Sabato, 20 luglio 2019 - ore 21.47

Cremona Referendum Costituzione Franco Verdi (Pd) replica a Giuseppe Azzoni (Anpi)

L’importanza delle scelte da compiere è indubbia e va sgomberato il campo da un fraintendimento alimentato dal rischio della personalizzazione. Sarebbe un uso distorto di un istituto, il referendum popolare, che non può essere un surrogato delle elezioni politiche

| Scritto da Redazione
Cremona Referendum Costituzione Franco Verdi (Pd)  replica a Giuseppe Azzoni (Anpi)

Cremona Referendum Costituzione Franco Verdi (Pd)  replica a Giuseppe Azzoni (Anpi)

Egregio direttore, mi consenta di replicare con sintetiche indicazioni di contenuto ai rilievi che Giuseppe Azzoni, persona gentile e amica, con garbo argomentativo assai raro in questi tempi rissosi, contrappone alle ragioni del SI  al Referendum Costituzionale, da me dichiarate con lettera il 14 maggio scorso. L’incipit del mio argomentare, verso cui Azzoni dissente, sta in una frase «con lo stallo si muore». Deriva da un saggio di due professori americani, Acemoglu e Robinson, ‘Perché le nazioni falliscono’, pubblicato dal Saggiatore nel 2013, che diede vita ad un vivace dibattito. Stigmatizza l’immobilismo istituzionale. Non si tratta di un cambiamento purchessia, ma una proposta di Riforma della Costituzione i cui punti qualificanti sono due: la modifica della disciplina del Parlamento italiano con il superamento dell'attuale bicameralismo paritario, un unicum sul piano internazionale, e la revisione del Titolo V della Costituzione. Già l'esame del dibattito all'Assemblea costituente mostra che il regime bicamerale non fu sinonimo di perfezione,bensì il frutto di “veti incrociati”, né il bicameralismo di per sé ha assicurato maggior qualità legislativa. Ritenevo e ritengo che questo dato fosse pienamente acquisito dalla cultura del centrosinistra, fin dai tempi dell’Ulivo.

Così non è. La riforma del Titolo V, dopo le modifiche del 2001, si fa urgente per due priorità: semplificare i criteri di riparto delle competenze nel rapporto Stato-Regioni, rafforzare luoghi istituzionali di confronto. Di questo si fa carico il nuovo Senato, sempre assemblea di eletti. (...) Altro che dopolavoro! Con  l’introduzione delle figure dei referendum propositivi e d’indirizzo s'incrementa la partecipazione degli elettori alla funzione legislativa. La riforma introduce lo Statuto delle opposizioni e la tutela dei diritti delle minoranze, la nuova disciplina dell’elezione del Capo dello Stato. L’importanza delle scelte da compiere è indubbia e va  sgomberato il campo da un fraintendimento alimentato dal rischio della personalizzazione. Sarebbe un uso distorto di un istituto, il referendum popolare, che non può essere un surrogato delle elezioni politiche. (...)

Franco Verdi (Cremona)

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