(CR) Il sindaco Andrea Virgilio ha rimosso il manifesto pro vita davanti all’ospedale
Libertà di espressione sì, ma senza colpevolizzare chi vive scelte difficili.
A Cremona via il manifesto “Fallo vivere, non abortire” davanti al Maggiore.
Virgilio: l’aiuto alla maternità serve, ma l’ospedale deve proteggere chi entra.
Libertà di espressione sì, ma senza colpevolizzare chi vive scelte difficili.
Cosa è successo
Il sindaco di Cremona Andrea Virgilio ha fatto rimuovere un cartellone “pro vita” affisso davanti all’ospedale Maggiore. Il manifesto diceva frasi tipo “Non rinunciare alla felicità”, “Fallo vivere, non abortire”, “Già ti succhiavi il pollice...”.
La polemica
Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno contestato la scelta, parlando di “censura” e “cedimento ideologico” che toglie voce a chi propone alternative all’aborto.
La posizione del sindaco
Virgilio parte da 8 parole: «Nessun poster conosce la storia di una donna».
Dice che:
-Rispetta tutte le opinioni: sa che sul tema ci sono convinzioni diverse, radicate nella fede e nell’esperienza personale. Non le considera nemiche del confronto democratico.
-Ma il luogo conta: l’ospedale non è una piazza. Lì entrano donne in situazioni molto diverse e fragili: chi ha perso un figlio, chi ha paura, chi ha subito violenza, chi deve fare una scelta difficile.
-Il problema è il tono: secondo lui il manifesto non offriva solo aiuto, ma usava parole forti che potevano diventare “pressione psicologica” e colpevolizzare. La felicità non può essere un obbligo imposto da un cartellone.
-Deve tutelare tre libertà insieme: libertà di espressione, libertà di coscienza, e libertà delle donne di accedere ai servizi sanitari senza sentirsi giudicate.
Conclusione
Per Virgilio non è censura di un’idea. È un dovere istituzionale: proteggere il luogo di cura da pressioni. L’aiuto alla maternità serve, ma deve essere senza giudizio. Ha quindi deciso di rimuovere il manifesto per garantire cura, ascolto e riservatezza a tutte le donne.



