Domenica, 21 luglio 2019 - ore 07.23

Referendum Costituzione. Lo scambio di Lettere fra 70 Senatori CentroSinistra e Smuraglia (Anpi)

Oltre 70 senatori del centrosinistra scrivono a Smuraglia: “Come iscritti e sostenitori dell’ANPI noi riteniamo sia stato un errore schierare l’Associazione sul fronte di tali divisioni”. Smuraglia risponde : Capisco l'esaltazione che fate della Riforma: a voi piace, l'avete votata e non avete ripensamenti. Come sapete, io la penso in un altro modo e, fortunatamente, non sono il solo.

| Scritto da Redazione
Referendum Costituzione. Lo scambio di Lettere fra 70 Senatori CentroSinistra e Smuraglia (Anpi)

La lettera dei 70 Senatori all’ANPI : Caro presidente, moltissimi tra gli iscritti, i sostenitori e gli amici dell’ANPI esprimono sulla riforma costituzionale un giudizio complessivamente positivo. E voteranno Sì al referendum di ottobre, non seguendo perciò l’orientamento ufficiale che l’Associazione ha assunto a livello nazionale. Tra loro, i firmatari di questa lettera, che hanno precisa e tranquilla coscienza, anche per il loro ruolo di parlamentari, di aver consegnato al giudizio dei cittadini un testo che:

a) ha seguito rigorosamente l’iter costituzionale previsto dall’articolo 138, come la stessa ANPI chiedeva all’inizio del percorso;

b) non tocca in alcuna benché minima misura le parti più delicate della Costituzione, né quella intangibile dei principi fondamentali, né quella relativa al carattere parlamentare della Repubblica, mantenendo alla Camera dei Deputati, attraverso la fiducia, la legittimazione del Governo, e confermando al Presidente della Repubblica il potere di nomina e revoca dei ministri, nonché quello di scioglimento della Camera; né ancora quella relativa alla giustizia;

c) interviene su alcune parti dell’ordinamento istituzionale: il bicameralismo paritario, la cui efficacia fu oggetto di molte divergenze e riserve, emerse già nella stesura del testo originario e mai sopite nei decenni successivi; il riordino del rapporto tra Stato, Regioni e Autonomie locali, anche rimediando ad alcuni errori commessi con la riforma del Titolo V del 2001;

d) attribuisce maggiore certezza agli istituti di democrazia diretta, imponendo al Parlamento tempi certi per l’esame delle leggi di iniziativa popolare e abbassando il quorum per la validità dei referendum abrogativi, quando le firme raccolte per la loro indizione siano almeno 800 mila. Anche alla luce di queste considerazioni di merito, ci teniamo a sottolineare, perciò, come la nostra posizione favorevole alla riforma non sia “in dissenso dall’ANPI” ma esattamente in nome dei valori che essa rappresenta, che guardano a una democrazia piena ed efficace nel dare attuazione concreta ai principi e ai valori che la Costituzione afferma nella sua prima parte. Principi che restano intangibili e non negoziabili, ma che sono stati troppo spesso disattesi, anche in ragione della crescente fragilità e inefficienza delle istituzioni alle quali l’ordinamento costituzionale ne affidava, e ne affida tuttora, la realizzazione.

Proprio a partire da quella che noi riteniamo essere la coerenza della nostra posizione favorevole alla riforma con lo spirito costituente originario e con il carattere progressivo che i costituenti ritennero di assegnare alla nostra Carta fondamentale, chiediamo al gruppo dirigente dell’ANPI di farsi carico delle nostre ragioni, favorendo in primo luogo nelle stesse sezioni e federazioni dell’Associazione momenti di confronto aperti. Sarebbe a nostro avviso grave se, una volta schieratasi per il No, l’ANPI affrontasse la campagna referendaria né più né meno che come un partito politico, enfatizzando ed esasperando le differenze d’opinione, anche molto profonde, e perdendo di vista la peculiare natura di una Associazione che ha il compito di unire quanti si riconoscono nei valori dell’antifascismo e della democrazia, quali che siano le loro posizioni politiche.

