Mercoledì, 02 dicembre 2020 - ore 23.10

Il nucleare è caro di B.Fiori

| Scritto da Redazione
Il nucleare è caro di B.Fiori

Egregio direttore,
“CreaFuturo”, il Coordinamento di 14 associazioni nato a Cremona per opporsi al ritorno del nucleare in Italia, si sente in dovere di intervenire sul tema sollevato dal sig. Beppe Ravara sul numero di mercoledì scorso di “La Provincia” sui costi del nucleare. “CreaFuturo”, considerata la complessità della materia “costi”, ha solo il problema di rispettare lo spazio che il suo giornale vorrà concedergli.
Intanto sono stati ricostruiti i conteggi del sig. Ravara che lo hanno portato ai 1.000 miliardi di kWh e ai 100 miliardi di euro (ricavi o costi?) in 60 anni. Egli deve avere considerato un reattore EPR 1600 MW della francese Areva che funziona al 100% della sua potenza nominale per 60 anni e per 8.760 ore all’anno, ossia per 365 giorni 24 ore su 24. Nonostante ciò i conteggi si fermano a 840,960 miliardi di kWh, e non 1.000 miliardi di kWh, ma lasciamo correre. Il fatto è che, secondo “CreaFuturo”, per sapere quanta energia può fornire realmente una centrale di quel tipo nel corso della sua vita, bisogna tenere conto di alcune cose. Come tutti i reattori nucleari, anche il discusso EPR non sfrutterebbe il 100% della sua potenza nominale, ma al massimo l’80% e non per 8.760 ore l’anno, ma al massimo 7.000 (la media francese è sotto le 6.500 ore). Ecco allora che i 1.000 miliardi di kWh del sig. Ravara si riducono a quasi la metà: 537,600 miliardi. Per quanto riguarda invece i 10 cent€/kWh, il dato, purché considerato costo, è aggiornato ai vistosi aumenti dei prezzi mondiali del settore dell’impiantistica. Al massimo si può dire che  dalle stime del novembre 2010 del DOE (Department Of Energy USA) si può dedurre per l’EPR 1600 MW un costo un po’ più alto, 11,72 cent€/kWh. Ora, moltiplicando i 537,600 miliardi di kWh per 10 cent€/kWh, si ottengono così 53,76 miliardi di euro a cui va aggiunto l’utile per arrivare ai ricavi dell’azienda che venderà l’energia prodotta.
Al momento “CreaFuturo” crede che sia azzardato dare una cifra del “fatturato” che una centrale produrrà in 60 anni, a partire dal 2021/2023, per cui si asterrà dall’ipotizzare calcoli di resa dell’investimento iniziale. Anche perché, come le uniche due centrali del genere in costruzione in Europa dimostrano (sarebbe bene che si leggesse cosa ne dicono il “Rapporto Roussely” e “L’EPR IN CRISI” del Prof. Steve Thomas), che questa tecnologia potrebbe essere abbandonata o pesantemente modificata.
Da aggiungere che le stime del DOA sono sostanzialmente in linea con quanto era scritto nello studio 2009 del MIT di Boston che segnalava che dal 2002 al 2007 i costi di costruzione (circa il 70% del costo del kWh) erano raddoppiati e che dal 2003 al 2008 avevano assunto un ritmo di crescita dell’ordine del 15% annuo. 
A conferma di quanto detto, nel novembre 2010, il DOE, preso atto della vistosità del cambiamento dei prezzi del settore dell’impiantistica, ha pubblicato, a soli quattro mesi dal precedente, un aggiornamento per tenere conto del balzo dei costi di costruzione del 36,8%! Altrettanto sorprendenti sono gli aumenti dei costi delle centrali termoelettriche a carbone (+ 25%) e degli impianti eolici (+ 21%), mentre per quelle a gas naturale l’aumento è solo dell’1%.
Ma insomma questo cosa vorrà dire per le nostre tasche? Quanto costerà la nostra bolletta della luce con le centrali nucleari? La risposta l’ha data Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel e grande sponsor del ritorno del nucleare in Italia quando ha affermato che per poter assicurare gli investitori privati che anticiperanno i capitali necessari al nuovo programma nucleare, servirà da parte del governo la garanzia di una soglia minima delle tariffe di vendita del kWh nucleare. E a quanto ammonterà questa soglia minima fra 10/12 anni, visto il trend appena ricordato? Ma non basta. Da quei costi, come certamente il signor Ravara sa, mancano quelli per lo smantellamento delle centrali e della gestione delle scorie che invece sono conteggiati in altro modo e che sono di competenza governativa. Infatti, il "perimetro degli oneri nucleari", che definisce quali costi sono da considerarsi a carico dell'utente elettrico, è stato definito dal decreto interministeriale 26 gennaio 2000.
Costi che noi già paghiamo con la bolletta della luce nelle componenti A2 e MCT mescolate ad altri elementi sotto la voce “oneri generali del sistema elettrico”. Nel 2008, la sola componente A2 ha fruttato all’Enel 500 milioni di euro, 400 dei quali sono andati alla sua consociata Sogin, la Spa che gestisce le dismissioni delle nostre quattro centrali e delle loro scorie.
Se il sig. Ravara vorrà parlarne ancora dei costi (e non solo) del nucleare, “CreaFuturo” è pronto ad aggiungere altri dati e considerazioni che per ragioni di spazio non hanno potuto essere presentati in questa sede.
Per “CreaFuturo”
Benito Fiori

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