Domenica, 17 novembre 2019 - ore 20.50

Tav Brescia-Verona: dopo flop bando rivedere il progetto Dario Balotta (Europa Verde)

E ora, questo ennesimo ritardo a chi dovrà essere messo in conto? A Pizzarotti?

| Scritto da Redazione
Tav Brescia-Verona: dopo flop bando rivedere il progetto Dario Balotta (Europa Verde)

Tav Brescia-Verona: dopo flop bando rivedere il progetto Dario Balotta (Europa Verde)

Il bando da 205 milioni di euro pubblicato dal Consorzio Cepav 2 per la realizzazione della galleria di Lonato, l’intervento più complesso della linea ad alta velocità Brescia-Verona, è andato deserto e genererà uno slittamento nell’inizio dei lavori di almeno otto mesi. Un ritardo che  apre la possibilità di una revisione radicale del progetto, trasformandolo da linea AV a quadruplicamento dei binari con fermata sul Garda: l’unico modo per rendere utile il progetto sia ai treni veloci che a quelli merci, senza escludere - come al solito - i fanalini di coda del trasporto pendolari.

​E pensare che nel marzo scorso Pizzarotti, l’azionista tecnico/operativo del consorzio (a cui partecipa con il 27 per cento delle quote, assieme a Saipem con il 59 e IMC Maltauro con il 13 per cento), aveva minacciato  di chiedere i danni al  Ministero dei Trasporti per i ritardi che sarebbero derivati dall’attesa dei risultati dell’analisi costi benefici eseguita dai tecnici incaricati dallo stesso ministero. Analisi che, una volta conclusa, aveva dato esito negativo, prevedendo una perdita netta di 2,4 miliardi di euro che renderebbe la Brescia-Verona-Padova una delle opere con i più alti costi per chilometro realizzato.

E ora, questo ennesimo ritardo a chi dovrà essere messo in conto? A Pizzarotti?

Questa vicenda dimostra che non c’è “sblocca cantieri” che tenga: gli ostacoli alle grandi opere derivano dall’adozione di  meccanismi di gara obsoleti, incapaci di velocizzare la realizzazione delle opere e che, anzi, favoriscono il far west negli appalti ai danni delle casse pubbliche. Invece di adottare regole chiare, semplici e veloci come quelle di altri paesi europei che hanno recepito gli indirizzi dell’Unione Europea sugli appalti, l’Italia continua a mostrare gravi carenze di trasparenza e a essere vulnerabile di fronte a fenomeni di corruzione, grazie a norme che premiano il contenzioso tra imprese e stazione appaltante piuttosto che disincentivarlo.

Dario Balotta (Europa Verde)

Milano 24 ottobre 2019

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