Martedì, 07 dicembre 2021 - ore 15.32

Il benessere psicosociale dei giovani migranti al tempo del Covid

Il benessere psicosociale dei giovani migranti al tempo del Covid

| Scritto da Redazione
Il benessere psicosociale dei giovani migranti al tempo del Covid

Diffusi oggi i risultati del rapporto UNICEF “Percorsi sospesi, il benessere psicosociale dei minori stranieri non accompagnati e giovani migranti in Italia ai tempi del COVID-19”. La ricerca indaga le dimensioni attraverso cui la pandemia ha influenzato il benessere dei minori stranieri non accompagnati e dei giovani migranti dai 15 ai 24 anni che vivono nel sistema di accoglienza in Italia, e l’erogazione dei servizi di salute mentale e supporto psicosociale.

L’indagine, effettuata tra febbraio e luglio 2021, ha raccolto le voci e le esperienze di oltre 90 tra ragazzi e ragazze, operatori delle strutture di accoglienza e professionisti del supporto psicosociale e della salute mentale attivi in Lombardia, Lazio, Calabria e Sicilia, oltre che più di 270 opinioni raccolte attraverso questionari.

Ne risulta un quadro caratterizzato da due elementi: l’incertezza dovuta alla sospensione dei percorsi e progetti individuali, e allo stesso tempo l’attivazione di strategie di adattamento e resilienza. L’interruzione e il rallentamento di opportunità di studio e formazione e quindi del processo di inclusione hanno prodotto infatti una “battuta d’arresto” che è diventata, per molti giovani, fonte di preoccupazioni per l’immediato futuro. Eppure, ragazze e i ragazzi intervistati hanno mostrato grande capacità di adattamento che ha permesso di gestire questo periodo con forza e, insieme ad altri fattori, ha mitigato gli effetti negativi dell’isolamento e dell’arresto dei progetti di vita.

Il sistema dei servizi, inoltre, ha dovuto riadattarsi alle nuove sfide: si è assistito a una riprogrammazione del sostegno psicologico erogato online, un’opportunità per mantenere la relazione d’aiuto, anche se con molti limiti che ne influenzano la qualità e la possibilità di presa in carico di nuovi casi. L’emergenza COVID-19 ha infine acutizzato e reso visibili alcune carenze preesistenti, sia del sistema di accoglienza che di quello dei servizi, tra le quali l’assenza, nei territori analizzati, di un meccanismo strutturato di identificazione del disagio psicologico e di invio ai servizi specializzati.

Ne conseguono una serie di raccomandazioni che l’UNICEF rivolge alle istituzioni e agli operatori: la necessità di rafforzare gli interventi psicosociali di base, con funzione preventiva, oltre che di supporto; l’esigenza di formazione e supervisione del personale per garantire l’identificazione e la gestione dei casi a rischio, e l’importanza di offrire un supporto con modalità attente alle specificità culturali e di genere.

L’esperienza della pandemia ha inoltre sottolineato il bisogno di varare degli standard minimi e delle linee guida condivise all’interno di un sistema di risposta integrato – di riferimento per tutti gli operatori e servizi coinvolti – anche da remoto, in caso d’emergenza, strutturando spazi e procedure operative di rapida attivazione.

“La pandemia da COVID-19 ha segnato profondamente la vita di tutti noi. La ricerca mostra la grande capacità di resilienza e le risorse di cui ragazze e ragazzi sono capaci, e ci orienta verso un sistema possibile, integrato e condiviso, di prevenzione e risposta” dichiara Anna Riatti, Coordinatrice Nazionale degli interventi UNICEF in Italia, parte dell’Ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale.

Il rapporto è disponibile qui. (aise) 

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