Lunedì, 23 maggio 2022 - ore 00.29

L’ECO Una testimonianza cruciale per la memoria storica contemporanea di Cremona

La celebrazione comunitaria dell’eccezionale compleanno del prof. Coppetti ha fornito, nelle sue varie sfaccettature specchio di un’adesione corale, un apporto destinato, come tutte le iniziative approdate a libro, ad arricchire il patrimonio di cultura e di storia della comunità e, quindi, a durare nel tempo.

| Scritto da Redazione
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La pubblicazione non è solo questo, però. In quanto traduce in bene durevole e disponibile qualcosa di più complesso della scrittura di un libro.

“Vicende artistiche e politica culturale a Cremona durante il fascismo: l’esempio etico e artistico di Mario Coppetti” è il titolo dell’edizione (realizzata col generoso contributo, tanto per essere doverosamente espliciti, economico del protagonista della testimonianza donde è tratta la ricerca) confluita dalla tesi di laurea di un giovane ricercatore cremonese in uno strumento accessibile di divulgazione.

Il suo autore Marco Filippa, nato a Cremona nel 1987, si è laureato (con lode) in Storia e Critica d’Arte presso l’Università degli Studi di Milano.

Al suo attivo ha una collaborazione col Museo Civico Ala Ponzone. Come la ricerca di cui trattasi dimostra, Filippa ha orientato, senza ovviamente mettere limiti al prosieguo, il suo prevalente interesse all’arte sotto i regimi totalitari.

Circoscritto il campo, diciamo subito dell’originalità di una ricerca che contribuisce a porre sotto il riflettore un segmento della storia contemporanea cremonese, nei versanti culturali, artistici e politici, sin qui insufficientemente analizzato nella sua complessità.

Tale è stato il riconoscimento unanime degli intervenuti alla conferenza di presentazione avvenuta (con l’apprezzata partecipazione del Sindaco Galimberti, dell’autore e del giornalista Fabrizio Loffi) sabato 11 novembre 2017 nel Salone dei Quadri del Municipio, nei confronti di un ciclo poco analizzato dalla ricerca storica. Quasi ci fossero imbarazzi e reticenze rivelatori non si sa se più di un inappellabile stroncatura di tutta la produzione artistica del ventennio farinacciano ovvero di persistenti impulsi di rimozione.   Altrettanto unanimemente il pannel dei discussants si è espresso nell’individuare nel bel lavoro del partecipe prof. Rodolfo Bona, docente di storia dell’Arte al liceo Manin, dedicato alle vicende del Premio Cremona, immaginato dal ras per eccellenza a maggiore gloria del suo potere politico e a vantaggio dello sforzo di allargare le basi del consenso popolare, un cambio di passo storiografico per l’approccio ad un segmento che andrebbe in ogni caso sondato al di fuori di stereotipi di maniera e di comodità.

Se l’apprezzato lavoro di Bona, agganciando una visione complessa e critica di vicende succedutesi, causa conflitto militare e disfacimento del regime, per un arco temporale assolutamente circoscritto in senso temporale e tematico, la ricerca di Filippa, prendendone presumibilmente spunto, volge il radar dell’analisi al più vasto campo del contesto. In cui si espressero le testimonianze artistiche e le politiche culturali di un regime molto interessato a darsi lustro, ma anche ad orientare le masse verso i temi elettivi dello sforzo di irreggimentazione.

Sarebbe  molto intrigante dedicare prevalentemente la recensione del libro e la cronaca della bella conferenza di presentazione al profilo del riscontro a questo indirizzo nelle vicende artistiche e nei comportamenti singoli dei suoi operatori e collettivi da parte della comunità.

Su questo, nonostante l’evidente persistenza di ragioni che militano a favore della scontata registrazione di diffusi impulsi conformistici, peraltro ribaditi dalla ricerca, l’unico testimone sopravvissuto (quel professor Coppetti che per approfondire la propria preparazione e per continuare in condizioni di artista libero il proprio impegno dovrà espatriare a Parigi) dimostra sia nell’interlocuzione con il ricercatore sia nell’intervento alla conferenza una generosità di testimonianza ai limiti del riserbo nei confronti della diffusa propensione ad assecondare il potere dell’epoca.

Coppetti, coerente e determinato esponente dell’antifascismo e della Resistenza partigiana, che avrebbe potuto e potrebbe essere severo testimone di quella diffusa propensione ad assecondare il regime, la giustifica, senza tuttavia assolverla, alla luce dell’impulso dei colleghi coevi a campare e a continuare nell’impegno artistico.

L’architrave di questa analisi storica è rappresentato dalla determinazione del capo locale del regime di dare riferimenti organici, profondità e centralità alle politiche culturali. Di cui, come scrive l’autore Filippa e come riprende nel bel paginone dell’edizione di Mondo Padano Fabrizio Loffi, diventano ispiratori/esecutori due eminenti protagonisti del potere farinacciano. Quei Illemo Camelli, direttore del Museo Civico, e Tullo Bellomi direttore dell’Istituto Fascista di cultura di Cremona, che, a partire dalla seconda metà degli anni venti fino al tracollo del fascismo, in perfetta sinergia tra di loro e col committente, costituiranno l’ispirazione ed il volano delle politiche applicate all’indirizzo ed al controllo delle espressioni artistiche ed alla cultura, se non proprio di massa, sicuramente finalizzata ad orientare la massa nel senso dei temi scanditi dal regime.

Nulla di più diciamo; perché le recensioni non devono andare mai oltre la segnalazione, per evitare che ci si accontenti di un riassunto. Mentre, invece, il lavoro del giovane ma promettente Marco Filippa (come quello di Bona sul Premio Cremona che l’ha anticipato) assolutamente merita di essere letto e valutato.

Diamo, per concludere la cronaca di un bell’evento, anche qualche nota di edificante completamento di un progetto pensato prevalentemente per illustrare il senso di una tesi di laurea, scaturita in una pubblicazione utile alla memoria storica di Cremona, che ha assunto le caratteristiche di una conviviale dai piacevoli profili culturali ed artistici.

L’incontro è stato, infatti, inaugurato da una bella pagina musicale, animata dai virtuosismi del violinista maestro Luca Fanfoni, direttore della Scuola di Violino della Società Filodrammatica Cremonese.

Nel corso dell’incontro il prof. Giancarlo Corada, già Sindaco di Cremona ed attuale presidente dell’ANPI (ruolo nel quale il festeggiato l’ha preceduto per un lungo periodo), ha conferito, a dimostrazione della stima e della gratitudine dell’Associazione partigiana, al professor Coppetti la tessera d’onore.

 

 

 

 

 

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