Domenica, 26 gennaio 2020 - ore 04.43

In Sicilia il caporalato è rosa

| Scritto da Redazione
In Sicilia il caporalato è rosa

Inchiesta
Lavoro nero, in Sicilia il caporalato è rosa
Le donne sono le nuove protagoniste dell'agroindustria. Spesso vittime, a volte carnefici nelle vesti di caporali al femminile. Donne che gestiscono altre donne. Lavorano per lo stesso datore di lavoro delle sfruttate. Un libro le racconta
di Laura Galesi e Antonello Mangano
Pubblichiamo un estratto dal libro inchiesta di Laura Galesi e Antonello Mangano, Voi li chiamate clandestini, Manifestolibri, 144 pagine, 16 euro.
Le donne sono le nuove protagoniste della filiera agroindustriale siciliana. Spesso vittime, a volte carnefici nelle vesti di caporali al femminile. Donne che gestiscono altre donne. Lavorano sette giorni su sette, per conto dello stesso datore di lavoro delle sfruttate. Il comune più all'"avanguardia", in questo senso, è sicuramente quello di Rosolini, 20 mila abitanti nel siracusano agricolo, tra Cassibile e Pachino.
Il metodo è mutuato dai colleghi uomini. La mattina delle caporali inizia alle quattro. Un pulmino carica venti ragazze di origine rumena per portarle nei campi a raccogliere i noti pomodorini di Pachino o le zucchine nei tunnel, piccole serre alte 80 centimetri. Quando piove, però, le caporali si rivolgono al sindacato per chiedere assistenza. "È venuta una lavoratrice-caporale", racconta Enzo Pirosa, segretario della Flai Cgil rosolinese, "che voleva aiuto perché le braccianti dell'Est non volevano lavorare a causa del fango che si era formato nei campi, a causa del maltempo. Ha spiegato di avere affittato una casa dove ospitava le ragazze straniere. Siamo intervenuti e abbiamo bloccato lo sfruttamento. Abbiamo però un'altra paura: quella dello sfruttamento sessuale".
C'è una sorta di macabra ingenuità nelle caporali. Spesso inconsapevoli di fare un'azione illegale e che rappresenta, in alcuni casi, la base per il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione. Sono prevalentemente italiane e anche loro lavoratrici nella stessa azienda delle straniere. Per l'attività di raccolta e controllo delle colleghe rumene guadagnano circa cinque, sei mila euro in più l'anno, pagate dallo stesso datore di lavoro.
Caltanissetta. Lavoro, solo per le più carine
In provincia di Caltanissetta, tra carciofeti e grano, il mercato del lavoro si svolge nei bar dei paesi. Siamo nell'entroterra. Con l'eccezione di Gela che, però, bene si adatta a questa chiusa fotografia. La filiera agricola della zona sembra meno traumatizzata delle altre, ma è solo l'apparenza di un sistema che col passato non ha tagliato le radici. Non c'è il caporale, infatti, ma è lo stesso titolare dell'azienda che va a prendere gli stranieri. Si tratta di aziende medio piccole, spesso adibite a vigneti, grano e carciofi. I lavoratori migranti sono ben inseriti nei paesi, ma l'effetto "bocca di rosa" è presente e determinato da un sistema viziato di assunzione al lavoro. Il ciclo è pressoché immutabile. I lavoratori stranieri vengono "comprati a pacchetto" di circa 10 e ogni tre giorni vengono venduti da un'azienda all'altra per evitare denunce e controlli.

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