Venerdì, 05 marzo 2021 - ore 05.52

Referendum Lombardo su Autonomia. Ma che significa? Io voto NO Di Giuseppe Azzoni (Cremona)

Signor direttore, passate esperienze di amministratore locale e regionale spero mi supportino nel cercare di valutare questo referendum regionale di cui ormai molto si parla.

| Scritto da Redazione
Referendum Lombardo su Autonomia. Ma che significa? Io voto NO  Di Giuseppe Azzoni (Cremona)

I cittadini lombardi e veneti saranno chiamati a dire Sì o No ad un quesito (generico?) attinente l'attuazione di alcuni articoli della Costituzione. Ci si deve pronunciare sulla possibilità che Lombardia e Veneto dispongano di ulteriori poteri rispetto agli attuali.

È già stato osservato che in proposito un referendum non è richiesto, anzi non è nemmeno citato e non ha poteri abrogativi o propositivi. L'art. 116 della Costituzione prevede invece una iniziativa della Regione interessata che, sentiti gli Enti locali, deve avanzare richieste specifiche, argomentate e nell'ambito di principi generali validi nazionalmente. Mi pare si sorvoli sul se e sul come questo passo necessario la Lombardia l'abbia fatto a tempo debito e con determinazione. Si parla invece di accattivanti miracolosi esiti di un voto referendario che – si dice – ci porterebbe a pagare meno tasse, ad avere più soldi in cassa e più servizi, qualcuno al bar ci aggiunge magari persino... il blocco ai migranti. Naturalmente su questa base imperversano promesse mirabolanti e previsioni plebiscitarie.

Credo però che sarebbe bene capirne di più. Lombardia e Veneto in quali materie intendono assumere nuove competenze al posto dello Stato centrale? Le materie possibili, elencate nell'art. 117 sono molte, ne ho contate 22, e rilevantissime. Commercio con l'estero, sicurezza sul lavoro, istruzione, sanità, sport, ricerca, grandi reti di trasporto, finanza pubblica, giudici di pace, ambiente ed altre ancora. Si tratta già ora di materie soggette al legislatore regionale ma nell'ambito di ‘paletti’ di principio nazionali col meccanismo del concorso tra Stato e Regioni. Un meccanismo che ha prodotto molto contenzioso ma che può essere perfezionato.

Comunque sia, la Lombardia vorrebbe gestire in proprio tutte queste materie o punta particolarmente su qualcuna di esse? Quali rapporti in proposito intende creare la Regione con Comuni e Province (ai quali deve attribuire – art. 118 – le funzioni amministrative per gestire gran parte di esse)? Come pensa di evitare che si creino a Milano nuovi uffici centralizzati (‘ministeri regionali’) paralleli a quelli romani? Come pensa di far sì che la Regione migliori rispetto allo Stato certi fondamentali servizi? Le risposte a queste domande non sono affatto scontate e molte esperienze passate e presenti ce lo mostrano. Ed alla base di tutto ci sono alcuni temi di fondo come il rapporto che può essere costruttivo o divisivo tra Regione, Stato ed Europa; prospettive di privatizzazioni o meno in servizi come la sanità e altri consimili. Al di là del giudizio sulla dubbia utilità di un referendum senza alcun potere decisionale, risposte chiare a domande come quelle sopra enunciate sono indispensabili.

Ad oggi ho colto solo luccicanti ed improbabili promesse che si sposano con parecchie finalità che non condivido. Ad una operazione che peraltro ha già cominciato ad essere strumentalizzata penso proprio che esprimerò un no.

GIUSEPPE AZZONI ( Cremona) 

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