Sabato, 21 settembre 2019 - ore 06.34

Donne rifugiate, Amnesty International denuncia violenze fisiche e sfruttamento

Tirana Hassan: «Per coloro che non hanno scelta, è inaccettabile che il viaggio attraverso l’Europa procuri ulteriori umiliazioni, incertezza e insicurezza»

| Scritto da Redazione
Donne rifugiate, Amnesty International denuncia violenze fisiche e sfruttamento

Secondo una nuova ricerca di Amnesty International, le donne e le ragazze rifugiate vanno incontro a violenze, aggressioni, sfruttamento e molestie sessuali in ogni fase del loro viaggio, anche all’interno del territorio europeo. L’organizzazione per i diritti umani chiama in causa anche i governi e le agenzie umanitarie che non forniscono la minima protezione alle donne in fuga da Siria e Iraq.



Il mese scorso, Amnesty ha incontrato in Germania e Norvegia 40 donne e ragazze rifugiate, al termine di un viaggio che dalla Turchia le aveva portate in Grecia ed era proseguito lungo la rotta balcanica. Tutte hanno raccontato di essere state minacciate e di aver provato una costante sensazione d’insicurezza. Molte di loro hanno denunciato che, in quasi tutti i paesi attraversati, hanno subito violenza fisica e sono state sfruttate economicamente, molestate o costrette ad avere rapporti sessuali coi trafficanti, col personale di sicurezza o con altri rifugiati.

«Dopo aver vissuto gli orrori della guerra in Siria e in Iraq, queste donne hanno rischiato di tutto per cercare sicurezza per sé e per i loro figli. Ma fin dall’inizio del viaggio, sono di nuovo andate incontro a violenza e sfruttamento, trovando ben poca assistenza e protezione», ha dichiarato Tirana Hassan, direttrice per le risposte alle crisi di Amnesty International.

Le donne e le ragazze, in viaggio da sole o con i loro figli, hanno dichiarato di essersi sentite particolarmente in pericolo nei centri di transito e nei campi dell’Ungheria, della Croazia e della Grecia, obbligate a dormire insieme a centinaia di uomini. In alcuni casi, hanno preferito dormire all’aperto o in spiaggia. Le donne intervistate da Amnesty hanno anche riferito di aver dovuto usare le stesse docce e gli stessi gabinetti degli uomini. Una di loro ha raccontato che, in un centro d’accoglienza della Germania, i rifugiati le osservavano mentre andavano in bagno. Per evitare quest’esperienza, alcune di loro rinunciavano a bere e mangiare.

«Se questa crisi umanitaria si sviluppasse in qualsiasi altra parte del mondo, pretenderemmo immediate misure pratiche per proteggere le persone maggiormente a rischio, come le donne in viaggio da sole o le famiglie guidate dalle donne: come minimo, bagni e dormitori separati. Queste donne e i loro bambini hanno lasciato alcuni dei luoghi più pericolosi del mondo ed è vergognoso che si trovino ancora in pericolo in Europa», ha commentato Hassan. «I governi e le agenzie che forniscono aiuti ai rifugiati hanno iniziato a fare qualcosa per proteggere le rifugiate, ma occorre essere all’altezza della sfida e fare molto altro per assicurare che le rifugiate, soprattutto quelle maggiormente a rischio, siano subito identificate e vengano loro garantiti diritti fondamentali, incolumità e sicurezza», ha proseguito Hassan.

Amnesty ha parlato con sette donne in gravidanza, che hanno denunciato di non aver ricevuto cibo e cure mediche durante il viaggio e di essere state schiacciate durante la calca ai confini e ai punti di transito. Una siriana intervistata a Lillestroem (Norvegia), che ha viaggiato col marito, allattando una figlia e in attesa di un’altra, ha raccontato di non aver mangiato per parecchi giorni e di aver avuto il terrore di dormire nei campi della Grecia, circondata da uomini.

Più di 10 delle donne intervistate da Amnesty hanno denunciato di essere state toccate, palpate e guardate in modo volgare nei campi di transito europei. Una donna irachena di 22 anni ha raccontato che, quando si trovava in Germania, una guardia di sicurezza in divisa le ha offerto dei vestiti in cambio di «un po’ di tempo sola con lui».

«In primo luogo, nessuno dovrebbe essere costretto a intraprendere questi viaggi pericolosi. Il modo migliore per evitare violenze e sfruttamento da parte dei trafficanti è che i governi europei assicurino percorsi legali e sicuri sin dall’inizio. Per coloro che non hanno altra scelta, è del tutto inaccettabile che il viaggio attraverso l’Europa procuri ulteriori umiliazioni, incertezza e insicurezza», ha concluso Hassan.

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