Mercoledì, 25 novembre 2020 - ore 20.15

Scuola, il Comune: "La verticalizzazione è obbligatoria per legge"

| Scritto da Redazione
Scuola, il Comune:

La legge 111/2011, nell’ambito di misure di razionalizzazione della spesa pubblica, prevede l’obbligo di “verticalizzazione” delle scuole dell’infanzia (materne), primarie (elementari) e secondarie di primo grado (medie inferiori) e la costituzione di istituti comprensivi in tutti i casi in cui esistano ancora istituti costituiti solo da scuole per l’infanzia e da scuole primarie o solo da scuole secondarie, la norma prevede che gli Istituti Comprensivi debbano avere un numero minimo di 1.000 studenti.

 

Gli istituti comprensivi sono stati istituiti in molte province, e soprattutto nelle aree extraurbane, fino dalla fine degli anni Novanta. A Cremona città non ne esistevano ancora; gli istituti presenti sono 5 circoli didattici (scuole dell’infanzia + scuole primarie) e 3 scuole secondarie di primo grado (ex scuole medie inferiori).

 

 

LE RESPONSABILITA’ DI COMUNE E PROVINCIA

 

In base alla precedente normativa sul dimensionamento scolastico e sulla delega di competenze in tema di sistema scolastico (DPR 233/1998, Dlgs 112/1998, legge regionale 19/2007) i Comuni e le Province hanno il compito di formulare proposte alla Regione riguardo alle modifiche da realizzare nella rete scolastica.

 

Ogni provincia è divisa in più ambiti, e ogni ambito ha un Comune capofila. Cremona è capofila dell’ambito 9 che comprende Acquanegra Cremonese, Sesto Cremonese, Spinadesco, Bonemerse, Stagno Lombardo, Persico Dosimo, Malagnino e Gerre de’ Caprioli. Il Comune capofila ha l’obbligo di formulare le proposte di modifica consultando tutti i Comuni dell’ambito e tutte le scuole. La Provincia, a sua volta, formula una proposta relativa a tutto il territorio provinciale e la invia alla Regione.

 

A seguito della legge 111/2011 la formulazione delle proposte è diventata obbligatoria: ogni ambito all’interno del quale non c’erano ancora istituti comprensivi è obbligato a proporne la costituzione.

 

Successivamente, a seguito dei ricorsi da parte di alcune Regioni, nel giugno di quest’anno la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità di alcuni articoli di tale legge, riconoscendo la competenza regionale in tema di programmazione scolastica.

 

Proprio a seguito di tale sentenza la Regione Lombardia è intervenuta direttamente e con la Delibera  di Giunta n. 3744 dell’11.07.2012 ha riconfermato l’obbligo per gli enti locali, titolari delle funzioni di programmazione, di procedere al dimensionamento in vista dell’anno scolastico 2013 – 2014. In particolare i Comuni capofila, come il nostro, sono tenuti a presentare una proposta di dimensionamento alla Provincia entro il 10 ottobre. Tale proposta deve essere approvata con delibera di Giunta e deve presentare i pareri di tutti gli enti interessati (gli altri Comuni dell’ambito e le istituzioni scolastiche del territorio).

 

Risulta pertanto evidente che i Comuni e la Provincia non avevano alcun interesse proprio a realizzare il dimensionamento, ma vi sono stati obbligati.

 

LA PROPOSTA FORMULATA DAI COMUNI DELL’AMBITO 9

 

La proposta trasmessa nei giorni scorsi a tutte le scuole dell’ambito è il risultato di un percorso di consultazione, durato quasi un anno e mezzo, condotto in modo partecipato dall’Assessore alle Politiche Educative del Comune di Cremona insieme ai Sindaci dei Comuni dell’Ambito 9, coinvolgendo attraverso numerosi incontri di consultazione i dirigenti scolastici, i presidenti dei Consigli di istituto e le organizzazioni sindacali (in due diversi incontri), oltre che, come naturali interlocutori, l’Amministrazione provinciale e l’Ufficio Scolastico Territoriale.

