Martedì, 09 agosto 2022 - ore 13.10

Cremona Art.Uno I 5 Referendum sulla Giustizia vanno respinto con 5 NO

Riteniamo che il nostro compito di forza politica di sinistra sia rendere pubbliche le ragioni del “NO”

| Scritto da Redazione
Cremona Art.Uno I 5 Referendum sulla Giustizia vanno respinto con 5 NO

Articolo Uno  Cremona esprime un giudizio decisamente negativo sui cinque  referendum del 12 giugno

2022, perché hanno assai poco a vedere con una riforma della Giustizia, mentre sono un chiaro attacco all’autonomia della magistratura italiana e puntano ad un indebolimento delle misure previste  a salvaguardia delle persone più indifese. Ci chiediamo perché forze politiche che siedono in Parlamento e che addirittura da più di un anno sono in maggioranza e al Governo abbiano deciso di scaricare sui cittadini quesiti non solo tecnicamente complessi e divisivi invece di trovare soluzioni legislative più adeguate proprio in Parlamento, onorando così il mandato ricevuto.  Il Parlamento è la sede in cui questioni di così delicata valenza costituzionale possono essere meglio affrontate e risolte in modo duraturo, a meno che si preferisca rendere più acuto il conflitto tra politica e magistratura, tra avvocatura e magistratura, inseguendo uno spirito di rivalsa mai sopito dal tempo dei processi a Silvio Berlusconi.

Dai quesiti posti, secondo la nostra analisi,  non deriva alcuna riforma del sistema giudiziario  volta a tutelare i diritti e la domanda  di giustizia dei cittadini. Come pensare che misure come  l’abolizione completa della legge “Severino”, la separazione delle carriere tra Pubblico Ministero e Giudice, lo spazzare via tutte le misure cautelari, sia detentive sia non detentive,  vadano nella direzione di migliorare il rapporto fra giustizia e cittadini ? Basti considerare che abolendo le misure cautelari non sarà più possibile allontanare un coniuge violento dalla famiglia e dai figli, o uno stalker dalla sua vittima; che abolendo la Severino un corrotto potrà tranquillamente continuare la sua attività politica.

L’istituto del referendum è fondamentale ed è uno strumento prezioso utile ad abrogare leggi o parte di leggi ritenute sbagliate da parte di chi non ha voce in capitolo nella loro formulazione, essendo minoranza nelle Istituzioni ma sentendosi maggioranza nel Paese.  Ma questi 5 referendum non sono di iniziativa popolare, non sono stati presentati con la raccolta di firme fra i cittadini, per le quali non si è riusciti a raggiungere il numero minimo necessario, ma sono stati promossi e approvati dalle maggioranze di centrodestra di nove Consigli regionali. Si tratta di un’operazione politica voluta e orchestrata dalla destra italiana, formalmente legittima, ma funzionale ad un disegno che mira a stravolgere gli equilibri tra poteri dello Stato, equilibri stabiliti dalla nostra Costituzione, equilibri alla base di ogni democrazia. Rompere questi equilibri, tentare di ridimensionare ruolo e autonomia della magistratura ci fa scivolare verso quelle democrazie illiberali dove la politica tende a considerarsi non punibile, come sta avvenendo nell’Ungheria di Orban, dove la magistratura è ormai soggetta al condizionamento del governo (Risoluzione del Parlamento Europeo 2017 n. 2131).

Il coordinamento cremonese di Articolo Uno si schiera convintamente per il No e chiede a tutti i democratici coerenza con i principi della Costituzione italiana e dunque l’impegno a respingere questi 5 referendum. Comprendiamo la posizione dei molti cittadini che, davanti al tecnicismo dei quesiti, alla loro natura divisiva, all’uso strumentale che ne stanno facendo i promotori dei referendum, ritengono utile disinnescarli assumendosi la responsabilità di non recarsi alle urne o rifiutare le schede coi quesiti  laddove si voti anche per il rinnovo delle amministrazioni locali.

Riteniamo quindi che il nostro compito di forza politica di sinistra sia rendere pubbliche le ragioni del “NO” ed esprimerle con forza, per evitare pericolosi scivolamenti del campo progressista verso posizioni di subalternità nei confronti della destra con cui si governa attualmente il Paese, magari con il retropensiero di non escludere del tutto ulteriori future collaborazioni.

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