Giovedì, 02 luglio 2026 - ore 06.09

Pianeta migranti. Respingere i migranti economici è un regalo a passeur e caporali.

La politica dei respingimenti mette in strada centinaia e centinaia di migranti. Dove vanno a finire? Cosa ci dobbiamo aspettare in un futuro prossimo?

| Scritto da Redazione
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I migranti economici non fuggono da guerre conclamate come in Iraq e in Siria ma vengono da paesi poveri dove è impossibile sopravvivere o scappano da regimi repressivi che violano ampiamente i diritti umani. Sono considerati migranti di serie B da quando, dopo il vertice straordinario del Consiglio d'Europa il 24 settembre scorso, una circolare ha stabilito per loro procedure standard di individuazione e poi il rimpatrio forzato nei paesi di provenienza. 

Si tratta per lo più di cittadini nordafricani e dell'Africa sub sahariana, dal Sudan al Camerun fino alla Nigeria, Costa d'Avorio, Guinea e Mali, donne e bambini inclusi: persone vulnerabili,  con tanti drammi alle spalle ma per le quali non c'è nessuna considerazione e che vengono respinte a partire dalla loro nazionalità. Devono andarsene presto dalle strutture di accoglienza nonostante la nostra Costituzione (art.10) riconosca il diritto d'asilo  e la Convenzione di Ginevra sui rifugiati ammetta il principio di non 'refulement' (respingimento) in paesi dove le persone hanno la vita e la libertà minacciate, e la povertà estrema si configura sicuramente come una minaccia alla vita. In sostanza  il loro rimpatrio in questi paesi è uno sdoganamento dei rispettivi governi, spesso tiranni e violenti, quasi sempre così corrotti da aver impedito lo sviluppo economico del paese. E sulla corruzione dei paesi africani le responsabilità vanno cercate non solo nella leadership del paese stesso.

Secondo Medici senza Frontiere, subito a ridosso dell'emanazione della circolare, centinaia di migranti sono stati lasciati per strada perché qualificati come “economici” e parecchi di loro, dovendo uscire in fretta dalle strutture di accoglienza, hanno dovuto interrompere perfino i trattamenti sanitari a cui erano sottoposti mettendo così a repentaglio la loro salute.

Anche la Caritas di Cremona, attraverso il suo direttore don Pezzetti, sostiene che una ventina di migranti africani lì ospitati da anni e inseriti in percorsi socio lavorativi nel progetto Sprar, Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, avendo ricevuto il diniego alla protezione, dovrebbero lasciare questi percorsi e cioè la speranza di una vita diversa per essere rimpatriati. “E' rispetto dei diritti umani delle persone - chiede il direttore della Caritas- mettere alla porta queste persone, senza documenti, senza mezzi e per di più in pieno inverno? Queste espulsioni non preparate, espongono i migranti al rischio di entrare in giri pericolosi e ciò potrebbe porci  nel tempo, di fronte a un serio problema sociale di difficile gestione.”

Medici senza Frontiere (MFS) ritiene che la maggior parte dei migranti “respinti” o restano per  strada facendo perdere le loro tracce, o diventano facile preda di spregiudicati  passeur e caporali specialmente nel Sud. Addirittura, gli operatori di MFS hanno avuto modo di avvistare dei pulmini che caricavano i rifugiati appena espulsi dai centri di prima accoglienza. 

La politica dei rimpatri forzati è costosa, inutile e disumana, a detta della rivista Internazionale. Se si guarda ai numeri reali si constata anche una certa enfasi intorno ai rimpatri: nel 2014 in Europa sono stati identificati 441 mila “irregolari” di questi, 252 mila circa hanno avuto il decreto di espulsione ma solo 161 mila sono stati rimpatriati. Ogni espulsione inoltre costa in media 4000 euro e l'Europa negli ultimi  15 anni avrebbe speso circa 11,3 miliardi di euro per espellere i migranti ritenuti irregolari e 1,6 miliardi per rafforzare le frontiere. Si ritiene che questi dati siano sottostimati.

C'è da chiedersi a chi giova la politica dei rimpatri. E' sicuramente un modo di rispondere all'avanzata dei partiti nazionalisti europei come Pegida in Germania, la Lega in Italia, il partito del popolo danese in Danimarca ed altri. Di fronte ai populismi che crescono, si sceglie la strada di respingere i migranti economici per mostrare il polso duro e rispondere alla paure che vengono dalla pancia della gente . Ma quando la politica agisce non secondo razionalità e giustizia ma riduce categorie di persone a strumento funzionale a mantenere il consenso elettorale, non può risolvere i problemi in campo ma concorre a complicarli e a renderli esplosivi. Intanto a pagare per primi sono  proprio i più poveri e i più indifesi che possono essere messi alla porta come se fossero dei vuoti a perdere. Ma, come dice Oliviero Forti responsabile immigrazione Caritas italiana: “non esistono migranti di serie A e B ma solo persone”.  

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