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Stati Generali delle Donne LE PAROLE CONTANO. LA CONVENZIONE DI ISTANBUL NON È OPZIONALE

Ogni donna deve capirlo per sé stessa, per le proprie figlie e per le proprie nipoti: i diritti non sono scontati

| Scritto da Redazione
Stati Generali delle Donne LE PAROLE CONTANO. LA CONVENZIONE DI ISTANBUL NON È OPZIONALE

Stati Generali delle Donne LE PAROLE CONTANO. LA CONVENZIONE DI ISTANBUL NON È OPZIONALE

Roma, 12 agosto 2026

Le dichiarazioni dell’europarlamentare Roberto Vannacci, con i suoi riferimenti a un presunto “suprematismo maschile”, non sono un’opinione politica. Sono un attacco ai principi fondamentali su cui si regge la convivenza democratica e la tutela dei diritti delle donne.

Chi ha prestato servizio presso l’Esercito Italiano, e oggi rappresenta l’Italia presso il Parlamento Europeo, ha il dovere istituzionale di mantenere un linguaggio e un comportamento adeguati al ruolo ricoperto. Un ruolo che impone il rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato, a partire dalle norme internazionali che l’Italia ha scelto di adottare.

Ci riferiamo in primo luogo alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, la Convenzione di Istanbul.

Promossa dal Consiglio d’Europa nel 2011 e ratificata dal Governo italiano nel 2013, è legge dello Stato italiano. Impone a tutte le istituzioni e a chi le rappresenta di contrastare gli stereotipi di genere, i pregiudizi e le pratiche che legittimano la violenza.

Le parole di Vannacci vanno nella direzione opposta.

Negano decenni di lotte, di conquiste, di leggi. Riaffermano una visione gerarchica e di dominio che la Convenzione di Istanbul definisce esplicitamente come una delle cause culturali della violenza di genere.

Le parole contano. La parola crea.

Quando un uomo delle istituzioni parla di “suprematismo maschile” come modello, normalizza la disuguaglianza. E quando la disuguaglianza viene normalizzata, la violenza trova terreno fertile.

Non possiamo permetterci passi indietro.

Non possiamo tornare al medioevo del patriarcato.

Ogni donna deve capirlo per sé stessa, per le proprie figlie e per le proprie nipoti: i diritti non sono scontati. Vanno difesi ogni giorno, anche dalle illazioni di chi dovrebbe per primo tutelarli.

Gli Stati Generali delle Donne chiedono a tutte le istituzioni italiane ed europee di prendere le distanze con fermezza da queste affermazioni e di ricordare che la Convenzione di Istanbul non è una linea guida: è un obbligo.

Isa Maggi

per gli Stati Generali delle Donne

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