemperato con la necessità di proteggere la continuità dei servizi pubblici essenziali, compreso quello dell'approvvigionamento delle merci.

D. In questi giorni sono stati minacciati attacchi informatiti come una delle ritorsioni alle sanzioni. Teme per la sicurezza delle nostre reti e dei sistemi sanitari?

R. Al momento non sono state rilevate criticità di rilievo ma è massima l'attenzione per garantire la sicurezza delle nostre reti informatiche. Dall'inizio della crisi, ben prima dell'invasione dell'Ucraina, il Nucleo per la sicurezza cibernetica nazionale si è attivato per esaminare e valutare nell'immediatezza tutte le minacce di natura cibernetica provenienti non solo da quel quadrante geopolitico. Vengono diramati aggiornamenti quotidiani con particolare attenzione alle reti dei servizi essenziali, comprese quelle sanitarie, alle infrastrutture critiche e a tutti i soggetti inseriti nel perimetro di sicurezza cibernetico nazionale.

D. Basterà a proteggerci?

R. In questo contesto di crisi, conta soprattutto la velocità di condivisione delle informazioni sulle potenziali minacce e fonti di attacco informatico che viene assicurata dall'Agenzia per la cybersicurezza nazionale e dal Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche del ministero dell'Interno”. (aise) 

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