Domenica, 17 ottobre 2021 - ore 08.28

(Tecno) Centrali a carbone e domande in libertà. Benito Fiori (Cremona )

Il 5 maggio scorso: «L'Enel annuncia uno storico piano per chiudere le centrali a carbone.» Grande notizia, poiché si parla di 7 impianti sui 12 totali (poco meno dell’80% dei 10.000 MW di potenza disponibile totale) e, tra questi, quello di Brindisi, il più grande d’Europa

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(Tecno)  Centrali a carbone e domande in libertà. Benito Fiori (Cremona )

Centrali a carbone e domande in libertà. Benito Fiori (Cremona )

Il 5 maggio scorso: «L'Enel annuncia uno storico piano per chiudere le centrali a carbone.» Grande notizia, poiché si parla di 7 impianti sui 12 totali (poco meno dell’80% dei 10.000 MW di potenza disponibile totale) e, tra questi, quello di Brindisi, il più grande d’Europa. Ne resterebbero ancora attivi 5: tre di “A2A” (Brindisi Nord da 600 MW, Monfalcone da 340 MW, uno dei peggiori, e Brescia da soli 70 MW); uno di “EP Produzioni”da 600 MW sul Golfo dell’Asinara, uno di “Tirreno Power” da 600 MW a Vado Ligure.

Sul piano generale, sarebbero gradite risposte a due domande.

1.Visto che

a.in soli 7 anni, l’apporto di energia elettrica dalla sola fonte fotovoltaica è stato di oltre 22.000 MW, ossia oltre il doppio di quello delle centrali a carbone,

b.da sei anni i consumi di energia elettrica in Italia sono diminuiti dai 335 TWh del 2011 ai 310 TWh del 2015,

c.la potenza totale disponibile, dai 105.000 MW del 2009 (picco massimo registrato 53.000 MW) è passata ai 120 MW del 2015 (picco massimo registrato 57.000 MW),  ci si domanda perché non è stato avviato un percorso di smantellamento delle centrali ad impiego di fonti fossili, almeno le più inquinanti e meno efficienti, data l’abbondanza della disponibilità di potenza dovuta alla citata crescita degli impianti da fonte rinnovabile (eolico e fotovoltaico) in una situazione di stabilità della domanda di “picco”?

2.Preso atto che

a.lo studio “Stop sussidi alle fonti fossili” di Legambiente  https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/stopsussidifontifossili_2014_0.pdf - pag. 4 ) ha stimato nel 2014, senza smentite, in 17,5 miliardi i costi per l’Erario per «esoneri dall’accisa, sconti, finanziamenti per opere, ecc,) distribuiti ad autotrasportatori, centrali per fonti fossili e imprese energivore, finanziamenti per nuove strade e autostrade, sconti e regali per le trivellazioni» a favore delle fonti fossili (a fronte degli 11,7 miliardi per incentivi alle fonti rinnovabili);

b.lo studio di “Althesys Strategic Consultants” (http://www.assoelettrica.it/wp-content/uploads/2016/05/assoRinnovabili-Global-Cost-energia-e-ACB-convegno-24.5.16-1.pdf  - pag. 13) ha conteggiato i costi delle “esternalità”, ossia i costi derivanti dall’impatto sull’ambiente e sulla salute umana, in misura anche dieci volte superiori a quelli delle fonti pulite (esempio: 74,6 €/MWh per il carbone contro 7,5 €/MWh per il fotovoltaico),ci si chiede perché si continua a favorire l’uso del carbone e degli idrocarburi per la produzione dell’energia  con pesante dispendio di costi individuali e di denaro pubblico, anziché investire nelle fonti rinnovabili e pulite a tutto vantaggio della salute, dell’ambiente e delle casse dello Stato?

Una particolare accenno merita la “A2A” Spa, la utility ben nota ai cremonesi, il cui azionariato di riferimento è pubblico, infatti il suo 50% è equamente diviso tra il Comune di Milano e il Comune di Brescia (“azionariato diffuso” 46,4%). Un mese fa, «Con delibera n. 6438 del 3 aprile 2017 la Giunta (della Regione Lombardia, n.d.r.) ha dato avvio al procedimento per l’aggiornamento del Piano Regionale degli Interventi per la qualità dell’Aria (PRIA), … e , contestualmente, al procedimento di verifica di assoggettabilità alla Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) del PRIA stesso, ai sensi dell’art.12 del D.Lgs. 152/2006 e della d.C.R. n. 351/2007.», un atto amministrativo che pare essere stato sollecitato dalla ingiunzione della Commissione europea (un miliardo di euro di multa) a proposito dei tanti e gravi sforamenti dei limiti posti alle emissioni delle polveri sottili. Questo dà luogo ad una curiosità:  data per scontata la contrarietà del Comune di Brescia, la Regione Lombardia, art. 117 della Costituzione alla mano, può imporre la chiusura almeno dell’unica centrale a carbone delle regione perché questo carburante è il più inquinante in assoluto, oltre che climalterante?

È accettabile, in conclusione, che delle amministrazioni comunali, nel nostro caso quelle dei Comuni di Milano e di Brescia, possano imporre incrementi all’inquinamento dell’aria e al riscaldamento globale per ragioni meramente economico-finanziarie, ovvero per  timori per i loro dividendi? Può trovare giustificazione legale la paura di vedere intaccato il capitale di una utility costituito da centrali termoelettriche e inceneritori produttori di inquinanti, com’è per la loro “A2A”, nonostante sia un contributo alla minaccia per la salute di comunità ben più grandi? Può avere il loro interesse economico un livello superiore rispetto a quello della salute nostra e dei loro cittadini e ad un futuro meno ostile di quello vagheggiato nel loro motto che ora potrebbe essere parafrasato in “Presente nel futuro … che non vogliamo”?

Per il Circolo culturale “AmbienteScienze” e il Gruppo di lavoro “RiambientiAMOci”

Benito Fiori (Cremona) 

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