La gestione delle operazioni di scrutinio della Circoscrizione estero durante le tornate elettorali è “critica” e presenta “gravi problematicità”. Così si è espresso Giuseppe Meliadò, presidente della Corte di appello di Roma, in audizione il 20 aprile alla Giunta delle elezioni nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sul voto degli italiani all’estero.
Un grido d’allarme già lanciato negli ultimi anni: l’ultimo in ordine di tempo nel 2020 in occasione del referendum costituzionale. Meliadò sottolinea la “mutazione del numero degli elettori”: dal 2001, quando è entrata in vigore la legge Tremaglia che disciplina il voto all’estero, il numero degli elettori è passato da uno a cinque milioni.
“Nonostante l’aumento esponenziale nulla è cambiato, è rimasta immutata la competenza esclusiva delle operazioni di scrutinio alla Corte d’appello di Roma”, prosegue Meliadò ricordando la proposta di legge che propone di suddividere tra Corti d’appello la gestione dello scrutinio. Meliadò spiega che “per la sola Circoscrizione estero si devono gestire 1700 seggi concentrati in un unico ambiente a cui si aggiungono i 5000 seggi di tutto il Lazio”.
L’unico ambiente è Castelnuovo di Porto, vicino Roma, dove si svolgono le operazioni di scrutinio che coinvolgono “più di 10mila persone tra scrutatori e presidenti di seggi a cui si aggiungono oltre 1000 persone per i servizi accessori. Già nel 2018 – afferma Meliadò – si sottolineava come era impossibile far fronte a questo onere in tempi ristretti. All’inizio quest’anno abbiamo poi inviato una lettera ai ministri della Giustizia e dell’Interno sottolineando la gravità della situazione e dicendo senza mezzi termini che se non si pone mano al problema non siamo in grado di garantire i risultati in tempi utili”. Se poi con il referendum c’è una “maggiore abilità”, con le elezioni politiche le problematicità diventano “insostenibili”; anche perché “con questi numeri non si rende agibile la possibilità di garantire il rispetto dei tempi e della dovuta serietà delle operazioni di scrutinio”, conclude Meliadò sottolineando anche che “strumenti di
informatizzazione le renderebbero più sicure e trasparenti”.
A ribadire le criticità delle operazioni è Tommaso Picazio, presidente vicario della Corte di appello di Roma e già presidente dell’Ufficio Centrale per la Circoscrizione Estero che ribadisce il “problema logistico: l’allocazione di un numero così alto di seggi”. “C’è l’esigenza di decentrare”, prosegue Picazio ricordando che “alla presidenza del Consiglio è in discussione un testo che dovrebbe essere introdotto in un decreto legge che anticipa la ripartizione tra quattro sedi: Roma, Firenze, Bologna e Milano, un primo approccio pratico per cercare di risolvere il problema”.
L’articolo 12 della legge Tremaglia, poi, stabilisce che le schede votate dalle sedi consolari devono pervenire in Italia entro le ore 16 del giovedì antecedente la data delle votazioni in Italia. “Un orario vessatorio, per il futuro si può pensare di anticipare al martedì antecedente il voto. Sarebbe un intervento prezioso”, prosegue Picazio sottolineando che il luogo dove si svolgono gli scrutini a Castelnuovo di
Porto è “un disastro, un edificio fatiscente”. Per quanto riguarda il numero delle Circoscrizioni e il voto a distanza, si tratta di “un discorso politico”, conclude Picazio ribadendo che “il sistema perfetto non esiste ma sicuramente quello attuale ha molte falle”.
(NoveColonneATG)



