Martedì, 17 settembre 2019 - ore 10.55

Referendum Costituzione. Le ragioni del mio SI di Franco Verdi (Cremona)

Signor direttore, è ormai partita la campagna per il referendum costituzionale d’autunno e vedo molto movimentismo con le provenienze più disparate, sulle ragioni del ‘no’. Provo a ragionare, in contraddittorio, sulle ragioni del ‘Sì’

| Scritto da Redazione
Referendum Costituzione. Le ragioni del mio SI di Franco Verdi (Cremona)

Il punto nevralgico, lo dice bene Francesco Clementi, costituzionalista a Perugia, uno dei saggi della stagione Letta-Napolitano, sta in poche parole ‘con lo stallo si muore’. La tesi è semplice: le nazioni finiscono, muoiono, quando non cambiano. La

sfida della consultazione sarà rendere i cittadini protagonisti del cambiamento dell’Italia, un cambiamento che avviene restando pienamente dentro i valori fondanti della Carta costituzionale. Perdere questa opportunità significa perdersi come Paese. In questo senso è in gioco qualcosa di molto più grande della leadership di Renzi.Si dice che sarà una campagna molto politica per volere-colpa di Renzi. Il premier ha detto una cosa evidente. Questa legislatura è in piedi per fare le riforme, se falliscono bisogna trarne le conseguenze. Partiamo dal 2013, dalle elezioni senza vincitori. Dalla crisi economica che picchiava durissimo. Ne siamo usciti convincendo Napolitano ad un supplemento di sacrificio e con la promessa del Parlamento di fare la

riforma costituzionale e la legge elettorale. A ottobre si chiude il cerchio di questo percorso che è la prima ragione per la quale Renzi è premier. La critica dominante al ddl Boschi è il rischio dell’autoritarismo. Ci sono tre garanzie. La prima è che i poteri del

capo dello Stato non cambiano di una virgola. La seconda è che la riforma non tocca la magistratura e la giustizia. La terza è che le autonomie trovano dignità costituzionale con il nuovo Senato. E c’è anche una quarta garanzia che è la nostra appartenenza all’Europa. Ma i costituzionalisti sono divisi.

Premesso che nessuno ha in tasca la Carta perfetta, non serve una discussione accademica e metafisica. Occorre chiedersi se questa riforma risponde bene alla situazione che viviamo nel Paese e in Europa. Molti analisti e studiosi sono convinti che la

crisi economica si sia accanita contro di noi anche per la fragilità del sistema istituzionale. Una democrazia decidente ha maggiori anticorpi di fronte alle crisi perché più rapida a prendere decisioni. Pensiamo alle conseguenze della

vittoria del No. Si tornerebbe da capo, spalancando la strada ai populismi e alimentando l’idea del Paese immobile

e irriformabile.

Franco Verdi (Cremona)

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