È assai probabile che dal referendum emergano le divisioni esistenti nel Paese. Come iscritti e sostenitori dell’ANPI noi riteniamo sia stato un errore schierare l’Associazione sul fronte di tali divisioni. E molto potremmo discutere sull’opportunità e sulle modalità di tale scelta. Tuttavia, preso atto della decisione assunta, chiediamo ai dirigenti dell’ANPI di ogni livello di guidare il complicato periodo che ci attende facendo in modo che il solco non si approfondisca. Soprattutto perché a favore della riforma staranno molti dei democratici che in lunghi anni si sono battuti e tuttora si battono, nelle istituzioni e nella società, per difendere la memoria della Resistenza e della Repubblica che da essa ha preso vita, e che in certune delle manifestazioni dell’ultimo 25 aprile sono stati fatti oggetto di attacchi e di aggressioni verbali da gruppi di sedicenti “antifascisti militanti”, infiltratisi nei cortei e nei comizi. Mentre sul fronte contrario, insieme a quanti si oppongono muovendo da sincere convinzioni democratiche, staranno anche coloro che solo pochi anni fa oltraggiavano la bandiera, che della nostra democrazia è simbolo primario, indicandola per innominabili usi, oppure quanti definivano insopportabilmente “bolscevica” la Costituzione di cui ora vogliono farsi strumentali paladini, oppure ancora gli animatori dei peggiori spiriti di intolleranza e di incitamento all’odio verso le moltitudini migranti, alle quali riservano spesso le parole della xenofobia e del razzismo. Per queste ragioni, e nella certezza che al gruppo dirigente nazionale dell’ANPI non sfugga come nessun solido futuro possa essere dato ai valori fondanti della nostra Costituzione da una parte non secondaria delle forze che oggi si schierano contro la sua riforma per mero calcolo politico, chiediamo alla “nostra” Associazione, non di rinunciare alle posizioni assunte, ma di fare in modo che esse possano convivere, nell’ANPI e per l’ANPI, nel confronto dialettico anche aspro, aperto e leale con quelle di chi sosterrà le ragioni della conferma referendaria e si impegnerà a favore del SI, nella convinzione di concorrere così a rafforzare la democrazia.

Dare impulso già ora, prima ancora che la campagna elettorale entri nel vivo, a momenti di discussione e approfondimento nelle sezioni locali e negli ambiti organizzativi provinciali dell’Associazione è il segnale che ci attendiamo e che, siamo certi, Lei non vorrà far mancare.

Daniele Borioli, Valeria Fedeli, Anna Finocchiaro, Riccardo Nencini, Luciano Pizzetti, Donatella Albano, Ignazio Angioni, Bruno Astorre, Maria Teresa Bertuzzi, Amedeo Bianco, Claudio Broglia, Enrico Buemi, Massimo Caleo, Laura Cantini, Valeria Cardinali, Monica Cirinnà, Stefano Collina, Roberto Conciancich, Giuseppe Cucca, Vincenzo Cuomo, Giampiero Dalla Zuanna, Emilia De Biasi, Mauro Del Barba, Rosa Maria Di Giorgi, Stefano Esposito, Camilla Fabbri, Emma Fattorini, Nicoletta Favero, Laura Fasiolo, Elena Ferrara, Marco Filippi, Rosanna Filippin, Elena Fissore, Nadia Ginetti, Manuela Granaiola, Albert Laniece, Linda Lanzillotta, Carlo Lucherini, Alessandro Maran, Andrea Marcucci, Salvatore Margiotta, Mauro Marino, Donella Mattesini, Giuseppina Maturani, Franco Mirabelli, Mario Morgoni, Pamela Orrù, Venera Padua, Giorgio Pagliari, Annamaria Parente, Stefania Pezzopane, Leana Pignedoli, Francesca Puglisi, Laura Puppato, Raffaele Ranucci, Gianluca Rossi, Francesco Russo, Giancarlo Sangalli, Francesco Scalia, Angelica Saggese, Giorgio Santini, Annalisa Silvestro, Pasquale Sollo, Maria Spillabotte, Gianluca Susta, Salvatore Tomaselli, Giorgio Tonini, Stefano Vaccari, Mara Valdinosi, Daniela Valentini, Vito Vattuone, Francesco Verducci, Magda Zanoni

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La risposta di Smuraglia (ANPI) Cari Senatori,  ho letto la vostra lettera aperta e ne capisco le ragioni. Quando si approva più volte una legge, si finisce per affezionarsi. Per di più, siamo già in campagna referendaria e dunque bisogna fare un po' di propaganda e cercare di mettere in difficoltà chi si colloca, in questo caso, dall'altro lato della barricata. Capisco anche l'esaltazione che fate della Riforma: a voi piace, l'avete votata e non avete ripensamenti. Come sapete, io la penso in un altro modo e, fortunatamente, non sono il solo. 

Ma consentitemi però qualche osservazione: vi dichiarate tutti “iscritti e sostenitori dell'ANPI”; ma io non vi ho mai incontrato nel lungo cammino che abbiamo percorso su queste tematiche. Un cammino che è cominciato dal 29 marzo 2014 (Manifestazione al Teatro Eliseo – Roma), è continuato per due anni, giungendo ad un primo approdo, in Comitato nazionale, il 28 ottobre 2015, con una posizione già piuttosto evidente sulla legge di riforma e l'eventuale referendum ed è proseguito con la decisione del 21 gennaio 2016, adottata dal Comitato nazionale, di prendere posizione per il “NO”. Ma non basta: ci sono stati i Congressi delle Sezioni e dei Comitati provinciali e in tutti si è finito per discutere anche sul referendum, con libertà e ampiezza di idee; i documenti votati durante questi Congressi, sul tema specifico del referendum, parlano chiaro: 2501 favorevoli, 25 contrari e alcuni astenuti. Dunque, si è discusso, ci si è confrontati (circa 30.000 presenze nei vari Congressi), ma la linea adottata il 21 gennaio, ha raccolto ampi consensi. Mancava il traguardo finale, cioè il Congresso nazionale. Si è svolto dal 12 al 14 maggio, a Rimini, introdotto da una Relazione, ovviamente “schierata” sulla base delle decisioni adottate il 21 gennaio e confermate nei Congressi. Anche a Rimini si è discusso e chi ha voluto ha parlato, in un senso o nell'altro. Alla fine, come si fa in democrazia, si è votato: 347 voti a favore del Documento base e della Relazione introduttiva al Congresso nazionale, contro tre astensioni. Chiarissimo, mi pare. O no?

