AMSI-UMEM-UXU, GAZA: OLTRE 18.500 PAZIENTI DA EVACUARE, 1,9 MILIONI DI SFOLLATI. L’EMERGENZA SANITARIA DIMENTICATA COLPISCE BAMBINI, ANZIANI E MALATI CRONICI
Aodi: «Servono corridoi sanitari internazionali permanenti per bambini, anziani, feriti e malati cronici. Curare non significa schierarsi: chiediamo all’Europa e alla comunità internazionale una rete coordinata di evacuazioni mediche, ospedali disponibili ad accogliere i pazienti e ingresso continuo di farmaci, équipe e materiali sanitari»
ROMA, 24 AGOSTO 2026 – A Gaza l’emergenza non è più soltanto quella delle ferite provocate dal conflitto. È una crisi sanitaria stratificata, nella quale malnutrizione, malattie infettive, patologie croniche non adeguatamente curate, carenza di medicinali, difficoltà nell’accesso all’acqua sicura, condizioni igieniche precarie e necessità di evacuazioni mediche continuano a sovrapporsi.
Secondo l’indagine internazionale coordinata dai medici di AMSI e UMEM e dai giornalisti internazionali a stretto contatto con il Prof. Aodi, 2,1 milioni di palestinesi vivono nella Striscia in condizioni sanitarie ancora gravissime e 1,9 milioni risultano sfollati, mentre una parte consistente della popolazione vive in aree sovraffollate, tra edifici distrutti, rifiuti e infrastrutture compromesse.
Il quadro dell’infanzia resta particolarmente delicato. Nel primo semestre del 2026 223.114 bambini tra 6 e 59 mesi sono stati sottoposti a screening nutrizionale e 19.425 sono stati ammessi al trattamento per malnutrizione acuta, dei quali 3.028 per malnutrizione acuta grave. A questi si aggiungono 5.995 bambini sopra i cinque anni ammessi al trattamento nell’ambito del programma di screening dedicato.
Un’indagine nutrizionale di giugno ha inoltre indicato che il 70% dei bambini sotto i due anni vive una condizione di moderata o grave povertà alimentare.
Non è soltanto fame. Tra il 26 luglio e il 1° agosto, 217 strutture sanitarie attivamente impegnate nella raccolta dei dati hanno effettuato quasi 264mila consultazioni mediche e il 20,7% è stato collegato a malattie trasmissibili.
Il deterioramento delle condizioni ambientali aumenta ulteriormente i rischi: quasi il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie è stato danneggiato o distrutto, mentre fino al 70% delle famiglie non riesceva ad accedere neppure a sei litri d’acqua per persona al giorno.
L’INDAGINE INTERNAZIONALE AMSI-UMEM: NON ESISTE UNA SOLA EMERGENZA
Su questo scenario si concentra l’indagine internazionale e il monitoraggio sanitario promossi da AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali; UMEM – Unione Medica Euromediterranea; CO-MAI – Comunità del Mondo Arabo in Italia; AISCNEWS – Agenzia Mondiale di Informazione Senza Confini; Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU), insieme al Manifesto Internazionale Interculturale “Unione per l’Italia”.
La rete associativa e i movimenti analizzano e incrociano i dati delle principali organizzazioni sanitarie e umanitarie internazionali e richiamano l’attenzione su quella che definiscono un’emergenza sanitaria che rischia di diventare “dimenticata”: accanto alle conseguenze dirette del conflitto si accumulano infatti patologie che richiedono continuità assistenziale, diagnosi, farmaci, dialisi, chirurgia, riabilitazione, assistenza materno-infantile e cure specialistiche.
Oltre 18.500 feriti e malati cronici necessitano di trattamenti specialistici non disponibili nella Striscia e attendono un’evacuazione medica. Tra le criticità segnalate figurano inoltre oltre 5mila amputazioni, mentre le malattie non trasmissibili risultano sottodiagnosticate e sottotrattate per la ridotta disponibilità di diagnostica e terapie. Si stima inoltre in circa un milione le persone che necessitano di assistenza per la salute mentale e di sostegno psicosociale.
