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Oggi il Consiglio Regionale della Lombardia discute di una strategia energetica regionale. È un dibattito aperto su un tema cruciale per la nostra regione, la più energivora d'Italia sia per gli usi civili che per quelli industriali. Con un'attenzione particolare agli aspetti economici: il costo dell'energia sta diventando sempre di più discriminante per la competitività e gli investimenti, oltre che per i costi delle bollette pagate dai consumatori.
Fermo restando l'imperativo di abbandonare le fonti fossili, non è possibile discutere di opzioni energetiche senza fare i conti con il loro impatto sulla bolletta nei prossimi anni, ma anche dei tempi necessari a sviluppare le applicazioni energetiche.
“La sfida della transizione energetica verso fonti che siano rinnovabili e ci liberino dalla dipendenza dalle aree di approvvigionamento ad alta instabilità geopolitica è una assoluta priorità per il sistema regionale,” dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Gli strumenti e le tecnologie sono tutti disponibili e accessibili, quindi ogni ritardo non può non ricadere sulla diretta responsabilità dei decisori politici. Occorre liberare il dibattito sull’energia dai troppi elementi ideologici, dalle scarse competenze e da alcuni atteggiamenti oppositivi di troppo nei confronti degli impianti, che stanno tarpando le ali alla Lombardia elettrica e rinnovabile.”.
Da tempo Legambiente sostiene la necessità di togliere i tanti freni allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, in particolare al fotovoltaico, che oggi è la fonte più accessibile in termini di costi di generazione, e per la quale i processi autorizzativi devono essere resi più veloci e lineari. Occorre però anche mettere ordine sulle concessioni idroelettriche, molte già scadute o in scadenza, da cui dipende il più importante “gruppo di continuità” della Lombardia, costituito dalle grandi dighe, e attivare gli investimenti per i sistemi di accumulo elettrochimico, che nel prossimo futuro saranno sempre più indispensabili per assicurare la continuità della fornitura elettrica. Allo stesso tempo, serve spingere sull’elettrificazione dei settori che oggi funzionano con energie fossili, come i trasporti e il riscaldamento domestico, dove occorre sostenere il passaggio dalle caldaie agli impianti a pompa di calore, da realizzare in edifici energeticamente sempre più efficienti.
Troppo spesso la politica regionale preferisce “buttarla in caciara”, o parlare d’altro: si pensi all’ozioso dibattito sul nucleare, che sposta la soluzione dei problemi attuali perlomeno agli anni Quaranta del Terzo Millennio, tanto servirebbe – secondo le stime più ottimistiche – per immettere in rete energia elettrica prodotta in Lombardia da fonte nucleare.
“Non possiamo aspettare vent’anni per vedere un primo reattore nucleare funzionante. L’energia serve ogni giorno per fare funzionare le nostre case e le nostre imprese, e deve costare molto meno di quanto costerebbe se prodotta da un reattore nucleare costruito ex-novo.” conclude Barbara Meggetto.
I costi sono un tema ineludibile: non basta uscire dalla dipendenza dalle fonti fossili, occorre anche farlo a condizioni che non penalizzino famiglie e imprese, già fortemente provate dall’impennata dei costi energetici. Per fortuna, i costi delle diverse opzioni energetiche oggi favoriscono proprio quelle fonti che ci aiutano ad uscire dal dominio delle fonti fossili, come testimoniato dal confronto tra gli LCOE (costi livellati dell’energia) per le diverse fonti: le rinnovabili vincono anche in questo confronto
Quanto costa un megawatt ora di energia elettrica?
(Stime di Legambiente Lombardia sulla base di varie fonti: IEA, Rinnovabili.it, Politecnico di Milano, Lazard, Elettricità Futura).
Fotovoltaico di grande scala: €/MWh 55-75
È di gran lunga il vincitore. In una regione come la Lombardia, che non può fare affidamento – per ragioni climatiche e geografiche – sull’eolico, il fotovoltaico è senza dubbio l’energia su cui investire. I costi crescono quando gli impianti diventano piccoli, per ragioni evidenti di economia di scala.
Idroelettrico dalle grandi dighe: €/Mwh 50-80
La produzione di energia idroelettrica è fortemente competitiva, anche grazie all’avvenuto ammortamento degli investimenti. In Europa non ci sono più margini per una espansione di questa fonte, ragione per cui le grandi dighe devono essere manutenute e aggiornate come un vero e proprio ‘gioiello di famiglia’, specie in Lombardia, dove il loro contributo alla generazione energetica è determinante, e lo sarà ancora più in futuro in quanto in grado di assicurare non solo l’accumulo giornaliero, ma anche quello stagionale.
Agrivoltaico: €/MWh 70-100
Pur essendo basato sulla medesima tecnologia del fotovoltaico, l’agrivoltaico comporta un costo a KWh del 15-30% superiore, a causa del maggior distanziamento tra i pannelli e dei maggiori costi delle soluzioni necessarie a consentire la coltivazione del terreno. Nonostante ciò, mantiene una buona redditività, oltre al fatto che consente di ottenere un reddito anche dalla produzione agricola.
Fotovoltaico con accumulo: €/Mwh 60-140
Il limite del fotovoltaico è che non è una fonte continua di energia. Per questo, più crescerà la potenza installata, più si dovrà considerare nel costo anche l’accumulo. Stime sviluppate a livello globale forniscono una forbice ampia di costi, che dipende dalle configurazioni degli impianti nell’integrazione tra generazione e accumulo elettrostatico, con costi di investimento tanto più elevati quanto più le fonti non programmabili diventano dominanti nel sistema energetico. In ogni caso il progressivo calo del costo dei moduli di accumulo elettrochimico rende già competitiva la sua associazione alla generazione fotovoltaica
Termoelettrico – gas a ciclo combinato €/MWh 55-125
Gli impianti termoelettrici a ciclo combinato – quelli operanti in Lombardia – hanno una buona efficienza energetica che ne ha sancito il successo nei decenni passati. Ma questo beneficio è destinato a ridursi sempre di più, non solo per la crescita del costo del gas, ma anche perché, con la crescita delle rinnovabili, le centrali termoelettriche hanno tempi di accensione sempre più ridotti, e quindi un ridotto ammortamento. E questo si traduce in una crescita del costo unitario del KWh.
Termonucleare: €/MWh 130/210
Il termonucleare generato dalle grandi centrali di potenza è, al momento, una delle fonti energetiche più costose. Difficile dire quanto costerà il nucleare delle piccole centrali ‘SMR’ che tanto piacciono ai politici italiani, visto che tali modelli ancora non esistono, ma è molto improbabile che costi meno. Inoltre, se è pur vero che il nucleare funziona come baseload (il livello minimo e costante di potenza elettrica richiesto da una rete elettrica in un dato arco di tempo) per apporti da fonti non programmabili come quelle rinnovabili, è altrettanto vero che il suo costo unitario è destinato tanto più a salire quanto meno le centrali verranno accese. La tendenza è quindi verso l’aumento dei costi, rendendolo sempre meno vantaggioso rispetto agli accumuli elettrochimici, che hanno costi in discesa.
La crescente penetrazione delle energie rinnovabili nel mix di generazione, secondo uno studio del 2026 del Politecnico di Milano, permetterà già entro il 2030 di ridurre il costo dell’elettricità tra il 5 e il 10% al nord e tra il 25 e il 40% in Sicilia, la regione geograficamente più favorita per motivi climatici.