 

Questo sforzo di condivisione, che molti Comuni della Regione non hanno compiuto in ugual misura, è stato riconosciuto ed apprezzato pubblicamente da molti dei soggetti coinvolti.

 

Inoltre, gli stessi dirigenti scolastici e le organizzazioni sindacali hanno mostrato piena comprensione di un processo che non parte dall’Ente locale ma dal Governo centrale.

 

 

NUMERO DEGLI ISTITUTI COMPRENSIVI: LE RAGIONI CHE HANNO PORTATO A QUESTA SCELTA

 

Per quanto riguarda i tempi, i Comuni dell’Ambito avrebbero potuto, come hanno fatto molti altri Comuni, procedere all’istituzione degli istituti comprensivi già nella prima fase (in molte province i nuovi istituti sono già funzionanti da questo anno scolastico) ma hanno deciso di rinviare proprio per valutare meglio la situazione, considerando le complessità del nostro territorio.

 

Questo ha portato anche, dopo avere ascoltato i pareri di molti dirigenti scolastici e dei sindacati, a decidere per la costituzione di cinque Istituti Comprensivi anziché di quattro, come era stato inizialmente proposto.

 

Tale decisione risponde alla volontà di evitare la nascita di Istituti sovradimensionati, nonché di limitare i costi dell’operazione (in particolare preservando un posto da dirigente e uno di direttore amministrativo, oltre al personale amministrativo e ATA) in una fase in cui le scuole devono già subire una drastica diminuzione di risorse, e in un territorio che aveva già proceduto in passato alle necessarie razionalizzazioni.

 

Inoltre, nel territorio extraurbano esistono già alcuni istituti comprensivi con un numero di alunni basso (in particolare Pizzighettone e San Bassano), rispetto ai quali è possibile che già nei prossimi anni la Regione chieda nuovi interventi, che potrebbero presupporre ulteriori riorganizzazioni.

 

Come è stato più volte raccomandato dai dirigenti scolastici e dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali, il disegno degli istituti comprensivi si è basato innanzitutto sui flussi di utenza (per ogni scuola primaria si è analizzato verso quali scuole secondarie si dirigono in prevalenza gli alunni), e sul territorio (cercando per quanto possibile di individuare aree omogenee della città), ma considerando anche due elementi:

 

1)      da un lato la scuola Campi ha subito negli ultimi anni una progressiva perdita di utenza, e quindi i flussi attuali non rispecchiano il bacino di utenza storico ne’ le potenzialità della scuola, che si è ritenuto opportuno valorizzare, considerando anche l’ingente investimento economico dell’Amministrazione per il suo recupero negli anni Novanta;

 

2)      dall’altro la scelta dei cinque istituti comporta l’assegnazione del quinto istituto alla media di Sesto, situata fuori città. A questa scuola risultano naturalmente collegati i plessi di Spinadesco, Acquanegra e anche Cavatigozzi dove dall’anno scorso sono affluiti gli scolari della ex primaria di Spinadesco. La formulazione della proposta dei cinque plessi, così come ultimamente definita, ha trovato il consenso unanime dei sindaci coinvolti. Essi hanno ragionato anche in funzione del tema, che tutti i piccoli comuni dovranno affrontare nei prossimi mesi, delle gestioni associate di servizi e funzioni. Tuttavia, a causa degli standard imposti dalla normativa (minimo 1.000 alunni), questo istituto non ha i numeri per reggersi da solo e quindi risulta necessario aggregare ad esso uno o più plessi di città.

