Martedì, 28 giugno 2022 - ore 08.30

Ci conoscevamo bene io e Giancarlo Ceruti | Gianmario Confortini

La prima volta che l’ho incontrato lo ricordo perfettamente, era il 1984. Pullman per Roma, manifestazione della sola CGIL contro il decreto sanValentino.

| Scritto da Redazione
Ci conoscevamo bene io e Giancarlo Ceruti | Gianmario Confortini

Ci conoscevamo bene io e Giancarlo Ceruti | Gianmario Confortini

Pronto? Parlo con il mio referente politico?

No, hai sbagliato numero ancora una volta...

Cosi (ma ridendo entrambi) iniziavano le settimanali telefonate di Giancarlo da qualche anno a questa parte.

La mia strategia di reticenza veniva puntualmente aggirata dalle sue incalzanti domande sulla fase, sulle vicende contingenti dello scenario politico sociale, sul quale ci confrontavamo.

Si avviava così una conversazione che poteva durare qualche minuto come oltre un’ora e la sceneggiatura era la stessa di sempre : lui che mi dava del rivoluzionario e io lo stuzzicavo dandogli del vecchio socialdemocratico. Tra una schermaglia e l’altra il confronto poi si faceva serio e impegnato e ormai da tempo ci vedeva accomunati sulla constatazione della irrecuperabilità della attuale sinistra di governo.

La prima volta che l’ho incontrato lo ricordo perfettamente, era il 1984. Pullman per Roma, manifestazione della sola CGIL contro il decreto sanValentino.

Il pullman metalmeccanici, stipato. Ad un certo punto della notte due persone erano straiate nello stretto corridoio del pullman ( pensiamo a pullman con sedili piú stretti, rigidi di oggi...) eravamo proprio io e Ceruti. Questo ricordo mi fa sorridere.

Più di un anno dopo mi ha convocato ( lui era segretario generale della Fiom di Cremona) e mi ha proposto di sostituire un altro funzionario in malattia. Ho accettato ed è cosí cominciata la mia esperienza di sindacalista. Ho lavorato con lui fino al 1992, succedendogli poi alla dirigenza della Fiom di Cremona mentre lui fu chiamato a dirigere la Fiom della Brianza. Gli anni con lui a Cremona e a Crema sono stati anni per me fondamentali per imparare il lavoro del sindacato. La qualità migliore di Ceruti era la sua assoluta “graniticitá” e determinazione che non consentiva alla controparte di potersi insinuare mai e compromettere la trattativa. Gli riusciva di tenere sempre le redini del confronto e l’accordo si chiudeva solo quando per lui si poteva chiudere.

Ceruti infatti aveva una grande capacità di intuire, cogliere quello che in gergo si definisce “punto di caduta” e non a caso di lui dicevamo che era “un trappolone” perché tutta la sua tattica era finalizzata a raggiungere l’obbiettivo possibile. Se insieme a questa caratteristica (di bravo e capace contrattualista) uniamo lo spessore umano, ne esce un ritratto sincero di una persona che ha passato tutta la sua vita al servizio degli altri. Uno che decideva spesso da solo (qualcuno lo ha definito accentratore) ma la verità è che lui non mandava i “suoi” allo sbaraglio, mai. In nessun ruolo che ha ricoperto non si è mai sottratto alle responsabilitá, una specie di capobranco innato. Anche punto di riferimento per tante persone che ha aiutato senza sbandierare la sua generosità.

Non ci siamo mai persi di vista nemmeno quando dal 97 al 2005 è stato presidente della Federazione Ciclistica Italiana. Era sempre in giro per l’Italia ma trovava il tempo per una comparsata, una telefonata. Poi è arrivato il tempo della pensione sua e mia e delle lunghe telefonate, ogni tanto un caffè. Ed è proprio poco più di un mese fa che ci siamo incontrati a Castelleone per l’ultimo caffè insieme.

Credo di poter dire che Giancarlo è stato come un fratello maggiore, non mi mancheranno solo le nostre discussioni, ma credo che abbiamo perso tutti Qualcosa.

Ciaoo

Gianmario Confortini

Cremona  1 aprile 2020

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