Sabato, 13 agosto 2022 - ore 00.08

L’inflazione è qui per restare?

| Scritto da Redazione
L’inflazione è qui per restare?

A giugno l’inflazione in Eurozona ha fatto segnare l’8,6% su base annua. È un ennesimo record da quando esiste l’Unione economia monetaria, che infrange quello di maggio (+8,1%). E che eguaglia i livelli di inflazione americani di maggio, a loro volta mai così alti da 40 anni.

È per questo che le Banche centrali delle due grandi aree valutarie, la Federal Reserve e la Banca centrale europea (BCE), sono più che mai attive. La Fed ha già cominciato da mesi a stringere i cordoni, mentre le maglie della BCE dovrebbero cominciare a farsi più strette tra due settimane, il 21 luglio.

Dietro a tassi di inflazione così simili, si nascondono cause che solo in parte sono sovrapposte. L’inflazione europea sembra infatti essere ancora molto più “importata” rispetto a quella americana, che sembra essere molto più “diffusa” e, forse, più duratura.

Nel frattempo, le economie di entrambe le sponde dell’Atlantico stanno frenando bruscamente. Ci avviciniamo davvero a quel periodo di stagflazione che paventavamo su queste pagine solo lo scorso marzo?

In giugno l’inflazione nella zona Euro ha segnato l’8,6% su base annua. È un ennesimo record da quando esiste l’Unione economia monetaria, che infrange quello di maggio (+8,1%). E che eguaglia i livelli di inflazione americani di maggio, a loro volta a +8,6%, e a mai così alti da 40 anni.

Tuttavia a spiegare tassi d’inflazione così simili sulle due sponde dell’Atlantico sono componenti anche nettamente diverse. Al primo posto per entrambe le zone valutarie c’è ovviamente la componente energia, che a maggio faceva segnare un +39% in Eurozona e un +34% negli USA (sempre su base annua). Ma negli USA l’inflazione di gran parte delle componenti meno volatili tende a essere più alta rispetto a quella fatta segnare in Eurozona, e anche di molto.

È sufficiente confrontare l’inflazione sui beni industriali (+4,2% in zona euro, +11,4% in USA), quella sui servizi (+3,5% vs +5,7%) e quella sui capi d’abbigliamento (+1,7% vs +5,0%) per notare differenze significative.

Cosa significa? È un indizio che negli USA l’inflazione sembra stare diventando sempre più radicata nelle aspettative di imprese e consumatori, e che non si tratti di un fenomeno tanto passeggero come sarebbe stato possibile pensare a inizio anno. Ciò non significa che lo stesso non stia accadendo in Europa. Ma, se lo sta facendo, siamo ancora nelle fasi iniziali del ciclo di “radicamento”.

[…continua]

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