Mercoledì, 25 novembre 2020 - ore 17.50

Annicco Presentazione libro ‘ Come le Rondini’ dell’autore Alfredo Azzini Memo di Agostino Melega

Domenica 23 dicembre 2018 ore 18 Sala della comunità - Annicco Piazza Garibaldi La lettura di “Come le rondini”, l’autobiografia infantile di Alfredo Azzini – “Alfredino” lo si chiamava in casa mia –, ha provocato in me un rimando immediato verso un comune tesoretto che conserviamo entrambi nel cuore e nella mente: il paese della nostra fanciullezza: Annicco, il mitico Nìch.

| Scritto da Redazione
Annicco  Presentazione libro ‘ Come le Rondini’ dell’autore Alfredo Azzini Memo di Agostino Melega

Annicco  Presentazione libro ‘ Come le Rondini’ dell’autore Alfredo Azzini Memo di Agostino Melega

Domenica 23 dicembre 2018 ore 18  Sala della comunità - Annicco Piazza Garibaldi La lettura di “Come le rondini”, l’autobiografia infantile di Alfredo Azzini – “Alfredino” lo si chiamava in casa mia –, ha provocato in me un rimando immediato verso un comune tesoretto che conserviamo entrambi nel cuore e nella mente: il paese della nostra fanciullezza: Annicco, il mitico Nìch.

   Pagina dopo pagina si sono dischiusi, nei riflessi e negli approfondimenti di questa commovente testimonianza, i tanti siparietti di un’esperienza condivisa di vita, che hanno lasciato riapparire, l’uno dopo l’altro, o meglio, l’uno dentro l’altro, i momenti di una dimensione evocativa coinvolgente, come se le pagine del lessico familiare di Alfredo proponessero al lettore un intimo gioco emotivo, a guisa di tante scatole cinesi o di bamboline russe sovrapposte.

   Od anche, per usare dei termini cinematografici, si viene accompagnati all’interno di un filmato di suggestioni, dove le sequenze fissate dapprima in campi lunghi passano ad offrirti dei primi piani significativi, con la successiva messa a fuoco accurata dei dettagli. 

   Alla ricucitura del montaggio variegato d’immagini manca solo la musica d’accompagnamento per offrirti la dimensione del rivivere nell’anima, attimo per attimo, nel turbinio dei sentimenti,  quella stagione lontana, e nel contempo così vicina, così intimamente connessa con l’area degli affetti. Ma la musica, a pensarci bene, te la danno le parole e le frasi in dialetto annicchese, con i loro accenti e le loro sfumature semantiche, con i loro suoni e ritmi identitari, che molto opportunamente Alfredo ha inserito nella dinamica del racconto. 

   Riga dopo riga, sorpresa dopo sorpresa, emozione dopo emozione, viene insomma riportato alla luce un mondo che si è depositato nell’animo di chi ha vissuto quegli anni; un mondo nascosto e coperto dalle varie esperienze di vita susseguitesi dopo le tenere esperienze  trascorse all’ombra del campanile di San Giovanni Battista, patrono del paese e del suo lussureggiante contado. 

    Attraverso questo felice testo identitario è stato come recuperare e rimettere a fuoco un susseguirsi di emozioni col rimando mnemonico a persone, luoghi, situazioni vissute in quegli anni lontani con la curiosità, la spensieratezza, le ansie e i timori tipici di ogni bambino d’allora.  

   L’Annicco che Alfredo ci fa rivivere, in tutto il suo semplice e nel contempo vivace modo di essere, è quello collocato negli anni della ricostruzione dell’Italia dopo le tragedie dell’ultima guerra mondiale. E’ un Annicco rivisitato nella sua poliedrica umanità, nel suo minuto e splendido candore.

                                                                                                                                                                                                                                             Agostino Melega (Cremona)

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