“Non c’è istituzione al mondo, non c’è mercato o impresa in cui, come nell’università, ciascuno possa mettersi alla prova a un livello così alto”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’Università di Parma che oggi gli conferito la laurea honoris causa in “Relazioni internazionali ed europee”.
Nella sua lectio doctoralis sul tema “Le università, fondamenta dell’idea di Europa, motori del suo futuro”, Mattarella ha affermato che “l’universum, da cui le università traggono il nome, non è il mondo chiuso tolemaico, e nemmeno il mondo di un astratto infinito: al contrario, è in costante mutamento. Richiede sempre mediazione tra il possibile e l’impossibile. Le idee, si dice, camminano con le gambe degli uomini, ma quegli uomini siamo sempre noi, con i nostri bisogni, le nostre ambizioni e le nostre preoccupazioni”.
Oggi, ha aggiunto il Capo dello Stato, “le opportunità straordinarie che le reti ci mettono a disposizione permettono di muoversi in spazi sempre più ampi dello scibile umano, ma rendono, al tempo stesso, sempre più decisiva la scelta di filoni di ricerca peculiari per poter davvero incidere sulla realtà”. D’altro canto, ha osservato, “la pandemia ci ha dimostrato quanto importante sia la ricerca medica, ma anche quanto risolutiva sia la volontà politica di mettere i suoi risultati a disposizione di tutti”. Dunque “è bene fare tesoro degli insegnamenti tratti in questi due anni difficili” durante i quali “siamo stati costretti ad affrontare lutti, sofferenze, pesanti limitazioni”, senza dimenticare che “la dura crisi che ne è scaturita condiziona ancora l’economia e gli equilibri sociali”.
“Ma abbiamo compreso, oltre ogni ragionevole dubbio, quale valore abbiano la conoscenza scientifica, la professionalità degli operatori, la coesione sociale, la risposta comune che viene dal senso civico e dalla coscienza di un destino condiviso”, ha sottolineato Mattarella, prima di affermare che “il modello sociale europeo è innervato di questi valori, che sono, al tempo stesso, culturali e sociali. Sono anche civili, indicati nella vita quotidiana. Le istituzioni europee e le politiche pubbliche dell’Unione ne dovranno sempre più tenere conto”.
Anche per l’Ue, la pandemia è stata “una lezione che ha sollecitato una visione lungimirante”, far diventare il Next Generation EU “la spina dorsale di una nuova, più solida e più equa, integrazione del Continente”.
All’Europa di domani, “l’università europea può dare molto. Anche nel sostenere questo vitale processo”, ha osservato Mattarella. “Al nostro orizzonte possiamo scorgere un’Europa più integrata, nel governo delle sue istituzioni e nella solidarietà delle politiche pubbliche. Al tempo stesso – e non senza contraddizioni al suo interno – si profila un’Europa consapevole che il carattere di apertura culturale che va oltre le frontiere, costituisce l’ossatura del proprio “soft power”. Una risorsa preziosa nel mondo globale che, diversamente, lascerebbe spazi assai più angusti a un continente europeo che fosse privo del senso del valore della propria civiltà”.
“In questi anni gli atenei e le istituzioni europee hanno lavorato in questa direzione”, ha ricordato il Presidente citando le reti di università europee “che hanno collaborazioni consolidate”, ma anche i giovani Erasmus “protagonisti di esperienze di vita, oltre che di studio”.
L’Europa, dunque, “può giovarsi dell’università anche sul piano politico e civile per sperimentare forme più sofisticate di cittadinanza nella libertà di studio e di ricerca. Tutto ciò vale per l’Italia, dove esiste un grande paradosso: siamo la nazione che ha dato origine, forza e continuità all’idea di università – e l’Ateneo di Parma vanta questo titolo, insieme ad altri antichi atenei - ma il nostro Paese si trova in coda, purtroppo, per numero di laureati, anche per investimenti. La nostra università non risulta attrattiva come meriterebbe. Potremmo dire: non è amata come dovrebbe. Sta a noi – ha sottolineato Mattarella – utilizzare anche le disponibilità del Piano di ripartenza per dare maggior forza alle università e renderle ancor più una risorsa essenziale per lo sviluppo del Paese”.
