Mercoledì, 16 ottobre 2019 - ore 09.04

Pianeta migranti. Dare incentivi ai comuni che accolgono

Che fare quando le strutture di accoglienza cominciano a mancare e si fatica a trovare immobili e disponibilità adeguate all’accoglienza? La Regione Toscana batte strade nuove e propone sperimentazioni innovative tra cui dare incentivi ai comuni che ospitano i rifugiati.

| Scritto da Redazione
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Il modello dell'accoglienza diffusa, è un modello valido e che riscuote consensi ma va adeguato ai numeri delle richieste, oltre che rinforzato nella qualità dell’offerta. E' quanto la Regione Toscana insieme ad Anci cerca di fare attraverso un nuovo protocollo di accoglienza. L'obiettivo è passare progressivamente dall'emergenza a forme di autogestione e formazione, con nel mezzo l'esperienza di un'attività di volontariato.

L’assessore regionale Bugli intervenendo a un recente convegno sull’immigrazione ha detto che “la Regione Toscana aspetta il via libera dal Ministero sulla possibilità di accogliere i richiedenti asilo -quelli che sono qui da più tempo- in famiglia o in appartamenti di privati". La disponibilità degli alloggi c’è: la Regione ha attivato un centralino che in un paio di mesi ha ricevuto seicento telefonate con offerte per 250 posti e 200 case pronte ad essere messe a disposizione. Pensionati, giovani coppie, famiglie senza e con figli hanno telefonato dalle città e dalla campagna, dalla montagna e dalle isole della Toscana. Ma iI via libera dal Ministero, sia pur annunciato, ancora non è arrivato.

Altra strada da percorrere secondo l’assessore, è utilizzare gli immobili liberi e ha chiesto che i vari enti dello Stato mettano a disposizione i propri immobili: quelli dei vari ministeri, dell'Inps e di tutti gli altri enti e aziende statali, sempre da destinare all’ accoglienza diffusa. Inoltre, l’assessore ha chiesto di introdurre degli incentivi per i comuni che accolgono i profughi e dei disincentivi per quei 78 comuni toscani che non lo fanno: “Troviamoci insieme, sediamoci intorno a un tavolo con il Governo, e troviamo delle formule per far funzionare un meccanismo del genere!”

Un’altra possibilità di accoglienza, sempre per l’assessore, è ripopolare i borghi disabitati: “i rifugiati che da più tempo sono in Toscana e sono più autonomi possono essere inseriti in strutture pubbliche disponibili legate alla forestazione e l'agricoltura, oppure in borghi disabitati.” L’esperienza positiva del Comune calabrese di Riace è un esempio da imitare. Ma per far questo serve una maggiore condivisione dei dati sulle competenze e le storie di chi arriva, e la Regione Toscana ha predisposto un software ad hoc.

Resta un problema importante da risolvere: i lunghi tempi per il riconoscimento dello status di rifugiato e l'alta percentuale di diniego.  “Passa almeno un anno per la prima risposta che, in otto casi su dieci, è negativa. Poi c'è l'appello, altri lunghi mesi, dopodiché, se il diniego viene confermato gli ospiti dovrebbero lasciare le strutture che li accolgono. La prima cosa da fare è velocizzare l'esame delle domande da parte delle commissioni. Ma se poi non si prevedono opportune modalità di rimpatrio, anche volontario, corridoi internazionali o incentivi per il ricongiungimento verso familiari che abitano magari in altre nazioni, il rischio è che una buona parte degli ospiti finisca per nascondersi in circuiti irregolari. E non possiamo permettercelo.” Questo impone di occuparci anche di chi non avrà diritto a tutela umanitaria o asilo, con percorsi di accompagnamento od anche progetti di cooperazione internazionale.”

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