COMUNI , SERVIZI SOCIALI E NOVITA’ IMPOSTE DALLA CRISI
Martedì 12 u.s. a Cremona, Sala Zanoni, ha avuto luogo l’annunciata tavola rotonda organizzata da Lega Autonomie locali su assistenza e servizi sociali erogati dai nostri Comuni. Vi sono intervenuti il Sindaco di Casalmaggiore, Claudio Silla (che ha anche coordinato il dibattito), gli assessori Luigi Amore, del Comune di Cremona e Silvia Schiavi della Provincia, il Direttore sociale dell’ASL, Giampietro Martinelli ed il suo collaboratore Giovanni Gillini, i Dirigenti Angelo Stanghellini (Servizi alla persona e Ufficio di Piano del Comune di Crema), Katja Avanzini (Ufficio di Piano e Consorzio casalasco servizi sociali), Davide Vairani (Azienda sociale del cremonese), Monica Manfredini (per i Sindacati CGIL, CISL e UIL), Maura Ruggeri (Consigliera comunale Cremona), Marina Generali (Direttrice RSA di Cingia dè Botti). Erano presenti anche i Presidenti di CISVOL e Forum del Terzo Settore.
Questi, in sintesi, i principali punti emersi.
Dopo la emanazione della legge 328/2000, la conseguente elaborazione ed attivazione dei Piani di zona e la creazione di strutture sovracomunali come il Consorzio nel casalasco e le Aziende nel cremonese e nel cremasco, si è registrato un forte salto di qualità e quantità nei servizi sociali erogati nella nostra provincia, particolarmente nei piccoli Comuni. Per il nostro territorio il volume degli stessi è tra i più elevati della Regione Lombardia..
Si apre ora il periodo della elaborazione del quarto piano di zona nei tre Distretti della provincia. In merito vanno considerate le importanti novità intervenute nella situazione, in primo luogo l’aumento e i notevoli cambiamenti della domanda di assistenza e di servizi sociali a fronte sia della crisi economica che della struttura e composizione delle nostre comunità.
Diventa cosi ancora più acuto il problema dei tagli operati a livello governativo (e conseguentemente anche dalla Regione) nelle risorse destinate ai Comuni: tagli di assoluta rilevanza per le varie voci, fino all’azzeramento per il settore della non autosufficienza.
Molto discutibile anche la scelta della Regione Lombardia di trattenere, in contrasto con il principio della sussidiarietà, al livello regionale, per utilizzarli direttamente, fondi più correttamente da destinare ai Piani e servizi delle Amministrazioni locali.
In questa situazione, destinata ad aggravarsi nel prossimo periodo, si sono già verificati importanti cambiamenti nella provenienza delle risorse destinate al sociale gestito dai comuni. Per l’anno 2009 l’ASL ha potuto rilevare per la nostra provincia che Stato e Regione hanno trasferito 7.800.000 euro, i comuni stessi ne hanno stanziato 27 milioni e gli utenti hanno contribuito con 5 milioni. Nell’ultimo consuntivo provinciale di questa partita della spesa sociale si è rilevato statisticamente che 76 euro per abitante sono venuti dai bilanci propri dei Comuni, 21 euro per abitante da Stato e Regione e 14 dagli utenti. Pertanto si è registrata una forte diminuzione dei trasferimenti da Stato e Regione, un notevole incremento dell’impegno diretto dei Comuni ed un aumento del coinvolgimento degli utenti nella spesa (che dovrà trovare riscontro anche sul versante dei diritti).
E’ in atto da parte delle rappresentanze degli Enti locali una azione verso il governo affinchè venga ridato il giusto peso a questa materia e quindi si corregga il tiro rispetto alla insopportabile entità dei tagli. Intanto però i Comuni sono chiamati a compiere il massimo sforzo per non arretrare rispetto al livello degli interventi sociali sino ad ora conseguito, operando le innovazioni necessarie. Con ciò si conferma come ancora più prezioso il livello associativo tra i Comuni e l’utilizzo degli strumenti consortili relativi, con la sinergia tra le potenzialità dei Comuni maggiori e il complesso del relativo territorio.
Appare indispensabile una sempre maggiore collaborazione ed integrazione con quanto – in una nuova visione del welfare – può e deve venire dal terzo settore, dal volontariato e dalle stesse famiglie. Ma tutto questo deve avvenire attraverso il pieno coinvolgimento, il coordinamento, la regia dei Comuni e relativi Piani di zona. Solo così questi servizi ed interventi (dal domiciliare alle RSA alle c.d. “badanti” ai trasporti mirati ecc.) potranno costituire una vera e propria rete. Una rete alla quale assicurare per i cittadini la più ampia informazione – anche diffondendo appositi “vademecum” di distretto - ed il più semplice accesso con sportelli presso i Comuni.
Altrettanto indispensabile il rapporto di collaborazione ed integrazione con l’ASL, pur nel pieno rispetto delle prerogative ed autonomie reciproche. Per quanto riguarda la Provincia si lamenta giustamente una frammentazione non del tutto logica delle sue competenze in materia. E’ un problema vero che può essere superato con una attività politico-amministrativa di rapporto stretto con i Comuni, di coordinamento e di impulso.
Attività del resto già avviata in passato e particolarmente preziosa in un territorio come quello della nostra provincia che presenta tanti piccoli Comuni. La Provincia ha poi un ruolo qualificato sul tema della formazione e dell’aggiornamento del personale che opera nel sociale, tanto più necessario date le grandi novità intervenute.
La formazione, il compito di accreditare i soggetti erogatori di servizi, l’informazione e l’accesso ad una rete integrata, l’innovazione negli interventi e nei servizi richiedono ai Comuni ed ai loro amministratori un livello elevato ed intenso di partecipazione diretta, l’abbandono di ogni atteggiamento di delega e di localismo, la conferma e l’adeguamento di quanto sino ad ora con anni di sforzi i Comuni hanno costruito insieme.
Si è conseguito un salto di qualità nella volontà e capacità di intervenire in questo settore da parte delle Amministrazioni comunali: ciò va mantenuto e rafforzato nonostante le criticità della situazione essendo quella sociale oggi più che mai una priorità.
Cremona, 14 aprile 2011.