Anche nella Relazione generale, peraltro, avevo riconosciuto che erano emersi alcuni dissensi, minoritari. Ad essi ho attribuito piena cittadinanza, riconoscendo “non solo il diritto di pensarla diversamente, ma anche quello di non impegnarsi in una battaglia in cui non si crede”, aggiungendo, peraltro che non si poteva riconoscere il diritto a compiere atti contrari alle decisioni assunte, perché ci sono delle regole da rispettare, codificate nei nostri documenti fondamentali, secondo le quali gli iscritti devono rispettare lo Statuto, il Regolamento e le decisioni degli organismi dirigenti; e ovviamente (anche se non c'è una norma specifica ), non recar danno all'ANPI .Tutto qui. Questo gran parlare che si fa del dissenso e di un preteso autoritarismo non ha davvero fondamento e ragion d'essere. In democrazia la maggioranza ha il dovere di rispettare il pensiero di chi dissente, ma quest'ultimo, a sua volta, ha il dovere di rispettare il voto e le decisioni assunte dalla maggioranza. Altrimenti, sarebbe l'anarchia. E questo sarebbe davvero inconcepibile in un'Associazione come l'ANPI che è sempre stata pluralista, ma nella quale mai si sono posti dei problemi come quelli che oggi vengono prospettati, non solo dall'interno, ma addirittura dall'esterno, impartendoci autentiche “lezioni” (mi piacerebbe sapere se tutti quelli che si dicono iscritti all'ANPI, lo sono davvero, oppure lo affermano soltanto, naturalmente non per contestare il diritto di critica, ma per capire da quale parte essa proviene, visto che noi un grande dibattito interno lo abbiamo già avuto in questi mesi).

Voi dite che “molto potremmo discutere sull'opportunità e sulle modalità della scelta”. Discutete pure sull'opportunità, come appassionato esercizio dialettico, ma sulle modalità stento ad immaginare che cosa si sarebbe potuto e dovuto fare di più, per giungere ad una decisione, su cui si è formata una stragrande maggioranza.  Voi vi preoccupate che l'ANPI non diventi un partito; non c'è pericolo, ve lo assicuro perché siamo sempre stati gelosi della nostra identità e della nostra indipendenza. Schierarsi in difesa della Costituzione è un obbligo che ci deriva dallo Statuto in termini che spero voi ricordiate (“concorrere alla piena attuazione, nelle leggi e nel costume, della Costituzione italiana, in assoluta fedeltà allo spirito che ne ha dettato gli articoli”); e nessuno pensò che l'ANPI si trasformasse in partito quando scese in campo contro la “legge truffa”, nel 1953, o quando fece altrettanto contro il Governo di Tambroni, appoggiato dai fascisti, nel 1960. Sulla Costituzione è un dovere impegnarsi e battersi con ogni mezzo perché se ne conservino lo spirito ed i valori.

Ignorare tutto questo, significa conoscere poco l'ANPI e il suo modo di essere e cancellare il dibattito e il confronto di questi mesi che hanno condotto – democraticamente – alla presa di posizione che oggi si vorrebbe mettere in discussione. 

Quanto poi al modo di affrontare la campagna referendaria, non siamo stati certo noi ( e non lo saremo mai) ad “alzare i toni”. Altri hanno provveduto a farlo, eccome.  

Ho una vita alle spalle, cui nessuno dovrebbe mancare di rispetto: ma dal vostro giornale ho avuto, in pochi giorni, un attacco offensivo, una vignetta vergognosa ed ora un appello che non posso che considerare come rivolto a mettere in discussione un processo democratico che ha coinvolto tutta l'ANPI. 

Mi spiace che vi siate scomodati per noi, vi ringrazio dei consigli, ma noi obbediremo alla linea consacrata in un democratico Congresso, procedendo diritti per la nostra strada e rispettando perfino chi non ci rispetta. Non accetteremo l'invito quasi perentorio a continuare, al nostro interno, la discussione, perché essa c'è già stata, nella sede competente, con il totale coinvolgimento dei nostri organismi e dei nostri iscritti. Forse sarebbe un esempio da seguire, per tutti, il metodo con cui ci siamo confrontati ed abbiamo preso le nostre decisioni.

In ogni caso, e per concludere: abbiate un po' di fiducia in noi: abbiamo sempre fatto di tutto per mantenere l'unità dell'ANPI, e ci riusciremo anche questa volta.

Cordialmente,  Carlo Smuraglia

Sondaggio: Riforma costituzionale sì o no? 

 

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