Bambini, anziani, persone con disabilità, donne incinte e pazienti affetti da tumori, insufficienza renale, diabete e patologie cardiovascolari rappresentano la fascia sulla quale l’interruzione o la discontinuità delle cure può produrre conseguenze particolarmente gravi. A luglio vengono segnalate carenze di insulina, farmaci cardiovascolari, materiali per emodialisi e dispositivi diagnostici; nello stesso periodo la scarsità di bicarbonato di sodio aveva reso inutilizzabile circa il 45-50% delle macchine per dialisi, riducendo la capacità di trattamento di circa 240 pazienti con insufficienza renale terminale.
AODI: «NON POSSIAMO ABITUARCI PASSIVAMENTE ALL’EMERGENZA»
A intervenire è il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata.
«Il rischio più grave è abituarsi ai numeri. Dietro oltre 18.500 persone che aspettano un’evacuazione sanitaria ci sono bambini che necessitano di interventi specialistici, pazienti oncologici, cardiopatici, nefropatici, feriti complessi, persone amputate e malati cronici per i quali ogni settimana persa può significare aggravamento, disabilità o morte. La medicina non può permettere che un’emergenza prolungata diventi normalità», afferma Aodi.
«A Gaza – prosegue – non esiste più una sola emergenza sanitaria. Ce ne sono molte contemporaneamente: quella dei feriti, quella dei bambini malnutriti, quella delle infezioni favorite dal sovraffollamento e dalle condizioni igieniche, quella delle donne e dei neonati, quella della salute mentale e quella, meno visibile ma altrettanto drammatica, degli anziani e dei malati cronici che hanno bisogno ogni giorno di farmaci, controlli, dialisi, diagnostica e terapie. Se viene meno la continuità assistenziale, anche una patologia normalmente gestibile può diventare un pericolo per la vita».
Particolare attenzione viene rivolta ai bambini e alle conseguenze sanitarie di lungo periodo della crisi, dalla malnutrizione alle infezioni, fino alla necessità di chirurgia, riabilitazione e assistenza specialistica.
«Un bambino malnutrito è anche un bambino più vulnerabile alle infezioni e alle conseguenze della mancanza di acqua sicura e di servizi sanitari. Un bambino ferito che non può essere sottoposto tempestivamente a chirurgia e riabilitazione rischia una disabilità permanente. Non possiamo intervenire soltanto quando il quadro diventa disperato», sottolinea Aodi.
LA PROPOSTA: CORRIDOI SANITARI PERMANENTI E UNA RETE INTERNAZIONALE DEGLI OSPEDALI
Da qui le proposte della rete associativa e dei movimenti: corridoi sanitari internazionali stabili e continuativi, con priorità clinica per bambini, pazienti oncologici e dializzati, feriti gravi, persone con disabilità, anziani fragili e malati cronici; una rete europea ed euromediterranea di ospedali disponibili all'accoglienza dei pazienti evacuati; procedure coordinate per trasferimento, presa in carico, cure e successivo ricongiungimento familiare; ingresso regolare di farmaci, vaccini, dispositivi medici, materiali per dialisi, apparecchiature diagnostiche e équipe sanitarie internazionali.
La rete associativa e i movimenti indicano espressamente la necessità di ampliare le evacuazioni attraverso tutte le rotte disponibili e di aumentare il numero dei Paesi disposti ad accogliere i pazienti, mentre nel luglio 2026 sono proseguite evacuazioni di gruppi di malati, compresi bambini, verso strutture sanitarie all’estero.
«Chiediamo all’Italia, all’Unione europea, ai Paesi euromediterranei e alla comunità internazionale di trasformare le evacuazioni sanitarie da interventi episodici in un meccanismo permanente e organizzato», afferma Aodi. «Occorre conoscere in tempo reale quanti pazienti devono essere trasferiti, quali specialità servono, quali ospedali possono accoglierli e con quali tempi. Serve una cabina di coordinamento sanitario internazionale che lavori sulla base della gravità clinica e non delle appartenenze politiche».
«Parallelamente – aggiunge – bisogna sostenere i professionisti sanitari che continuano a lavorare sul territorio e ricostruire progressivamente la capacità assistenziale locale. Evacuare chi non può essere curato a Gaza e rafforzare chi cura dentro Gaza sono due parti della stessa strategia sanitaria».