 

 

LE OBIEZIONI MOSSE ALLA PROPOSTA DELL’AMBITO 9

 

Intendiamo riprendere alcuni punti contestati in questi giorni:

 

1)      possibilità di non verticalizzare oggi: in più occasioni i referenti della scuola hanno insistito sul fatto che sarebbe possibile, poiché la legge nazionale è stata dichiarata nulla dalla Corte Costituzionale, non procedere al dimensionamento in quanto la DGR regionale non sarebbe vincolante. Non è così, al contrario, la DGR è atto vincolante di programmazione in base alla Legge regionale 19/2007 sulla programmazione dei servizi scolastici ed educativi. Inoltre proprio la Corte Costituzionale ha riconosciuto, con la propria sentenza, la competenza regionale in materia.

2)      possibilità di costituire istituti comprensivi aggregando tra loro solo scuole primarie e/o solo scuole secondarie: anche questo non è possibile, in quanto la stessa DGR 3744/2011 esplicita nuovamente il criterio della verticalizzazione, cioè gli istituti comprensivi devono essere costituiti da scuola primaria e scuola secondaria

3)      assenza della scuola per l’infanzia nel secondo istituto comprensivo: non è formalmente obbligatorio che gli istituti comprensivi contengano anche plessi di scuola per l’infanzia, soprattutto in territori dove vi sono molte scuole infanzia comunali. In questi casi le scuole comunali rappresentano il bacino d’utenza naturale del comprensivo anche se, giuridicamente, ne fanno parte. E’ il caso del secondo istituto comprensivo, che è disegnato sul territorio del quartiere Po. Qui non vi sono scuole per l’infanzia statali, mentre vi sono le scuole comunali Martini e Agazzi. Sul tema, prima di approvare definitivamente il piano, è stato rivolto un quesito formale alla Regione, attraverso la Provincia di Cremona, che ha risposto positivamente. Si segnala che una situazione analoga è presente nel territorio cremasco ed in particolare nel Comune di Rivolta d’Adda.

4)      squilibrio numerico: rispetto al sovra – e sottodimensionamento di alcuni istituti occorre tenere conto che, nell’immediato, l’utenza di alcune scuole continuerà a compiere scelte diverse da quelle definite dalla verticalizzazione. Inoltre le specificità delle singole scuole secondarie (es. corsi musicali, scientifici, laboratori ecc.) potranno determinare i flussi di utenza. Queste anomalie risultano inevitabili a causa della scelta dei cinque istituti comprensivi - che falsa in parte la logica territoriale ma che è stata fatta appunto per accogliere le richieste pervenute con forza dal territorio - ma riteniamo che potranno essere anche governate attraverso accordi tra gli istituti, purché i dirigenti scolastici mostrino buona volontà e spirito di collaborazione.

 

 

 

CONCLUSIONI

 

Occorre comunque ricordare anche che, una volta realizzati gli accorpamenti, se una famiglia, al termine dei cinque anni di scuola elementare, vorrà iscrivere il figlio ad una scuola media che fa parte di un altro istituto comprensivo potrà farlo.

 

Intendiamo pertanto tranquillizzare le famiglie rispetto alla possibilità di continuare a scegliere liberamente il percorso di studi che opzioneranno e ricordiamo loro che gli uffici comunali e provinciali, nonché l’Ufficio Scolastico Territoriale, sono a loro completa disposizione per ogni informazione in merito.

 

 

LA DIRIGENTE DELL’UFFICIO SCOLASTICO TERRITORIALE

Francesca Bianchessi

 

L’ASSESSORE PROVINCIALE

Paola Orini

L’ASSESSORE DEL COMUNE DI CREMONA

Jane Alquati

IL SINDACO DI ACQUANEGRA CREMONESE

Luciano Lanfredi

 

IL SINDACO DI SESTO CREMONESE

Carlo Vezzini

IL SINDACO DI SPINADESCO

Ferruccio Peccati

IL SINDACO DI PERSICO DOSIMO

Monica Zelioli

 

IL SINDACO DI MALAGNINO

Alessandro Scandolara

IL SINDACO DI BONEMERSE

Luigi Guarneri

IL SINDACO DI GERRE DE’ CAPRIOLI

Silvio Guereschi

IL SINDACO DI STAGNO LOMBARDO

Giovanna Donatella Mazzeo

 

 

 

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