Giovedì, 13 maggio 2021 - ore 04.05

Voto all’ONU per la Palestina| M.Pezzoni

| Scritto da Redazione
Voto all’ONU per la Palestina| M.Pezzoni

Il Presidente palestinese Abu Mazen, ovvero Mahmoud Abbas,  ha ottenuto di far votare oggi, giovedì 29  novembre, dall’Assemblea generale una risoluzione che riconosce alla Palestina il diritto di essere riconosciuto come Stato osservatore dell’ONU. E’una vittoria diplomatica che potrebbe rilanciare il ruolo internazionale dell’Autorità Nazionale Palestinese indebolito, se non oscurato, dai recenti avvenimenti di Gaza. Non è un caso che Hamas, rivale della ANP, non sia interessata a questo riconoscimento che, invece, mette in difficoltà alcune diplomazie occidentali fino al punto di lasciar intravvedere alcune conseguenze negative se non vere e proprie ritorsioni. 
Il progetto di risoluzione, che potrebbe raccogliere i voti del maggior numero di Stati membri dell’Assemblea generale dell’ONU, accorda alla Palestina lo status di “Stato osservatore membro” delle Nazioni unite e esprime “la speranza che il Consiglio di sicurezza lo consideri in maniera favorevole”. Tale candidatura è stata depositata nel mese di settembre 2011 da Abu Mazen con l’intento dichiarato di coinvolgere la Comunità internazionale nel riavviare il processo di pace tra israeliani e palestinesi, per verificare se si crede davvero ancora alla possibilità di due popoli e due Stati.
Chi crede opportuna e possibile una ripresa dei negoziati per arrivare a “una pacifica  risoluzione” del conflitto con la costituzione di uno Stato palestinese che debba  “vivere ai confini di Israele in pace e in sicurezza sulla base degli accordi di frontiera del 1967”, perché mai dovrebbe opporsi al riconoscimento giuridico internazionale della Palestina, in coerenza con le precedenti risoluzioni dell’ONU ?
Lo status di Stato osservatore permetterà alla Palestina di aderire a numerose organizzazioni e trattati internazionali, tra i quali la Corte penale internazionale (CPI) o la quarta convenzione di Ginevra sulla protezione dei civili. Il ministro palestinese degli Affari esteri Riyad al-Maliki ha affermato che “alcuni Stati sono inquieti riguardo alla nostra possibilità di ricorrere alla CPI e ci hanno ammonito di  non impegnarci in questa via, ma abbiamo rifiutato”.  Il progetto di risoluzione sarà inizialmente presentato a  nome di 60 Stati membri, ma il numero di Stati potrebbe raggiungere le cento unità.
Tra gli europei la Spagna, la Francia, la Svizzera, la Danimarca e l’Austria hanno annunciato che voteranno a favore della risoluzione palestinese. Anche per il ruolo che ha nel Mediterraneo speriamo e fortemente chiediamo che lo faccia anche l’Italia. L’altro paese, membro permanente del Consiglio di sicurezza, la Gran Bretagna, ha annunciato che si asterrà mentre la Germania ha escluso di votare mentre Israele e gli Stati Uniti  si oppongono categoricamente alla stessa iniziativa e non solo al contenuto del progetto.
Il Dipartimento di Stato americano ha giudicato inopportuna anche se legittima la forzatura palestinese e ha anticipato che, come conseguenza, non bisognerà contare su una risposta favorevole del Congresso sullo sblocco dei 200 milioni di dollari di aiuti promessi da Washington. La Lega araba invece ha promesso 100 milioni di dollari in caso di sanzioni finanziarie israeliane e americane.
E’ bene ricordare infine che la data del 29 novembre ha un grande valore simbolico, in quanto ricorda l’anniversario dell’adozione da parte dell’Assemblea generale dell’ONU del Piano di partizione della Palestina che, nel 1947, deliberò la nascita di uno Stato ebraico e uno Stato arabo.
Marco Pezzoni

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