Sabato, 11 luglio 2020 - ore 06.30

ONU per i diritti umani preoccupato per le persecuzioni dei baha’i iraniani

Secondo Ahmed Shaheed, il relatore speciale dell’ONU per i diritti umani in Iran, nel complesso i diritti umani in Iran non sono sostanzialmente migliorati dopo l’elezione del presidente Hassan Rouhani l’anno scorso, malgrado le sue promesse di garantire ai cittadini più diritti e di mettere fine alle discriminazioni.

| Scritto da Redazione
ONU per i diritti umani preoccupato per le persecuzioni dei baha’i iraniani

In una presentazione al Consiglio per i diritti umani il 12 marzo u.s. il dottor Shaheed ha detto che l’Iran ha preso alcuni utili provvedimenti per il rafforzamento dei diritti umani, ma il governo continua a violare gli standard legali internazionali, a opprimere le donne e a perseguitare le minoranze etniche e religiose, fra le quali c’è la Fede baha’i.

«A quanto si dice, centinaia di persone si trovano in una sorta di confino per aver esercitato diritti fondamentali. Fra questi si sono 39 giornalisti e blogger, 92 difensori dei diritti umani, 136 baha’i, 90 sunniti, 50 cristiani e 19 dervisci», ha detto il dottor Shaheed.

Lo ha detto nella presentazione del suo rapporto annuale al Consiglio. Il rapporto è stato pubblicato la settimana scorsa e presentato al Consiglio il 17 marzo. Il dottor Shaheed ha scritto che la carta dei diritti del cittadino proposta dall’Iran è «un passo nella direzione giusta», ma non garantisce un pari trattamento «delle donne e dei membri delle comunità religiose ed etniche minoritarie del paese».

Non garantisce nemmeno l’abolizione di «pene crudeli, disumane o umilianti, come la fustigazione, l’impiccagione, la lapidazione e le amputazioni».

«La Carta non mette al bando l’esecuzione capitale di minori e non affronta il tema della condanna a morte, in particolare per crimini che secondo la legge internazionale non sono molto gravi», ha detto il dottor Shaheed.

La settimana scorsa, anche il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha presentato al Consiglio il suo rapporto annuale sui diritti umani in Iran. Ha detto di non aver riscontrato miglioramenti per i baha’i e per le altre minoranze religiose e di aver trovato pochi miglioramenti nella situazione complessiva dei diritti umani in Iran.

«Non ci sono stati miglioramenti nella situazione delle minoranze religiose ed etniche, che continuano a subire gravi restrizioni nel godimento dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali», ha detto il signor Ban. «Le violazioni dei diritti delle minoranze religiose come i baha’i e i cristiani hanno profonde radici nella legge e nella pratica».

Ieri, durante la presentazione del dottor Shaheed, che ha avuto le caratteristiche di un dialogo interattivo, le delegazioni dei vari paesi e delle organizzazioni non governative hanno avuto la possibilità di rispondere a domande o di farne.

Una decina di paesi hanno espresso la loro preoccupazione per le continue persecuzione dei baha’i iraniani: Australia, Belgio, Botswana, Francia, Germania, Irlanda, Regno Unito, Stati Uniti e Svizzera. Anche l’Unione Europea ha menzionato i baha’i nella sua dichiarazione.

L’Irlanda ha detto: «La situazione dei membri delle minoranze religiose continua a essere preoccupante».

«Notiamo in particolare le informazioni sulla situazione dei baha’i contenute nel rapporto del relatore speciale. Egli dice che essi sono regolarmente processati se partecipano agli affari della comunità, per esempio facilitando servizi educativi oppure svolgendo pubblicamente pratiche religiose, come partecipare a incontri devozionali, ma che sono accusati di crimini politici o contro la sicurezza dello stato, come spionaggio o “propaganda contro il sistema di governo”».

Il Botswana ha detto: «Chiediamo all’Iran di eliminare anche le discriminazioni contro le minoranze religiose, come per esempio i baha’i».

La Svizzera ha chiesto perché i baha’i sono «soggetti a crescenti oppressioni, malgrado siano molto discreti in Iran» e non siano «pericolosi per il governo».

Anche Diane Ala’i, rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha partecipato alla sessione, come hanno fatti altri rappresentanti di altre organizzazioni non governative.

«Fino ad oggi, non ci sono stati miglioramenti nella situazione dei baha’i iraniani», ha detto la signora Ala’i rivolgendosi al dottor Shaheed. «Come lei ha detto, 136 baha’i sono in prigione unicamente per motivi religiosi, nessun giovane baha’i è riuscito a finire gli studi in un’università iraniana e la maggior parte di loro non riesce nemmeno a entrarvi, i negozi continuano a essere chiusi, il lavoro nel settore pubblico è proibito, i cimiteri sono profanati e i media sponsorizzati dallo stato continuano a incitare all’odio».

Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai link si vada a: http://news.bahai.org/story/983

 

 

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