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TI RACCONTO ARTEMISIA GENTILESCHI. L’ARTISTA DEL TÈLOS | Simone Fappanni

PRESENTAZIONE IN BIBLIOTECA DEL LIBRO DI Simone Fappanni venerdì 19 settembre alle 16,30 alla Biblioteca Statale di Cremona

| Scritto da Redazione
TI RACCONTO ARTEMISIA GENTILESCHI. L’ARTISTA DEL TÈLOS | Simone Fappanni

TI RACCONTO ARTEMISIA GENTILESCHI. L’ARTISTA DEL TÈLOS: PRESENTAZIONE IN BIBLIOTECA DEL LIBRO DI FAPPANNI

CREMONA. Ti racconto Artemisia Gentileschi. L’artista del tèlos è il titolo del nuovo libro di Simone Fappanni, insegnante, critico, storico dell’arte e ideatore di Art is line blog, che sarà presentato venerdì 19 settembre alle 16,30 alla Biblioteca Statale di Cremona nell’ambito della rassegna “Books and Tea”. L’ingresso è libero; al termine saranno offerti te e biscotti. L’autore dialogherà con Mara Conserva ed Enza Longo.  Il volume propone un profilo biografico dell'affascinante figura di Artemisia Gentileschi, pittrice barocca di origine romana la cui vicenda artistica e umana negli ultimi decenni è tornata con forza al centro dell’attenzione sia storica sia culturale. Il testo, corredato da numerose tavole che riproducono i quadri dell’artista, si inserisce in quel filone di divulgazione storica volto a rendere più fruibile, anche per un pubblico meno specialistico, la complessa parabola della vita di una delle poche artiste donne riconosciute nel panorama italiano e internazionale tra XVI e XVII secolo. S’inizia dall’infanzia di Artemisia, trascorsa nella bottega del padre Orazio Gentileschi, anch’egli pittore stimato e attivo in Roma in un periodo di grande fermento artistico. Un’attenzione particolare è riservata alla formazione della giovane artista, che, sin dalle prime opere, dimostra non soltanto talento, ma soprattutto una spiccata capacità di cogliere la drammaticità dei soggetti e delle situazioni, probabilmente favorita dall’intenso clima culturale e intellettuale nel quale è immersa. L’autore affronta con attenzione il nodo cruciale della biografia di Artemisia: la violenza subita da Agostino Tassi e il celebre processo che ne conseguì. Questo evento costituisce un punto di svolta sia nella vicenda esistenziale dell’artista sia nella sua produzione pittorica. Il racconto è saldo sul piano documentario e analitico, evitando inutili morbosità e offrendo uno sguardo attento alla complessità psicologica della protagonista. Il processo viene descritto non solo come uno scandalo dell’epoca, ma come un evento che ha inciso profondamente sull’identità artistica stessa di Artemisia. Il testo si sofferma sulle principali opere dell’artista, che vengono inquadrate nel loro contesto storico e iconografico. Si evidenzia l’evoluzione dello stile di Artemisia, dalla fase più prossima al caravaggismo fino alla maturità, caratterizzata da una maggiore autonomia e da un uso della luce e del colore che la distinguono nettamente dai colleghi e dalle colleghe sue contemporanee. Particolare interesse riveste l’analisi di dipinti come “Giuditta che decapita Oloferne” e “Susanna e i vecchioni”, opere che — oltre al raffinato virtuosismo tecnico — vengono lette come metafore della resilienza personale e intellettuale della pittrice. Uno degli aspetti cruciali sviluppati nel libro concerne la ricostruzione dei viaggi e dei soggiorni della pittrice, dalle tappe italiane (Roma, Firenze, Napoli, Venezia) fino all’esperienza inglese, che si rivelò fondamentale anche per il consolidamento della sua fama internazionale. In questi passi emerge la capacità di tratteggiare non solo la dimensione intima dell’artista, ma anche il fitto intreccio di relazioni, committenze e influenze che determinarono il suo successo nonostante le oggettive difficoltà di essere donna in un ambiente fortemente maschile e patriarcale.

INTERVISTA ALL’AUTORE

Un altro libro su Artemisia? «Direi un libro “diverso” su Artemisia, un compendio che vuole essere una guida, anche per i non “addetti ai lavori” per avvicinare una pittrice dal talento cristallino, per troppo tempo sottovalutata e dimenticata».

Per quali motivi? «Le ragioni sono diverse e oggetto di discussione fra i critici. Le principali sono legate al fatto che, nel Seicento, era rarissimo che una donna potesse riuscire ad avere tanto successo nell’arte. Anzi, erano praticamente escluse dai consessi e dalle accademie che potevano spianare la strada ad ottenere importanti commissioni. Pertanto, dopo la sua morte, cadde nell’oblio. Inoltre, molti suoi lavori furono attribuiti al padre, Orazio Gentileschi. Non da ultimo, com’è noto, fu vittima di stupro e il processo che ne derivò ebbe un grande clamore. Venne addirittura torturata e sottoposta a pubbliche visite ginecologiche per “accertare la verità”. Lei confermò tenacemente di essere stata violentata. Purtroppo l’autore di questo atto inqualificabile ottenne una condanna ridicola, ovvero lasciare Roma, la città dove lavorava. E l’opinione pubblica, per usare un termine moderno, non si schierò con lei, tant’è vero che si guadagnò l’ingiusta nomea di persona poco seria».

Come ha influito su Artemisia questo fatto? «Il trauma dello stupro e quello di un dibattimento conclusosi sostanzialmente a suo sfavore ha condizionato non solo la sua vita ma, secondo una parte della critica, m anche una parte della sua pittura, come ad esempio la violenza presente in una delle sue tele più famose, Giuditta che decapita Oloferne, di cui conosciamo due versioni di mano certa, una conservata a Capodimonte, l’altra agli Uffizi».

C’è un quadro che più la rappresenta? «L’opera che, a mio avviso, la rappresenta in maniera più efficace è il suo celebre Autoritratto in veste di pittura, riprodotto nelle prime pagine del libro. In esso si rappresenta in abiti da lavoro, con un semplice grembiule, anziché in abili eleganti corredati da preziosi gioielli. In questo modo sembra volere affermare la sua identità di artista».

Qual è la sua “eredità artistica”? «Sicuramente quella di una grande pittrice barocca, capace di affrontare temi complessi e affascinanti infondendo in essi una cifra stilistica molto personale, sia nei soggetti sacri che in quelli, per così dire, laici, andando a toccare, con molta raffinatezza, persino tematiche erotiche e sensuali. Non di meno, e qui mi riferisco a lavori attribuiti a lei recentemente, pezzi in cui si osserva l’attenzione verso donne che hanno subito violenza, come Lucrezia».

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