Confronto fra specialisti, percorsi terapeutici integrati, nuovi farmaci e metodiche diagnostiche d’avanguardia (come la Biopsia liquida).
Questi alcuni dei temi trattati nel congresso internazionale che prende il via a Cremona il prossimo 30 settembre. Dove si parlerà anche di alimentazione.
L’obiettivo? Aumentare il livello di tranquillità e fiducia del paziente.
Come? Attraverso la corretta presa in carico della persona e un elevato livello della qualità assistenziale.
A domanda rispondono:
Alberto Bottini Direttore UO di Chirurgia Generale a indirizzo Senologico
Daniele Generali Responsabile Terapia Molecolare Farmacogenomica
In termini di innovazione scientifica, quali sono i temi peculiari del congresso che si terrà a Cremona i prossimi 30 settembre e 1 ottobre?
Durante il congresso verranno trattate alcune questioni cruciali legate alla cura delle patologie oncologiche e al benessere dei pazienti. Ad esempio, il past-president ASCO, Prof CA Hudis, parlerà del controllo corretto dell’alimentazione e della riduzione dell’incidenza di tumore. Poi si discuterà di nuovi farmaci e metodologie diagnostiche di laboratorio finalizzate a diagnosi sempre più precise e terapie sempre più mirate. L’argomento centrale sarà rappresentato dall’importanza
dell’integrazione fra specialisti di vari settori (approccio multidisplinare) per una corretta presa in carico (diagnosi e terapia) del paziente oncologico.
Cosa significa per un paziente oncologico essere trattato in modo multidisciplinare? Un percorso diagnostico terapeutico é un processo sanitario dedicato all’assistenza e al trattamento di una particolare tipologia di pazienti o di una specifica condizione patologica che permette l’integrazione tra ambiti assistenziali differenti e tra professionisti diversi. L’approccio multidisciplinare al trattamento della patologia oncologica risulta sempre più necessario. Ciò in virtù sia dell’elevato livello di specializzazione raggiunto dalle branche mediche sia del bisogno di continuo confronto fra specialisti; quest’ultimo indispensabile per il raggiungimento del miglior esito e quindi per la migliore cura del paziente e dei suoi famigliari. Insieme si hanno sempre maggiori possibilità di raggiungere la guarigione o di individuare la cura ottimale per ogni singolo tumore.
Quali i benefici per la salute e quali i risvolti psicologici? La creazione di percorsi funzionali multidisciplinari di trattamento delle patologie oncologiche intende rispondere a tre principali necessità. In prima istanza porre il paziente al centro del percorso e far ruotare intorno a lui le diverse figure professionali; assicurare un elevato livello di trattamento, sulla base della creazione di un team multidisciplinare che accolga specialisti accreditati sulla base delle competenze raggiunte, secondo standard condivisi. Infine assicurare la presa in carico della persona (sempre da parte dell’équipe multidisciplinare), a garanzia di continuità ed omogeneità al percorso assistenziale.
Biopsia liquida, di cosa si tratta? La biopsia liquida è utile per seguire l’andamento delle terapie, capire se funzionano e cambiarle, nel caso si inneschino resistenze. Questa è l’idea che negli ultimi tempi si sta affermando nel campo dell’oncologia, passo dopo passo. Le nuove evidenze scientifiche sono a favore del potenziale contenuto nelle analisi del sangue in questi termini: con isolamento di cellule tumorali circolanti e loro analisi oppure estrazione del DNA circolante (e del suo sequenziamento) nei malati di tumore.
Quali vantaggi in termini di diagnosi precoce?. I vantaggi di un monitoraggio tramite biopsia liquida sono evidenti: permetterebbe un’analisi precoce sull’andamento della terapia e potrebbe essere eseguito con una semplice analisi del sangue (quindi anche di frequente e in modo molto meno invasivo rispetto alle procedure tradizionali). Questo consentirebbe, nel migliore dei casi, di rilevare una risposta alla terapia molto prima che sia identificabile attraverso la Tac e la personalizzazione dei trattamenti. Inoltre, lo scopo che ci si prefigge è anche quello di utilizzare la biopsia liquida per trovare cellule tumorali o tracce di materiale genetico per mettere a punto diagnosi sempre più precoci e terapie ancora più mirate.
Patologie oncologiche e cibo: quale la relazione sia in termini di prevenzione che di terapia? Una sana alimentazione associata a uno stile di vita attivo è uno strumento valido per la prevenzione, la gestione e il trattamento di molte malattie. Un regime dietetico adeguato ed equilibrato non solo garantisce un apporto di nutrienti ottimale, in grado di soddisfare i fabbisogni dell’organismo, ma permette anche di ricevere sostanze che svolgono un ruolo protettivo e/o preventivo nei confronti di determinate condizioni patologiche, soprattutto oncologiche.
La “dieta” ideale? Una dieta sana e varia, ricca di frutta e verdure di diverso colore, qualità, di cereali integrali e legumi, povera di salumi e insaccati o cibi con conservanti, è in grado non solo di prevenire l’insorgenza di cancro ma anche di tenere sotto controllo la crescita tumorale in diversi stadi della malattia. È inoltre riconosciuto che uno stile alimentare di questo tipo può fornire all’organismo vitamine, sali minerali e altri composti benefici che lo difendono dal cancro e da altre patologie croniche.
Negli ultimi anni è stato confermato che il controllo del peso corporeo ha un ruolo cruciale per le persone che hanno vissuto una storia di cancro. E’ davvero così? Sembra che mantenere il peso nella norma (nella scala dell’IMC tra 18.5 e 24.9) sia in grado di stabilizzare l’assetto metabolico dell’organismo e scoraggiare la crescita tumorale. Allo stesso tempo, una situazione di sovrappeso o obesità causa una serie di stress all’organismo che, in alcuni casi, sembrano favorire la crescita del cancro. Anche l’attività fisica è importante per chi ha avuto un tumore perché contribuisce a dare forza all’organismo e al sistema immunitario, oltre che aiutare a mantenere il peso nella norma.



