Domenica, 08 novembre 2026 - ore 18.23

CNDDU Oltre 50mila studenti in isolamento sociale.

Al ministro Valditara la richiesta di un piano nazionale di intervento: non bastano le iniziative delle singole scuole

| Scritto da Redazione
 CNDDU Oltre 50mila studenti in isolamento sociale.

 

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per i dati sul ritiro sociale degli adolescenti contenuti nella Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026, che restituiscono l'immagine di una realtà educativa particolarmente critica. Oltre 50mila studenti tra i 15 e i 19 anni, pari al 2,1% della popolazione scolastica considerata, dichiarano di aver vissuto un isolamento superiore a sei mesi, mentre un ulteriore 2,5% riferisce periodi di ritiro compresi tra tre e sei mesi. Si tratta di una condizione che non può essere ricondotta a una semplice difficoltà adolescenziale, poiché evidenzia il progressivo venir meno delle relazioni, della continuità scolastica e delle opportunità di partecipazione alla vita collettiva.

Il dato più allarmante non riguarda esclusivamente l'estensione del fenomeno, ma la possibilità che migliaia di adolescenti attraversino lunghi periodi di isolamento senza che venga attivato un percorso tempestivo e strutturato di intervento. Quando uno studente interrompe progressivamente i rapporti con i compagni, riduce la frequenza e rinuncia alle consuete occasioni di socializzazione, il problema non può essere affrontato soltanto attraverso gli strumenti ordinari di controllo delle assenze o mediante generici richiami alla responsabilità individuale. L'isolamento prolungato costituisce una situazione complessa, nella quale possono intrecciarsi fragilità psicologiche, difficoltà familiari, esperienze relazionali negative e un rapporto problematico con l'ambiente scolastico.

Particolarmente significativi risultano i dati relativi alla scuola: il 17% degli studenti interessati indica difficoltà nei rapporti con docenti o personale scolastico, mentre il 15% segnala problemi legati al rendimento. Pur non consentendo di stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto, queste percentuali richiedono una riflessione sulle modalità con cui vengono riconosciuti e affrontati i primi segnali di allontanamento. Non si tratta di attribuire responsabilità indiscriminate agli insegnanti, già gravati da compiti educativi e organizzativi crescenti, ma di riconoscere che l'istituzione scolastica non dispone sempre delle competenze specialistiche, degli strumenti operativi e del raccordo con i servizi necessari per intervenire efficacemente.

Ancora più critica appare la distanza tra la dimensione del fenomeno e la capacità di risposta del sistema. Secondo la rilevazione, soltanto il 25% degli istituti dichiara di aver predisposto specifici percorsi formativi per il recupero degli studenti con certificazione, mentre il 43% ha attivato interventi mirati al reinserimento. Questi dati, pur riferendosi ad ambiti di intervento differenti, segnalano una risposta non sufficientemente strutturata. È difficile considerare adeguato un sistema nel quale la gestione di situazioni così delicate continua a dipendere in misura rilevante dall'organizzazione dei singoli istituti e dalle risorse disponibili nei diversi territori. Il rischio è che studenti con difficoltà analoghe ricevano risposte profondamente differenti, non in ragione dei loro bisogni, ma delle condizioni operative della scuola frequentata.

Alla luce di questo quadro, il CNDDU rivolge al ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, la richiesta di promuovere un Piano nazionale per l'individuazione precoce e il contrasto del ritiro sociale in età scolare, con indicazioni operative uniformi e responsabilità istituzionali chiaramente definite. Si propone che il Ministero istituisca un tavolo tecnico permanente con il Ministero della Salute, le Regioni, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e le rappresentanze del mondo scolastico, incaricato di elaborare entro sei mesi un protocollo nazionale specifico. Tale documento dovrebbe stabilire procedure condivise per la rilevazione dei segnali di rischio, modalità riservate di coinvolgimento delle famiglie, criteri per l'attivazione dei servizi territoriali e percorsi graduali e personalizzati di rientro scolastico, evitando automatismi che possano aggravare condizioni già compromesse.

Il CNDDU ritiene inoltre indispensabile individuare in ogni istituzione scolastica un referente adeguatamente formato, inserito in una rete territoriale di professionisti e servizi specialistici, affinché la presa in carico non si esaurisca nella segnalazione del problema. Questa funzione dovrà essere sostenuta da formazione specifica, tempi di lavoro riconosciuti e strumenti organizzativi definiti, senza trasformarsi nell'ennesimo incarico aggiuntivo affidato ai docenti senza condizioni operative adeguate. Il Piano dovrà prevedere risorse dedicate e continuative, definite sulla base di una ricognizione dei bisogni territoriali, distinguendo chiaramente le competenze educative della scuola da quelle cliniche e sociosanitarie.

Al ministro Valditara chiediamo soprattutto un impegno verificabile: avviare una rilevazione nazionale delle procedure attualmente adottate dagli istituti, individuare le situazioni di maggiore scopertura territoriale e prevedere una rendicontazione annuale degli interventi effettivamente realizzati. La valutazione non dovrà limitarsi al numero di progetti finanziati o di incontri organizzati, ma considerare la tempestività delle risposte, la continuità dei percorsi educativi e la capacità di favorire un reinserimento stabile. Senza criteri comuni e strumenti di monitoraggio, anche le iniziative più apprezzabili rischiano di rimanere esperienze isolate, incapaci di incidere sulla dimensione nazionale del problema.

Il CNDDU sottolinea infine una contraddizione che non può essere elusa: mentre si richiede alle scuole di prevenire la dispersione e garantire la continuità degli apprendimenti, una parte degli studenti si allontana progressivamente dalla comunità scolastica prima che il sistema riesca a costruire una risposta appropriata. Il ritiro sociale non deve essere confuso con l'ordinaria dispersione, né affrontato esclusivamente attraverso il recupero della frequenza. Occorre comprendere le cause dell'allontanamento, intervenire sulle condizioni che lo alimentano e costruire percorsi compatibili con le effettive possibilità dello studente, senza rinunciare all'obiettivo del reinserimento.

Per il CNDDU, la questione centrale non è più soltanto riconoscere la gravità del fenomeno, ormai documentata dalle rilevazioni nazionali, ma stabilire quali decisioni amministrative debbano conseguire a questa conoscenza. Il ministro Valditara ha oggi l'opportunità di trasformare un problema troppo spesso affrontato come emergenza individuale in una precisa responsabilità di sistema. Il Coordinamento chiede pertanto che il Ministero renda pubblico un calendario di attuazione del Piano nazionale, indicando gli uffici responsabili, le modalità di collaborazione con i servizi territoriali e i criteri di verifica dei risultati. Senza questi passaggi, il riconoscimento del fenomeno rischia di rimanere una dichiarazione di attenzione priva di conseguenze operative. La risposta istituzionale dovrà essere giudicata non dalle intenzioni espresse, ma dalla capacità di raggiungere concretamente gli studenti che, da mesi, sono scomparsi dalla quotidianità scolastica.

prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

 

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