Lunedì, 20 maggio 2024 - ore 11.26

BULGARIA: CADE IL GOVERNO MODERATO

| Scritto da Redazione
BULGARIA: CADE IL GOVERNO MODERATO

 

L'incremento della bolletta per l'energia, e le proteste di piazza alla base della decisione del Premier bulgaro, Boyko Borysov. Ancora aperta la competizione elettorale in un Paese cruciale per gli equilibri energetici in Europa

Un crollo di consenso vertiginoso che mette a repentaglio la politica energetica europea. Nella giornata di mercoledì, 20 Febbraio, il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, ha annunciato le dimissioni del Governo, che Sara sostituito da un esecutivo di transizione -in cui Borysov ha dichiarato che non parteciperà- fino alle prossime elezioni anticipate.

A motivare il gesto del Premier sono state le proteste di piazza, che in pochi giorni hanno assunto un tratto drammatico e violento, con un morto ed un ferito, e decine di contusi per via delle cariche della polizia.

A scatenare la protesta, oltre ad uno scandalo di corruzione intorno alla Commissione Statale per la regolazione delle imposte, è stato l'aumento della bolletta per l'energia imposta alla popolazione: una misura che il Governo moderato ha ritenuto necessaria per affrontare la crisi economica.

Per cercare di calmare la protesta, il Premier Borysov ha incolpato del rincaro la compagnia ceca CEZ -incaricata della distribuzione dell'energia nelle case- rischiando una crisi diplomatica con la Repubblica Ceca.

Sul piano politico, il Partito moderato di Borysov, il GERB, è in calo di consensi, ma resta per poco in testa rispetto al Partito Socialista Bulgaro, che propone un taglio delle tasse accompagnato da misure in sostegno della finanza pubblica.

In campo energetico, si chiude l'esperienza di un Governo che è riuscito a mantenere la Bulgaria sia tra i Paesi che sostengono la politica energetica dell'Unione Europea -volta a diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia- sia tra i più stretti partner del Cremlino.

Nel 2010, il Premier Borysov ha rinunciato alla costruzione dell'oleodotto Burgas-Alexandrupolis, progettato in partnership con alcune compagnie russe per veicolare greggio dalla Russia alla Grecia, ed ha avviato la realizzazione di gasdotti per collegare la Bulgaria -dipendente dagli approvvigionamenti di Mosca per il 100% del suo fabbisogno nazionale- ai sistemi infrastrutturali energetici di Turchia, Serbia e Romania, come previsto dalla legge UE.

Inoltre, Borysov ha sostenuto la realizzazione del Nabucco: gasdotto progettato dalla Commissione Europea per importare direttamente in Austria 30 miliardi di metri cubi di gas estratto in Azerbaijan dalla Turchia attraverso Bulgaria, Romania e Ungheria.

Nel 2012, il Premier bulgaro ha tuttavia cambiato fronte, ed ha dato l'imprimatur alla costruzione del Southstream: conduttura progettata dalla Russia di Putin per veicolare 63 miliardi di metri cubi di gas russo all'anno in Austria tramite il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Slovenia e Italia, e, così, aumentare la dipendenza dell'UE dagli approvvigionamenti di oro blu di Mosca.

Le dimissioni che ostacolano l'UE

Le dimissioni del Premier, e la nomina di un Governo vacante incaricato solo dell'ordinaria amministrazione, potrebbe comportare un rallentamento alla realizzazione del Nabucco, che ha nella Bulgaria uno dei Paesi di transito più importante.

Viceversa, Sofia ha già firmato con la Russia il via libera definitivo per la realizzazione del Southstream, ed ha de facto concesso a Putin un considerevole vantaggio sulle politiche energetiche della Commissione Europea.

Matteo Cazzulani

 

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