VERSO LE ELEZIONI IN ISRAELE: «AUSPICHIAMO UNA SOLUZIONE PACIFICA E IL RITORNO AL DIALOGO»
Accanto all’emergenza sanitaria, la rete associativa e i movimenti guardano con attenzione anche agli sviluppi politici in Israele, in vista delle elezioni previste per la fine di ottobre, e al dibattito che si sta sviluppando nel Paese sul conflitto a Gaza ed in Cisgiordania e sulle prospettive future dei rapporti tra israeliani e palestinesi.
«Ci auguriamo che si possa arrivare finalmente a una soluzione pacifica e alla pace tra palestinesi e israeliani», afferma Aodi. «In prossimità delle elezioni israeliane di fine ottobre si è aperta una discussione importante su numerosi aspetti che riguardano il futuro del Paese e della regione. Auspichiamo che questo confronto possa rafforzare la volontà di cambiamento, il ritorno al dialogo e la ricerca di una soluzione che fermi la guerra».
Aodi richiama inoltre l’attenzione sulle esperienze politiche e civiche che vedono arabi ed ebrei lavorare insieme e sui movimenti che stanno cercando di riportare al centro convivenza, partecipazione e dialogo.
«Ci sono segnali di una volontà di cambiamento e di ritorno al confronto tra arabi ed ebrei. È una prospettiva che riteniamo nell’interesse di tutti: di tutti i palestinesi, degli israeliani e anche dei palestinesi -arabi del ’48. La contrapposizione permanente non offre un futuro alle nuove generazioni. Bisogna sostenere ogni spazio democratico capace di favorire il dialogo e la convivenza», prosegue.
«Chiediamo di fermare le aggressioni dei coloni nei confronti dei cittadini palestinesi, delle loro terre e delle loro abitazioni, e di porre fine all’isolamento delle comunità e delle persone che da giorni risultano circondate, garantendo loro libertà di movimento, sicurezza e accesso agli aiuti e ai servizi essenziali».
Nel quadro della rappresentanza politica araba in Israele, Aodi richiama anche la ricomposizione di al-Moshtaraka, la Lista Comune, attraverso l’intesa raggiunta da tre partiti arabi per presentarsi uniti, mentre un quarto partito ha scelto di non aderire all’accordo e di affrontare autonomamente la campagna elettorale.
«L’unità raggiunta da tre forze politiche arabe rappresenta un segnale da osservare con attenzione. Al tempo stesso rispettiamo la scelta del quarto partito di correre autonomamente. Non entriamo nelle dinamiche elettorali interne, ma guardiamo con interesse a tutto ciò che può aumentare la partecipazione, favorire il confronto e riportare al centro una prospettiva di pace», sottolinea Aodi.
«Fermare la guerra e tornare al dialogo è nell’interesse di tutti. Palestinesi e israeliani hanno bisogno di sicurezza, stabilità e di una prospettiva politica che restituisca speranza alle nuove generazioni. La comunità internazionale deve accompagnare e sostenere ogni percorso serio che possa condurre alla pace, senza alimentare ulteriori divisioni».
LA SANITÀ COME PONTE DI DIALOGO, PACE E SOLIDARIETÀ
La rete richiama infine i principi del Manifesto Internazionale Interculturale “Unione per l’Italia”, indicando nella cooperazione sanitaria, nel dialogo tra professionisti di differenti Paesi e culture e nella tutela universale del diritto alla salute strumenti concreti per ricostruire ponti anche nelle crisi internazionali più profonde.
«La salute deve rimanere un terreno comune. Curare un bambino, garantire la dialisi a un malato, assistere una donna incinta o trasferire un paziente oncologico non significa scegliere una parte politica: significa scegliere la vita», conclude Aodi. «Per questo chiediamo corridoi sanitari, protezione delle strutture e degli operatori, accesso continuo agli aiuti medici e una cooperazione internazionale capace di andare oltre gli annunci. La sanità può e deve diventare un ponte di dialogo, pace e solidarietà tra i popoli. Ed è proprio da questi ponti che palestinesi e israeliani possono ricominciare a costruire un futuro diverso».
UFFICIO STAMPA CONGIUNTO
Movimento Uniti per Unire – AMSI – Co-mai – UMEM – USEM – AISC NEWS
Centro Medico Iris Italia – Roma
Tel. 06 8862793