Per il Capo dello Stato “non separare il destino della democrazia da quello dell’alta cultura è una chiave indispensabile per affrontare le trasformazioni della società globale”. Per “immaginare l’Europa del domani può esserci di grande aiuto ritornare alle origini della convivenza europea”. L’università “è uno degli elementi di fondo di queste origini, tra i più interessanti. Forse è giunto il momento per chiedere che le istituzioni europee inseriscano nella loro agenda, accanto alle grandi questioni incompiute della sicurezza e della armonizzazione economica e fiscale, anche il tema della dimensione universitaria”.
Dunque, “appare maturo il tempo di un diritto universitario europeo, inserito se necessario nei Trattati, così da porre il nostro continente all’avanguardia nel fornire un supplemento di garanzie, se occorre anche speciali e temporanee, agli studenti e ai docenti delle università, nel loro percorso”. Si tratta, per il Capo dello Stato, di una “questione che deve essere proposta e può trovare posto nel percorso di riflessione della Conferenza sul futuro dell’Europa. È la “sovranità condivisa” della cultura che unisce ogni persona ai suoi simili, rende coese le comunità, ne rafforza l’autonomia. Un sentiero che va coraggiosamente percorso, avendo il coraggio – appunto - di trasformare le politiche adottate in comune in Europa, in regole di istituzioni democratiche”.
“Nel discorso pronunciato il 21 aprile del 1954 a Parigi, alla Conferenza Parlamentare Europea, - ha ricordato il Presidente – Alcide De Gasperi, che aveva visto naufragare il tentativo di impostare una politica comune di sicurezza e di difesa, non attenuò la fiducia nell’orizzonte europeo e, pur riconoscendo le difficoltà, rilanciò la sfida del passaggio dalla “piccola Europa” dei sei Paesi che avevano inteso avviare il processo dell’integrazione a un’Europa “di più vasti orizzonti”. Con riferimento alle grandi correnti di pensiero della nostra storia politica, ebbe a dire che “queste forze spirituali rimarrebbero inerti negli Archivi e nei Musei se l’idea cessasse di incarnarsi nella realtà viva di una libera democrazia che, ricorrendo alla ragione e all’esperienza, si dedichi alla ricerca della giustizia sociale”. Ebbene, “ragione” ed “esperienza” sono ancora le parole chiave del nostro futuro, in quella che De Gasperi definì “nostra Patria Europa”. Giuseppe Mazzini - del quale il prossimo anno celebreremo i 150 anni dalla morte - ci dice “che la patria è la casa dell’uomo, non dello schiavo”. La Patria Europa, con le sue università, può essere l’approdo anche per chi, qui giunto o che giunge tra noi, vuole, attraverso lo studio e il confronto con i maestri, sfuggire alle schiavitù che ci circondano”.
“Democrazia e libertà hanno bisogno del sapere che le università alimentano”, ha sottolineato Mattarella. “Non possono rinunciare al confronto delle idee e delle conoscenze che dalle università trae origine e impulso. Non possono fare a meno della ricerca e delle scienze – preziose e fondamentali - e nel contempo della cultura delle idee, necessaria per governare le tecniche, per coglierne l’impatto sull’organizzazione delle società e sui diritti umani; e per definirne i confini, per renderle sempre più al servizio della persona e della comunità”.
“Ogni tempo propone le sue sfide; e nuovi compiti scaturiscono, di conseguenza, per ciascuno di noi, anzitutto per la cultura. Le università sono state, nei secoli, motori dell’Europa; che oggi è la nostra casa. L’auspicio – ha concluso – è che sappiano continuare ad esserlo anche nel futuro”. (aise)
Mattarella: è tempo di un diritto universitario europeo
Mattarella: è tempo di un diritto universitario europeo

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