Giovedì, 17 ottobre 2019 - ore 12.50

Università Ricercatori, la mobilitazione continua

Dopo le assemblee dell'autunno, i precari dell'università non fermano la protesta negli atenei italiani. Questa settimana incontri a Bologna e Modena. “Solo il 9% diventa professore, gli altri vengono espulsi dal sistema. Servono risposte urgenti”

| Scritto da Redazione
Università Ricercatori, la mobilitazione continua

Università Ricercatori, la mobilitazione continua

Dopo le assemblee dell'autunno, i precari dell'università non fermano la protesta negli atenei italiani. Questa settimana incontri a Bologna e Modena. “Solo il 9% diventa professore, gli altri vengono espulsi dal sistema. Servono risposte urgenti”

Non si ferma la mobilitazione dei “Ricercatori determinati”. Dopo le assemblee dell'autunno scorso, i precari dell'università continuano la loro protesta con il tour primaverile di aprile e maggio negli atenei. La piattaforma rivendicativa “Stesso Lavoro. Stessi Diritti. Perché Noi No?” resta la stessa, di sempre, così come l’appoggio di Flc Cgil e Adi per discutere “un sistema del reclutamento ordinato e ciclico” e una riforma del pre-ruolo necessaria “per dare certezza e stabilità agli organici di ricerca e docenza”.

Questa settimana sono previste due iniziative: oggi, 13 maggio, a Bologna e domani, 14 maggio, a Modena. Per la settimana prossima sono addirittura quattro gli appuntamenti in programma: il 20 a Firenze, il 21 a Pisa, il 22 a Torino e il 23 a Padova.

Il 14 maggio in Piazza di Montecitorio anche i lavoratori degli Enti di ricerca faranno sentire la propria voce con un presidio per la ricerca pubblica e per la stabilizzazione dei precari. Iniziativa unitaria è nata dai dipendenti del Cnr, e poi si è estesa.

Il tema del precariato dei ricercatori universitari, in effetti, resta centrale. Ad oggi, fa sapere la Flc, “solo il 9,2% dei precari universitari riesce a raggiungere il ruolo di professore a tempo indeterminato”. Tutti gli altri vengono espulsi dal sistema. Per questo “un intervento urgente è necessario, ma questo non può essere altro che un investimento su università e ricerca in linea con quello delle grandi democrazie europee”.

Intanto una recente ordinanza del Tar del Lazio, che ha rimesso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea un ricorso intentato da un ricercatore, evidenzia l’ormai insostenibile abuso da parte degli atenei dei contratti a tempo determinato, che si somma alle diverse tipologie di contratti parasubordinati. Nel mese di maggio in Parlamento dovrebbe essere incardinata una proposta di legge su preruolo unico e già in Commissione istruzione si sta discutendo un piano di riarticolazione del reclutamento universitario.

Per tutte queste ragioni Flc e Adi proseguono, insieme a tante realtà locali, la mobilitazione dei Ricercatori Determinati, in un calendario di assemblee diffuse “con l’obiettivo di discutere dei contenuti delle proposte in campo e rafforzare la partecipazione e la mobilitazione dei precari della ricerca e della didattica universitaria”. “Non c'è più tempo – dicono –, servono riposte concrete e adeguate”.

Fonte rassegna sindacale

  

 

 

 

 

 

 

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