Sabato, 21 settembre 2019 - ore 12.53

Il pianeta Terra e i giocatori alla roulette russa.Benito Fiori ( Cremona )

Dal 9 all’11 aprile scorso, a Roma si è tenuto il “G7 Energia”, l’incontro dei ministri dell’economia dedicato al tema della sicurezza energetica, uno dei vari appuntamenti intergovernativi che si concludono con una sintesi condivisa preparatoria del “G7” dei capi di governo previsto per questa sessione a fine mese a Taormina.

| Scritto da Redazione
 Il pianeta Terra e i giocatori alla roulette russa.Benito Fiori ( Cremona )

Ebbene, al “G7 Energia” romano si è verificato uno “strappo” politico poco sottolineato dalla stampa: da una parte gli USA e dall’altra tutti gli altri sei paesi: Inghilterra, Francia, Germania, Inghilterra, Canada, Giappone e l’Italia a fare da portavoce quale paese ospite. Il “casus belli”: nella stesura della dichiarazione finale congiunta, e quindi il testo di una posizione comune sul tema specifico, il segretario all'Energia Usa, Rick Perry, ex Governatore del Texas (uno degli Stati USA più legati al petrolio) aveva chiesto che non ci fosse alcun riferimento agli Accordi di Parigi, ricevendo però questa risposta da parte del ministro italiano Carlo Calenda anche a nome degli altri sei paesi partecipanti: «Impossibile, la dichiarazione congiunta si fa solo richiamando gli accordi sul clima». Ovviamente la dichiarazione non è stata presentata, rinviando il necessario chiarimento al “G7” di Taormina. È stata cioè la conferma della folle intenzione dell’amministrazione Trump di cestinare lo storico Accordo di Parigi del 12/12/2015, benché firmato da 196 paesi e ratificato alla vigilia del COP22 di Marrakesh da 92 governi (37 più del minimo necessario) rappresentanti più del 55% delle emissioni climalteranti, condizione minima prevista, assieme al numero dei paesi, per la sua entrata in vigore. Ratifiche che, due mesi dopo (15 dicembre 2016), risultavano 118 con una responsabilità delle emissioni di gas serra totale di circa l’80%. Una annotazione molto significativa evidenzia l’attuale preoccupazione della stragrande maggioranza delle cancellerie del mondo per ciò che rischia il pianeta con il riscaldamento globale: alle stesse condizioni contrattuali, a fronte degli otto anni resisi necessari per rendere esecutivo il Protocollo di Kyoto (1997-2005), per l’Accordo di Parigi i tempi delle ratifiche sono stati solo di dieci mesi. Preoccupazioni peraltro molto ben riposte, pensando ai nuovi dati sulla concentrazione di CO2 provenienti dall’Osservatorio di Manua Loa delle Haway: da Maggio 2016 ad Aprile 2017 essa è aumentata di 2,61 ppm in soli 11 mesi. Un’accelerazione del fenomeno maggiore di quanto sia stato stimato quando l’Accordo è stato firmato. Non solo. Negli ultimi 40 anni, come ricordato da Greenpeace,  sono scomparse 50 mila specie animali, un funesto segnale di una possibile “transizione biotica” in atto, ossia di una possibile “estinzione di massa” per lo stesso genere umano.

Di fronte a tutto ciò, e a dispetto di quanto sostiene il 97,1% della comunità scientifica mondiale sulla responsabilità dell’attività umana nel riscaldamento globale, l’Amministrazione Trump ha espresso la arrogante e inquietante volontà di cestinare la sua ratifica all’Accordo di Parigi.

In questi giorni sta circolando sul Web un appello del Governo italiano perché insista nella ferma difesa degli Accordi di Parigi e aiuti a togliere il nostro pianeta dalle mani di chi ama giocare alla “roulette russa”. Speriamo che lo ascolti.

Per il Circolo cultura “AmbienteScienze” e il Gruppo di lavoro “RiambientiAMOci”

Benito Fiori ( Cremona )

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