Il 30 ottobre 2015 i poliziotti, dopo mesi di appostamenti e controlli su strada, erano passati all’azione sorprendendo i cinque pusher (di età compresa tra i 20 e i 40 anni, tutti clandestini e con precedenti di polizia, conosciuti dai loro clienti con nomignoli quali “Zac”, “Mimmo”, “Simo” e “Van Damme”) in flagrante spaccio di droga. Gli stranieri, dopo essersi distribuiti ruoli e postazioni di “lavoro”, nella zona boschiva ai margini di Busto Arsizio, denominata “quattro strade”, ricevevano quotidianamente la visita di numerosi tossicodipendenti, provenienti anche da altre province, ai quali vendevano dosi di eroina, cocaina e hascisc.
Il blitz della Polizia di Stato, che con numerosi agenti aveva circondato la zona prima di intervenire nel fitto della vegetazione, aveva permesso di fermare i cinque nonostante un tentativo di fuga e di sequestrare droga e denaro oltre a coltelli, un machete, una mannaia ed una pistola scacciacani utilizzati dai maghrebini per scoraggiare appartenenti alle Forze dell’Ordine o concorrenti nello spaccio.
A distanza di qualche mese da quell’intervento la squadra investigativa del Commissariato ha ricostruito una serie di episodi di spaccio di droga a numerosi acquirenti, diversi da quelli identificati il giorno dell’arresto in flagranza di reato, che hanno indotto l’Autorità Giudiziaria a emettere il nuovo provvedimento restrittivo, notificato ai cinque dai poliziotti nel carcere di Busto Arsizio.
L’Ordinanza comporterà il prolungamento della permanenza dietro le sbarre degli spacciatori.
Fonte Polizia di Stato



