Lunedì, 18 gennaio 2021 - ore 20.46

Pianeta migranti. Esodo senza terra promessa tra Medio Oriente ed Europa

“Cacciati e rifiutati”. E’ il titolo del recente dossier della Caritas Italiana sulla Siria.

| Scritto da Redazione
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Ne pubblichiamo una recensione nei giorni in cui è cominciato il programma di rimpatrio dei migranti dalla Grecia, in forza del recente accordo tra l’Unione Europea e la Turchia, aspramente criticato dalle organizzazioni della società civile e per la difesa dei diritti umani, in quanto viola la convenzione di Ginevra del 1951 sul diritto di asilo e la dichiarazione universale  sui diritti dell’uomo del 1948, firmate da tutti i paesi europei. Il rapporto si occupa della situazione della Siria e dei profughi siriani, che hanno certamente tutti i requisiti per accedere alla protezione internazionale, che invece è loro negata, ora che vengono deportati in Turchia , ma anche nel passato.

Il drammatico bilancio dei cinque anni trascorsi si calcola in vite umane: oltre 260 mila i siriani uccisi, secondo stime approssimative, circa 8 milioni gli sfollati all’interno del Paese; circa 4,5 milioni i rifugiati che dal 2011 hanno lasciato la loro terra e che in maggioranza si trovano nei paesi limitrofi: Turchia, Giordania, Libano e Iraq. Certamente i numeri contano, ma l’identificazione “uomo-numero” propria dei media, locali e internazionali, è disumanizzante. I rifugiati non sono solo statistiche ma volti e voci di donne, uomini, bambini e famiglie; ognuno di loro è una storia di guerra, di paura, di persecuzioni, ma anche di coraggio. Proprio a loro vuole dare voce il dossier della Caritas approfondendo le loro condizioni di vita, incontrando e ascoltando le storie di tanti rifugiati siriani attualmente ospitati in Libano.

Un dossier, che ripercorre le fasi salienti del conflitto siriano, la situazione del Paese dopo cinque anni di guerra, lo scenario geopolitico internazionale e che fa luce sulla complessa questione siriana con un’attenzione particolare al punto di vista dei rifugiati. Non solo per i problemi legati all’emergenza e all’assistenza di base, ma per le profonde ferite che lo “status” stesso di rifugiato lascia nello spirito delle persone; per un richiamo alle responsabilità di chi poteva  fermare il conflitto e per tutti quelli che hanno evitato di riflettere su questo dramma e chiudono, oltre alle frontiere, l’umanità stessa, dimenticando che il sonno della ragione e dell’informazione genera i mostri della paura e dell’indifferenza.

Gli attori coinvolti in questa guerra, tra fazioni politiche, milizie e Stati, sono ben 97. Difficile comprendere i ruoli degli Stati nazionali coinvolti (25 in tutto quelli  dichiarati). Gli interessi in ballo sono enormi! Il controllo del più grande bacino di idrocarburi del mondo, ma anche la conquista di una nuova leadership mondiale, per la Russia di Putin, e di una nuova leadership regionale cercata dalla Turchia, dall’Arabia Saudita e dall’Iran.

Infine, in ogni teatro di guerra, così come in ogni teatro, ci sono le comparse. Qui sono gli esseri umani, persone comuni, famiglie, giovani e anziani, donne e uomini, che cercano di fuggire a questa follia. Sono i milioni di profughi che si sono riversati prima in Libano, Turchia, Giordania, poi in Europa, attraversando il mare, rischiando tutto e trovando sempre più ostilità nel continente della libertà e della democrazia che non sa far fronte a una emergenza in cui ha precise responsabilità.

Il 2015 ha visto l’arrivo di oltre un milione di migranti in Europa, di cui il 48% siriani. È solo una piccola parte dei 4,6 milioni di rifugiati siriani nel mondo. I numeri dell’emergenza non sono poi così grandi, se visti nel loro complesso: questo milione di persone equivale allo 0,5% della popolazione dell’Unione europea, che conta complessivamente 500 milioni di abitanti. Eppure queste cifre hanno mandato in tilt un’Europa incapace di darsi una politica estera unitaria sulla Siria e di definire un piano equo di accoglienza e ripartizione dei profughi nel territorio comunitario.

Se le posizioni politiche dei leader europei appaiono inconciliabili in materia di immigrazione, non è lo stesso per i cittadini comunitari. Un sondaggio della fondazione tedesca Bertelsmann, citato dal quotidiano francese Le Monde dice che il 79% dei cittadini dell’Unione europea è favorevole a una ripartizione equa dei profughi siriani tra gli Stati membri. Dice che il 79% di europei vuole il mantenimento dello spazio Schengen, mentre l’87 per cento chiede un rafforzamento delle frontiere esterne dell’Unione, ovvero un approccio comune alla crisi migratoria piuttosto che il ritorno alle frontiere nazionali. Questi dati testimoniano che i leader europei non ascoltano i loro cittadini e  sono convinti che, animati da sentimenti xenofobi, siano ostili a profughi e rifugiati.

 

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