Ho letto con grande interesse l’intervista (*) del sindaco Andrea Virgilio che risponde alle critiche dei 34 firmatari di un documento che non hanno gradito la sua iniziativa di togliere il manifesto dei pro-vita davanti all’ospedale Maggiore.
Fra le tante cose interessanti sottolineo quanto segue:
-Il sindaco ha ragione quando dice che la questione non è “censura sì/censura no”, ma il luogo dove quel messaggio viene messo. Davanti a un ospedale, sulla soglia di un servizio sanitario, le parole non sono neutre. Possono essere vissute come un giudizio da chi sta affrontando una scelta personale e difficile. Il dovere di un sindaco è bilanciare gli interessi, e in quel caso l’interesse preminente è tutelare la tranquillità di chi entra per curarsi.
-Condivido anche il passaggio in cui Virgilio ricorda che nel mondo cattolico esistono sensibilità diverse sull’aborto: c’è una tradizione di pensiero che mette insieme tutela della vita, centralità della coscienza e dignità della donna. Ridurre tutto a un manifesto significa appiattire una complessità che va riconosciuta e rispettata. Quel manifesto, per forma e contenuto, rischiava di trasformare un tema etico profondo in un senso di colpa indirizzato alle donne.
-Apprezzo infine la chiarezza sul metodo: la scelta era stata segnalata ai capigruppo un mese prima, senza reazioni. Il confronto in maggioranza è sacrosanto e il pluralismo interno è una ricchezza. Ma quando nasce un documento forte e firmato da 34 persone, tra cui consiglieri ed ex amministratori, è normale che il sindaco chieda un chiarimento politico. Non per mettere bavagli, ma per capire se si vuole costruire insieme o solo contrapporsi.Sulla rimozione resto convinto della scelta di Virgilio.
-Nessuno impedisce al Movimento per la Vita di parlare, organizzare incontri, offrire ascolto. Lo spazio pubblico però ha regole diverse a seconda dei luoghi. Vicino a un ospedale la priorità è proteggere la dignità delle persone.
-L’attenzione alla natalità: investendo su asili nido, materne, scuole dell’infanzia, sostegno alle paritarie e al terzo settore. Quelle sono le politiche pubbliche serie che aiutano davvero le famiglie.
-La legge 194 non solo va difesa ma applicata. E' questa una legge che tutela la donna dalla prigione (l'aborto clandestino viene punito fino a otto anni di carcere) e riconosce che la scelta è solo sua e non di altri.
Cremona ha bisogno di guardare avanti, con una nuova classe dirigente e stili diversi, senza restare prigioniera delle lenti del passato. Lo si può fare restando nella stessa traiettoria di progresso, ma con responsabilità e coraggio nelle scelte, anche quelle impopolari.
Gian Carlo Storti (Cremona)
(*) Intervista pubblicata sul giornale La Provincia di domenica 21 giugno 2026
Sondaggio: (CR) Il sindaco Virgilio rimuove manifesto pro vita davanti ospedale. Sei d'accordo SI-NO-NON SO



