Martedì, 07 luglio 2020 - ore 17.29

Pegognaga Con Torchio il PD ricorda De Gasperi, Don Primo Mazzolari ed Altieri Soinelli

Pegognaga ha invitato per la seconda volta l'on. Giuseppe Torchio a ricordare la figura di Alcide De Gasperi a pochi giorni dal 62.mo della scomparsa dello statista democrist‎iano trentino, come hanno ricordato, all'inizio dell'intensa serata di lunedì, alla sala civica comunale, Giorgio Bosi ed i dirigenti del locale circolo PD

| Scritto da Redazione
Pegognaga   Con Torchio il PD ricorda De Gasperi, Don Primo Mazzolari ed Altieri Soinelli

Torchio, accompagnato da Giancarlo Ghidorsi, segretario della Fondazione Mazzolari di Bozzolo e da Pino Baruffaldi, sindaco di Pomponesco, ha inizialmente accennato ad alcuni passaggi delle recenti iniziative al Santuario delle Grazie, con l'omelia di Mons. Paolo Gibelli, Vicario diocesano di Mantova ai rapporti con il territorio ed a Pieve di Tesino, paese natale di De Gasperi con la "lectio magistralis" del Presidente della Repubblica ‎Sergio Mattarella.

Nel primo caso il riferimento ad Ezechiele, scritto sui muri della cella il 6 agosto 1927, a seguito dell'arresto da parte del fascismo e della condanna a quattro anni dopo il delitto Matteotti: "beati quelli che piangono ‎perché saranno consolati" e "farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete". Il politico trentino é stato nutrito ai valori dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo come alla ripulsa dei totalitarismi e Torchio ha soggiunto c'é un "fil rouge" che unisce De Gasperi a Don Primo Mazzolari ed agli spiritualisti francesi Mounier, Maritain, Peguy e Bernanos, alla concezione della persona come entità inviolabile ma intimamente connessa alla Comunità al pari della ripulsa dello Stato etico: "lo Stato non é un idolo e chi governa non può essere idolatrato".

Importante il passaggio del Capo dello Stato sull'esercizio degasperiano della "virtù della pazienza" ‎come emerge dal discorso di Bruxelles del 1948 "non solo mantenere i nervi saldi ma esercitare la speranza: Dio lavora non solo per le coscienze individuali ma anche nella vita dei popoli" ed a proposito di Europa l'accenno ai 70 anni degli accordi italo austriaci De Gasperi-Gruber ed a proposito di “attributi” l'assunzione, dopo le turbolenze su casa Savoia e nel Paese in conseguenza del referendum monarchia /repubblica, dal 13 a fine giugno del ‘46 del ruolo di Capo dello Stato, con l'amnistia e l'indulto ad opera del Ministro della Giustizia Togliatti.

Proseguendo nel suo intervento il relatore si è riferito alle “Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana” (1943), che inverano l’affermazione degasperiana: “ Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione.”

In particolare Torchio ha rimarcato il rifiuto del totalitarismo statale, la creazione di un “Senato delle Regioni e delle rappresentanze economiche e sociali”, la tutela del valore della famiglia, l’impegno per il pane e il lavoro unito all’accesso della proprietà, la partecipazione dei lavoratori agli utili alla gestione e al capitale di impresa, la spinta verso le piccole imprese e l’industria fortemente manifatturiera, un interessamento forte alla riforma agraria e alla trasformazione dei braccianti in mezzadri e proprietari ed una serie di riferimenti all’europa che rappresenta il perno delle sue relazioni con i leader francese e tedesco Schuman ed Adenauer. Ricchi i riferimenti agli scritti politici di Don Primo Mazzolari, che si relaziona allo statista trentino in oltre 50 passaggi dei suoi interventi, in particolare pur propendendo ad una visione non lontana dalle intuizioni di Dossetti e dei cosìddetti Professorini come La Pira, Moro, Fanfani nei confronto dei quali chiedeva aperture o addirittura “Un governo dell’Epifania”, cioè portatore di beni essenziali della vita quali il lavoro, il pane, la casa, la stabilità e la pace, il riferimento a De Gasperi è sempre stato di grande lealtà, come emerge dagli articoli pubblicati su “Adesso”, in risposta a don Pisoni Direttore de “L’Italia”, perché De Gasperi si lasci aiutare oppure “Un disoccupato parla a De Gasperi” oppure “sull’unità politica dei cattolici” in cui si invita ad operare in concreto e ancora “De Gasperi ci da ragione”.

Di grande attualità il parallelismo con Altiero Spinelli ed il “Manifesto di Ventotene” realizzato con la collaborazione di Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni nel 1941 e pubblicato nel 1944, con la condanna al nazionalismo imperialista, il ridimensionamento della sovranità assoluta nazionale, il diritto per il cittadino alla formazione della volontà dello Stato e una serie di intuizioni molto lontane rispetto all’attuazione dell’Unità europea che, come hanno ricordato Pascal Lamy e Amartya Sen purtroppo è partita dalla moneta unica, l’euro e dall’austerità invece di puntare ad una unione politica e sulla coesione sociale. Per evitare che le tendenze alla Brexit o di “Alternative für Deuschland” siano vincenti, bisogna ritornare allo spirito originale di Ventotene e garantire la massima funzionalità della sicurezza pubblica, una flessibilità seria dell’economia ed il rilancio degli investimenti e dell’occupazione.

Nell’arco di un anno i tre Paesi che si sono incontrati oggi a Ventotene avranno il passaggio del referendum costituzionale in Italia e delle elezioni politiche in Francia e Germania.

Torchio ha concluso il suo intervento soffermandosi sulla eredità di De Gasperi come emerge dagli scritti mazzolariani. Dopo Crispi: “Nessun uomo di governo fu discusso e contrastato di Alcide De Gasperi, ma egli aveva la sua casa sulla roccia e la fortuna nulla potè dargli e nulla potè togliergli.

.. Non fu un avventuriero politico né affetto da libidine di potere….non abbiamo pensato di lui cose piccole, piuttosto all’ostinazione del capocordata che, prima di lasciare la corda, vuole la certezza che sotto non ci sia l’abisso. Oltre la DC e prima di essa…c’era l’Italia, l’Europa e la Cristianità, la Libertà , la Giustizia, la Democrazia e la Pace: carico preziosissimo, di cui egli fu geloso fino all’ultimo battito del cuore, logorato dallo sforzo.

E’ seguito il dibattito con interventi di Fausto Alberini, Riccardo Lonardi, Daniele Benfatti e da altri partecipanti con la replica finale nella quale è stato apprezzata, in particolare, l’azione di Vasco Errani per la modifica dell’Italicum e garantendo un quadro unitario alle riforme.

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