Trasparenza retributiva: dal 7 giugno è legge in Italia
Dal 7 giugno anche l’Italia ha recepito la Direttiva Europea 2023/970 sull’equità salariale. La norma introduce misure vincolanti per garantire la parità di retribuzione tra uomini e donne a parità di lavoro, promuovendo la trasparenza salariale nelle aziende.
I numeri: 1 lavoratore su 5 cambia se manca trasparenza
Secondo un sondaggio su oltre 4.000 persone in Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Francia, Germania e Singapore, pubblicato dal New York Post:
- 81% ritiene la trasparenza retributiva fondamentale in azienda
- 18% è pronto a cambiare impiego in sua assenza
- 37% chiederebbe di introdurla per vie formali
In fase di colloquio, se l’azienda non la prevede: il 37% chiederebbe di inserirla a contratto, il 17% una retribuzione più alta, l’11% avviserebbe altri candidati.
Chi la richiede di più: Millennial e “colletti bianchi”
L’impatto sulla retention cambia per settore e generazione. Nei servizi professionali, scientifici e tecnici la trasparenza riduce il turnover del 36%. In hospitality, ristorazione e retail del 28%.
A livello generazionale guidano i Millennial: +trasparenza = -32% turnover. Seguono Gen X con -28% e Baby Boomer con -21%. Per i Gen Z l’effetto è opposto: +3% di ricerche di nuovo lavoro.
Il 18% degli intervistati si dichiara insoddisfatto dello stipendio: per sentirsi adeguatamente retribuiti servirebbe un aumento medio del +32%.
Perché conta: produttività e coerenza
Studi sul tema evidenziano che la trasparenza verticale aumenta la consapevolezza sui potenziali guadagni legati alla carriera, stimolando impegno e produttività in contesti meritocratici.
La nuova norma non chiede solo conformità legale, ma coerenza organizzativa: spiegare i criteri salariali, gestire le aspettative e rendere chiari i percorsi di carriera diventa centrale per attrarre e trattenere le competenze.
red/welcr/AI



