Giovedì, 02 luglio 2020 - ore 18.53

Camusso(Cgil).Lettera al Governo

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Camusso(Cgil).Lettera al Governo

Camusso(Cgil).Gli stanziamenti per gli ammortizzatori sociali non sono sufficienti
Lettera aperta del Segretario Generale Susanna Camusso ai Ministri Tremonti e Sacconi  
 11/01/2011 Alleghiamo la lettera che in data 5 gennaio la Segretaria Generale ha inviato ai Ministri Tremonti e Sacconi in merito alla totale inadeguatezza dello stanziamento previsto dalla “legge di stabilità come rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga. Come potrete vedere dettagliatamente dal testo, del miliardo di Euro stanziato come incremento del Fondo per l’occupazione, se si sottraggono gli importi destinati alla copertura di tutte le norme prorogate, ne residuano soltanto 33 milioni, il che renderà drammatico il confronto che nelle prossime settimane si dovrà aprire con le Regioni per la copertura degli ammortizzatori in deroga per il 2011, oltre a poter indurre le stesse imprese a ricorrere ai licenziamenti.
Vi preghiamo quindi di seguire le prossime fasi di confronto con le Vs. Regioni con la massima attenzione e mantenere uno stretto contatto con il Dipartimento Politiche attive del Lavoro.


In allegato la lettera
http://www.cgil.it/Intranet/Archivio/Segreteria%20Generale/Lettera%20aperta%20ai%20Ministri%20Tremonti%20e%20Sacconi.pdf


Testo della lettera.
Lettera aperta ai Ministri Tremonti e Sacconi
La legge “di stabilità” prevede che il Fondo per l’occupazione sia incrementato nel 2011 di 1 miliardo di euro e che queste risorse servano per rifinanziare gli ammortizzatori in deroga, le politiche del lavoro e all’occorrenza le regioni possano utilizzarli per coprire i problemi del trasporto pubblico locale.
Abbiamo provato a ricostruire la loro esatta destinazione:
45 milioni per gli ammortizzatori sociali per le aziende del commercio da 51 a 200 dipendenti 45 milioni per l’iscrizione nelle liste di mobilità dei licenziati da imprese con meno di 15 dipendenti 110 milioni per la conferma nel 2011 delle misure sui contratti di solidarietà 222 milioni per varie misure di incentivi alle imprese che assumano disoccupati o percettori di ammortizzatori sociali 45 milioni per misure per le società portuali e per le Casse integrazioni per chiusure di imprese 100 milioni alle Regioni per i corsi degli apprendisti
Una cifra non indicata per coprire il reddito di chi finisce nel 2011 la mobilità ma non arriva alla pensione per via delle nuove norme varate dal governo a luglio
Tutte destinazioni importanti e finanziate anche negli anni precedenti, ma che non riguardano la cassa integrazione in deroga per cui resterebbero 433 milioni.
Il 17 dicembre il governo ha raggiunto un accordo con le Regioni, che destina 400 milioni per la salvaguardia del trasporto pubblico locale.
Se abbiamo fatto i conti giusti di quel miliardo restano 33 milioni di euro di incremento del Fondo per l’occupazione da destinare agli ammortizzatori in deroga nel 2011.
Non ci sono invece provvedimenti richiesti da tutte le parti sociali come ad esempio la possibilità di prevedere per le aziende che terminano la cassa integrazione straordinaria di poter continuare senza gli 8 mesi di sospensione. La capienza del fondo della straordinaria lo consente e eviterebbe che tantissime aziende medio-grandi ricorrano alle risorse della deroga.
Non sappiamo invece degli ammortizzatori in deroga quanto resta perché non assegnato a consuntivo 2010 e quanto non speso relativamente all’uso effettivo rispetto alle ore autorizzate.
E’ incredibile che a questo punto già nel nuovo anno in primo luogo il Parlamento che ha approvato la legge di stabilità e le forze sociali non conoscano neppure una stima.
Ci pare comunque di poter prevedere che le risorse non basteranno, che si corre un rischio fortissimo di terminarle nel primo semestre e che nell’incertezza molte imprese decidano che ormai la soluzione sia lasciare definitivamente a casa le persone.
Siamo all’inizio dell’anno, ma una lettera potrebbe iniziare così:
“in tempi grami come questi i lavoratori vorrebbero trovare per l’anno nuovo un po’ di sicurezza per loro, per le famiglie, per i figli”.
Non chiediamo promesse ma semplicemente tutele e diritti certi e sufficienti per i lavoratori e le lavoratrici italiane un atto necessario durante una crisi così grave, indispensabile per non aggravare la situazione continuando a chiudere imprese e perdere lavoro.
Chiediamo una risposta pubblica e tempestiva, basata su dati reali.
Per quanto ci riguarda la nostra priorità è e resta il lavoro e continueremo a sviluppare un impegno straordinario con proposte, denunce delle inadeguatezze e grandi iniziative per il lavoro in tutte le città e tutte le regioni.

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